Il titolo potrebbe apparire canzonatorio o burlesco, comunque dedicato ad un pubblico di bambini. Scorrendo le prime pagine e leggendolo si comprende subito che dietro l’accattivante titolo vi sono contenuti tutt’altro che futili. Lo si percepisce sin dalla prefazione, vergata da Don Matteo Galloni, sacerdote che ha fondato la Comunità “Amore e Libertà” Onlus unitamente ad una sua ex studentessa del liceo dove insegnava religione: Francesca Termanini. La Comunità si occupa di accogliere minori privi di sostegno familiare e di aiutare i poveri, particolarmente in Congo.
La prima parte è una breve e sincera autobiografia dell’autrice, vista sotto la lente del suo rapporto con la religione. Molto cambia nella sua vita dopo l’incontro con Don Matteo Galloni (figlio dell’On. Giovanni Galloni e di una giurista dell’Università di Bologna). Tra gli impegni nobili della scrittrice vi è anche quello in favore della “Città della Speranza” di Padova, centro pediatrico oncoematologico. Possiamo dire, interpretando liberamente lo scritto, che l’incontro con Don Matteo fu folgorante, in particolare dopo la visita alla sede di Impruneta (FI), dove vengono accolti e cresciuti i bambini. Raggiunta la maggiore età, quando cessano i contributi individuali, non vengono allontanati, come altrove, ma trattenuti e spesati negli studi. Dopo la visita nella comunità fiorentina e la morte della madre del prelato la scrittrice decide di recarsi nella sede della Comunità in Congo, un’esperienza definita dal sacerdote “sconvolgente e rigenerante”. La Comunità sorge a Kinshasa, nel quartiere denominato “Masina III”, dove l’autrice scopre un mondo diverso in tutto, un nuovo modo di vivere; descrive ambiente, impressioni, realtà sociale. Toccanti, anzi shoccanti, le miserrime condizioni di vita che colpirono Don Matteo e lo spinsero nell’ardua impresa. Nel 1997 fu costruito un edificio e nel 1999 una scuola. Studiare è il solo modo di elevazione sociale. Il Congo è un Paese ricchissimo di risorse naturali ma povero di infrastrutture dove i minori lavorano in miniera per 12 ore al giorno in cambio di due dollari. Lo caratterizzano: fame, corruzione, enormi distanze sociali, miseria diffusa, riti tribali, stregoneria, malattie endemiche. Nessuno ha la certezza del suo domani, si vive alla giornata. Viene descritta la vita in Comunità dove energia elettrica, e quindi acqua, vengono erogate con intermittenza imprevedibile. I ragazzi giocano a calcio scalzi; alle lezioni di italiano gli scolari non erano mai puntuali; molti dovevano prima lavorare o percorrere lunghe distanze a piedi. Vissuti indimenticabili ed istruttivi per noi abituati al superfluo. Esperienze di vita a tratti sconvolgenti per noi occidentali come il fatto che sia considerato “fenomeno normale” la violenza su donne e bambine. In Congo vi sono altre Comunità di missionari; la scrittrice ha solo visitato quelle non distanti da Kinshasa. Tutto è sparso in un territorio costellato di fogne e discariche a cielo aperto che promanano effluvi nauseabondi, strade polverose caratterizzate da enormi buche.
Il libro, quasi un diario, emana la profonda spiritualità sia dell’autrice, sia dei volontari. Tra le tante esperienze magistralmente descritte la visita all’ospedale di Padre Hugo, i rapporti con i tanti bambini, le figure dei vari missionari – ecclesiastici, suore e laici – che si muovono tra le bidonville. Una situazione catastrofica, triste, tragica e cruda ben rappresentata con gli occhi e le parole dell’autrice. Stringe il cuore che tanta povertà possa convivere con sprechi e sfrenato consumismo. Le parole finali toccano la sensibilità umana, non solo del credente; ci si chiede cosa si possa fare per migliorare la misera vita di tanti in Congo ed altri Paesi. Sono esperienze che cambiano la vita e fanno capire ciò che è veramente importante, toccare la realtà e non vederla in fugaci immagini. L’opera è stata scritta dopo alcuni anni dall’esperienza; l’impegno di Don Matteo e tanti altri si è sviluppato in modo incessante.












