Il periodo di Ferragosto di questo 2026 non è certo stato uno dei più splendidi.
Citiamo il caro carburanti che, nonostante un susseguirsi di decreti, con miseri ritocchi sulle accise, ha contenuto solo molto limitatamente l’incremento continuo di gasolio e benzina. Provvedimenti pressoché settimanali, se non meno, estemporanei, privi di senso logico se non quello di un’emergenza continua e incontrollata dove si procede a tentoni nella speranza che il problema si risolva da solo e la calura faccia dimenticare il valore del denaro.
Inoltre, un caldo fuori da ogni possibile aspettativa che da piacevole si è trasformato in incubo, alla ricerca di respirazione non arroventata, in particolare nelle troppe città con bollino rosso. Ovviamente per i negazionisti dei mutamenti climatici forse saranno stati alterati i rilievi delle temperature chissà per quale oscura trama di facinorosi plutocratici-giudaico-massonici.
Il caro vacanze, con prezzi che salgono come una retta a coefficiente angolare positivo, ha fatto sì che ben pochi abbiano potuto godere di un meritato, congruo periodo di riposo. Per moltissimi italiani, che secondo le fonti governative sono benestanti grazie al quasi azzeramento delle imposte, si è trattato di “mordi e fuggi” a caro prezzo.
Possiamo dire che è molto ma il peggio lo dobbiamo ancora dire.
Addentriamoci nel motivo più grave. Una serie mostruosa di femminicidi.
Nell’intorno della festa laica più amata dagli italiani, si sono susseguiti ben sei femminicidi. Probabilmente per i seguaci del Vannacci pensiero sono crimini comuni, semplici omicidi di nessun particolare rilievo, non sintomatici di allarmi sociali.
L’impennata dei femminicidi non è ascrivibile all’insolita calura estiva, seppur insolitamente lunga e intensa. Probabilmente un calo dei controlli, delle difese per stanchezza o troppa fiducia, l’approfittare di un decremento delle attenzioni e altro ha portato a una drammatica concentrazione di femminicidi in pochissimi giorni. Forse il caldo e Ferragosto hanno fatto passare questi efferati crimini quasi in sordina, come tanti femminicidi. Parliamoci chiaro: ci sono femminicidi di serie A e gli altri, che fanno notizia, se la fanno, per mezza giornata. Non sempre si può sguazzare nella notizia per cui amen, si passa ad altro.
Il turpe fenomeno dei femminicidi, sul quale si è scritto ripetutamente, e non ci si stancherà mai di scrivere, a costo di essere monotoni e ripetitivi, ha radici profonde e lontane. Sono fondamentalmente culturali, ataviche, legate a un insano patriarcato, ad un io malato che confonde l’affetto con il possesso, l’amore con la violenza e quant’altro criminologi e psichiatri elencano e spiegano ripetutamente. Il timore delle condanne, purtroppo, non è un deterrente. Il desiderio di possesso e la violenza prevalgono sulla razionalità e su un barlume di umanità. La via dell’educazione culturale, sociale, sessuale è lunga. Richiederà anni. Tra le difese più efficaci vi è la prevenzione, non fidarsi mai dell’ultimo incontro chiarificatore, che spesso è l’ultimo della vita.
Essere attente a ogni passo nel senso letterale del termine, farsi pervadere da una sana sfiducia che non è ossessione ma semplice attenzione verso un possibile pericolo incombente. Precauzione e diffidenza debbono essere i fari che illuminano i passi di chi è in potenziale pericolo. Peggio ancora è fidarsi dei primi incontri, anche se questi sfociano maggiormente in violenze carnali.
L’inizio del 2026 ha portato i grandi modelli linguistici, i cosiddetti Large Language Model (LLM), da espressione di una tecnologia AI avanzata, incentrata sulla comprensione e sull'analisi del testo...
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