L’appassionante videogame che frulla nella testa dell’inquilino della Casa Bianca, nonostante non abbia completato i “livelli” precedenti, sta per passare allo step successivo.
L’uomo che ha come limite solo la propria morale, e accidenti che morale, ha dichiarato a CNN che sulla poltrona che è stata di Fidel Castro ci metterà Marco Rubio, attuale Segretario di Stato.
Non è dato sapere come e quando si concretizzerà questa nuova fase del gioco con cui il vivace Donald – se raggiunge un certo punteggio prefissato – potrà finalmente estinguere la razza umana e distruggere il pianeta.
Dopo che un misterioso guasto ha provocato un drammatico blackout elettrico a Cuba e per tre giorni ha lasciato al buio due terzi dell’isola, ci si aspetta che le salvifiche truppe a stelle e strisce approdino per portare le solite vagonate di libertà e democrazia che il generoso “Mister President” non esita mai ad elargire a qualsiasi latitudine.
Mentre già si spendono in armamenti e munizioni cifre che avrebbero cancellato la fame nel mondo e accelerato le cure per le più diverse patologie che affliggono l’umanità, Trump annuncia che la produzione di strumenti di morte potrà quadruplicare il proprio business, rassicurando i manager delle imprese di settore e rallegrando chi detiene o compra le azioni di determinate industrie i cui profitti sono alle stelle.
Ad ispirare questa emblematica escalation che punta dritta a cancellare la Terra dal cosmo è una presunta benedizione suprema che verrebbe dal buon Dio.
A darne prova è stata una struggente celebrazione laica tenutasi nello “studio ovale” con una scena che – meglio dell’immortale “Ultima cena” di Leonardo – traspirava una infinita sacralità.

Scomodare il Padreterno per guidare certe scelte potrebbe sembrare eccessivo, ma in realtà porta a domandare se il Dio di questi allegri fanatici sia lo stesso che preghiamo noi chiedendogli di portare la pace. La scenetta di estasi mistica non avrebbe dovuto innescare sorrisini e battute salaci, ma piuttosto portare a domandarsi come mai un connazionale illustre di Trump, come ad esempio l’attuale Pontefice, non abbia voluto commentare un così tenero quadretto.
Chi ha seguito per benino le lezioni di catechismo, ricorda che dopo la “cena aziendale” di quel lontano giovedì sera lo staff del povero Gesù decise di far due passi in giardino, forse per digerire le pietanze più pesanti.
Non si sa se dopo le invocazioni nell’epicentro di Capitol Hill si siano incamminati tutti verso il parco antistante, magari per rivivere le emozioni dell’Orto di Getsemani. Qualcuno spera in un redivivo Giuda. Qualcun altro teme la Resurrezione…
C’è chi reputa meno blasfemo un approccio storico di altra natura e confida in Bruto Cassio,
Nel frattempo una bomba è esplosa dinanzi all’ambasciata statunitense nella tranquillissima Oslo. Per fortuna non ci sono state vittime. Ma l’episodio non è un caso, ma un preciso avvertimento. La capitale norvegese è lo scalo dove in questi giorni è stato “parcheggiato” il bombardiere atomico americano E-6B Mercury, noto anche come l’aereo dell’Apocalisse.
Se è vero che gli iraniani colpiranno solo chi si presta anche soltanto logisticamente a collaborare agli attacchi a Teheran, si ragioni sull’opportunità di smettere di fingere indifferenza o falsa neutralità dinanzi alla inaccettabile “operazione militare speciale” stavolta ad etichetta israelo-stetunitense.












