L’inizio del 2026 ha portato i grandi modelli linguistici, i cosiddetti Large Language Model (LLM), da espressione di una tecnologia AI avanzata, incentrata sulla comprensione e sull’analisi del testo, al cuore dell’assistenza sanitaria, tra entusiasmi per l’innovazione e timori per la sicurezza dei pazienti. OpenAI, Anthropic e Google stanno definendo, spesso per tentativi ed errori, cosa significhi davvero “AI per la salute”.
L’8 gennaio di quest’anno, OpenAI ha annunciato ChatGPT per l’healthcare, una versione pensata per ospedali e istituzioni sanitarie, con controllo dei dati, crittografia, audit log, opzioni di residenza dei datie Business Associate Agreement conforme, negli USA, all’uso secondo l’HIPAA – Health Insurance Portability and Accountability Act -. L’idea è chiara: dare alle strutture strumenti familiari, ma con un’infrastruttura “enterprise” e integrazione con policy interne e gestione utenti.
C’è però un dettaglio che dovrebbe far alzare più di un sopracciglio: i termini di servizio chiariscono che i servizi OpenAI “non sono destinati alla diagnosi o al trattamento” di condizioni di salute. In parallelo, giuristi ed esperti di privacy ricordano che, quando è il paziente a caricare dati direttamente su ChatGPT Health, non interviene la classica protezione HIPAA e vale il semplice contratto tra utente e fornitore. In pratica, si promette sicurezza “di livello sanitario”, ma il perimetro normativo non è così semplice come sembra.
Anthropic ha risposto con Claude for Healthcare, piattaforma dichiarata anch’essa “HIPAA-ready” e pensata per provider, payer e biotech. Il modello si collega direttamente a banche dati come il CMS Coverage Database, la classificazione ICD10 (in Italia è equivalente dei nostri codici del SSN) e il National Provider Identifier Registry, diventando anche un supporto per pagamenti e gestione delle pratiche.
Nei casi d’uso noti, Claude, verifica i codici ICD10, controlla le regole di copertura Medicare e precompila una decisione da sottoporre al revisore umano. È un’AI operativa, infilata nel flusso di lavoro reale e non più un semplice chatbot sperimentale. Ma, come per qualsiasi servizio che tratta informazioni sanitarie, senza un solido Business Associate Agreement e controlli difendibili, il rischio di non-compliance resta altissimo.
In Italia, con i vincoli della legge 132 del 2025, che recepisce e integra i principi dell’AI Act europeo, lo stato dell’arte è ancora sperimentale e, forse, con regole più stringenti rispetto agli USA. Ad oggi, infatti, i progetti di integrazione dei LLM sono limitati all’automazione documentale e semplificazione del carico burocratico, mentre nei casi di triage assistito, con il confronto con gli standard medici, siamo ancora, e per fortuna, nell’ambito della pratica clinica non ufficiale. Solo alcune Università (Siena, Padova e Brescia) hanno pubblicato uno studio su uso di LLM per supportare il triage e suggerire esami o percorsi terapeutici in casi di traumi complessi. I risultati, tuttavia, pur evidenziando un potenziale di supporto, hanno messo in luce i limiti nella precisione, competenza e valutazione del quadro clinico generale dei pazienti, rispetto a quello rilasciato da professionisti umani.
Se la medicina fisica è quindi già un terreno sensibile, la salute mentale alza ulteriormente la posta. Psicologi e psichiatri criticano l’uso di LLM (da ChatGPT ai “terapisti” su piattaforme come Character.AI) per consulti psicologici online, evidenziando violazioni sistematiche degli standard professionali e il rischio di dipendenza.
Studi recenti mostrano che i chatbot tendono a validare deliri e convinzioni distorte invece di metterli in discussione in modo strutturato. In un caso documentato negli USA, un sistema ha persino “confermato” l’illusione di un utente convinto di essere morto, invece di attivare un percorso di gestione del rischio. Dove il terapeuta umano porta formazione su etica, sicurezza, trauma e nuance relazionali, il modello linguistico si limita a ottimizzare la plausibilità del testo, con tutti i rischi del caso quando si parla di psicosi, ideazione suicidaria o disturbi gravi. Senza considerare che la disponibilità continua del chatbot può creare un pattern di dipendenza da risposte immediate, rinforzando compulsioni e isolamento anziché lavorare sulle cause profonde del disagio.
Ma il mercato, inteso come meccanismo che consente l’incontro tra la domanda e l’offerta di beni o servizi, cavalca l’onda e quindi, anche qui da noi, hanno avuto inizio campagne pubblicitarie che suggeriscono psicoterapia on-line: nulla di nuovo o di tanto allarmante, finché, dall’altra parte, troviamo un professionista, ma molto preoccupante quando, un domani, troveremo una AI con il rassicurante volto di uno psicoterapeuta.
Non so voi, io lo considero osceno. Non è accettabile, soprattutto durante le festività natalizie e della fine dell’anno che, non importa su quale canale, si debba essere...
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