In un articolo su questa testata del 27 maggio 2025 dal titolo “L’oppio del popolo italiano”, si scrisse che l’italiano medio è letteralmente “drogato” dal calcio, particolarmente nella sua espressione di tifo sfrenato. Il tifo fa superare ogni problematica o freno inibitorio. Il calcio è in grado offuscare la capacità di pensare, genera illusioni, incapacità di comprendere la realtà sociale. Il calcio, più precisamente il tifo incontrollato, fa perdere la percezione delle problematiche reali.
L’eliminazione della nazionale italiana dai prossimi mondiali di calcio da parte della Bosnia è stata vissuta come un dramma nazionale. I telegiornali l’hanno data come notizia di apertura. Ben più importante della guerra nel golfo persico, del blocco dello stretto di Hormuz e del decollo verticale del prezzo del petrolio che il cittadino paga in termini di carburanti e aumenti del carrello della spesa, per non parlare di fatture di energia elettrica e gas.
Comunemente si dice scherzando, ma non troppo, che quando vince la nazionale di calcio nessuno bada più a nulla ed i governanti di turno sono più liberi di far passare qualsiasi provvedimento, in particolare economico, poiché l’euforia della vittoria fa perdere ogni altra prospettiva. In parole povere obnubila le menti, le rende insensibili alla percezione della realtà. Basta vedere come per ore e ore si scorrazza per le strade con bandiere urlando e suonando con strumenti particolarmente rumorosi. Troppi non capiscono che l’orgoglio della vittoria calcistica non è moneta per acquistare beni al supermercato, carburante o pagare il mutuo.
In clima di dimissioni si sono dimessi il presidente della FIGC, il capo delegazione della Nazionale e l’allenatore della squadra. Non sappiamo se spintaneamente. Le colpe non sono sempre solo degli altri, fermo restando che in campo scendono solo i giocatori. Come diceva il grande Nereo Rocco (1912-1979) nel suo dialetto triestino: “Mi te digo cossa far, ma dopo in campo te ghe va ti”.
La politica dello sport ha commesso non pochi errori. Qualche piccola osservazione va fatta. In Italia le squadre del campionato maggiore sono composte in larga parte da stranieri che non possono giocare nelle competizioni internazionali. Invece di “coltivare” nei “vivai” dei giovani ragazzi si preferisce importare “prodotti” già finiti e collaudati. Si tratta di giocatori, non di materie prime per l’industria. Forse sarebbe il caso di riorientate tale politica altrimenti i mondiali passeranno come storica partecipazione e lo ricorderanno solo gli anziani tra qualche anno.
Altro elemento è rappresentato dai troppi soldi che girano intorno al calcio. In serie A, mediamente, un giocatore guadagna in una settimana più di un operaio specializzato o un insegnate in un anno!!! Scandaloso è dire poco, senza parlare di altri introiti per pubblicità, regali, benefit e altro.
Il Governo, reduce dal negativo esito referendario, ha avuto la “sfiga” dell’eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio. Diamine saranno tutti particolarmente attenti a quello che si farà in termini economici e normativi si penserà a Palazzo Chigi. Non hanno il loro oppio nazionale e sono anche piuttosto delusi, per non dire imbufaliti, per la cocente sconfitta. Saranno mal disposti verso i rincari del carburante e di tutto ciò che ne consegue. Non che molti italiani abbiano capito bene gli aspetti geopolitici e qualcuno ha scoperto solo ora dove sono gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb. Non molti sono consci delle possibili terribili implicazioni che potrebbero esservi per un prolungato blocco del primo ed un ventilato rallentamento del transito navale nel secondo. I due stretti, se bloccati, equivalgono ad un colpo mortale all’economia mondiale che potrebbe subire una recessione duratura e micidiale per l’Occidente. Parafrasando il titolo di un libro di Umberto Rapetto “Cybersecurity? Solo questione di SFIGA” si potrebbe affermare che è tutto un problema di sfiga che perseguita calcio e Governo? O solo miopia a vari livelli, ovvero mancanza di strategia? Possiamo affermare che sta emergendo un novello sport nazionale che appassionerà tutti: le dimissioni.
Nelle scorse settimane la vicenda dei cosiddetti “bambini del bosco” sembra aver catturato l’attenzione di tutti noi, dividendo l’Italia tra i sostenitori della normatività o della libertà individuale.
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