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BASTA CON QUESTI GIOCHI CHE GIOCHI NON SONO

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
01/01/2026
in SANITÀ
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TE LO LEGGO IO

Non so voi, io lo considero osceno.
Non è accettabile, soprattutto durante le festività natalizie e della fine dell’anno che, non importa su quale canale, si debba essere esposti e sottoposti alle pubblicità del gioco d’azzardo, più o meno online.

Nulla contro il gioco, non importa a quale età lo si pratichi. Per il bambino è importante perché sviluppa il suo senso di identità, le capacità sociali, cognitive e di relazione, la percezione del mondo e dei limiti propri e altrui. Attraverso la finzione, l’immaginazione e la competizione, il bambino si confronta in modo sempre nuovo e sempre più evoluto con i problemi, con gli altri e con le possibilità del mondo.
Per l’adulto il gioco continua a essere un terreno di sperimentazione, di confronto e di allenamento per le proprie competenze cognitive e sociali, oltre ad essere il contesto in cui esprimere certi aspetti di sé e in cui trovare sollievo e scarica per le tensioni accumulate.

Le modalità di gioco e le attività ludiche dell’adulto sono sicuramente diverse da quelle del bambino, ma condividono delle caratteristiche essenziali proprie di ogni gioco, individuate dal sociologo ed antropologo Roger Caillois nel saggio del 1958 “I giochi e gli uomini”. Il gioco è tale se è un’attività:
1. libera – a cui il giocatore non può essere obbligato senza che il gioco perda subito la sua natura di divertimento attraente e gioioso;
2. separata – circoscritta entro precisi limiti di tempo e di spazio, fissati in anticipo;
3. incerta – il cui svolgimento non può essere determinato, né il risultato acquisito preliminarmente, data una certa libertà nella necessità di inventare obbligatoriamente lasciata all’iniziativa del giocatore;
4. improduttiva – che non crea, cioè, né beni, né ricchezza, né alcun altro elemento nuovo e, salvo uno spostamento di priorità all’interno della cerchia dei giocatori, tale da riportare a una situazione identica a quella dell’inizio della partita;
5. regolata – sottoposta a convenzioni che sospendono le leggi ordinarie e instaurano momentaneamente una legislazione nuova che è la sola a contare;
6. fittizia – accompagnata dalla consapevolezza specifica di una diversa realtà, o di una totale irrealtà nei confronti della vita normale.

Questi attributi si trovano in ogni forma di gioco, che si tratti di un momento ludico coi giocattoli, di un videogioco, di una partita di calcio, di un gioco di società, o di un gioco di ruolo. Quindi, quello d’azzardo non è un gioco, non è da pubblicizzare nemmeno con ipocriti e incomprensibili avvertimenti, data la velocità del vocale, sulla sua pericolosità. Il gioco d’azzardo, non importa se online o meno, non è un gioco: è la porta di ingresso alla ludopatia.

Secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition), manuale diagnostico dei disturbi mentali, il gioco d’azzardo patologico è una malattia mentale ed è prossimo ad essere inclusa nella stessa categoria anche il Disturbo da Gioco Online (Internet gaming disorder).

La ludopatia è una vera e propria dipendenza. Il tempo trascorso al gioco è sempre maggiore, togliendo sempre più tempo, energie e risorse ad altre attività, come lavoro, istruzione, socialità e salute. I pensieri sono per lo più incentrati sul gioco: ripensare ad episodi di gioco passati, pianificare il modo per poter giocare al più presto, fantasticare sul gioco e sulle possibilità future che potrebbe offrire. Ci si concentra su come rifarsi delle perdite, sicuri che la prossima giocata sarà quella vincente, ma si continua a perdere. Il gioco d’azzardo riserva sempre maggiori probabilità di vincita al banco.
Chi gioca perde sempre e inizia a mentire per nascondere il problema. Il gioco non diverte più, è una vera e propria necessità, è il solo modo per alleviare depressione, ansia, senso di colpa, impotenza.

Nella ludopatia del gioco d’azzardo, il gioco assume una forma degenerata.
Non è più libero, i confini fra il mondo reale e quello fittizio diventano difficili da distinguere. Il gioco invade la realtà, gli eventi del gioco influenzano lo stato emotivo al pari, o più, degli eventi della vita reale. Nei casi più gravi si può sviluppare addirittura la convinzione che la realtà stessa segua le regole del gioco.
Si cerca di aggirare le regole e l’incertezza. Ci si perde nello studio di sistemi di vincita, creandosi convinzioni irrazionali sulla prevedibilità del risultato :“se un numero non è mai stato estratto allora è più probabile che esca”; “è uscito il numero vicino al mio, allora devo riprovarci perché ho quasi vinto!”.
Ogni “Gratta e Vinci” sfrutta questo aspetto: i numeri vincenti sono sempre superiori o inferiori di un’unità dei numeri che si grattano. Si stima che in Italia vengano venduti, ogni giorno, piò o meno 5,5 milioni di Gratta e Vinci, circa 63 al secondo, ogni secondo (dato Novembre 2024).

Intorno al gioco d’azzardo, così come nell’industria dei videogiochi, gli interessi economici sono tali da spingere produttori e distributori, cui sono ben note le dinamiche psicologiche che agiscono su ognuno di noi, a sfruttare al massimo ogni trucco e possibilità per attirare e mantenere giocatori.
Danno loro il benvenuto, ne facilitano l’accesso ai giochi, rendendoli diffusi, disponibili, pubblicizzati, favoriscono la perdita della cognizione del tempo, impostano in modo ottimale competizione e sfide, agevolano lo sviluppo di comunità virtuali, eccitano i sensi, spingono alla definizione di un alter-ego (Avatar, per i più smaliziati) che risolva i bisogni reali insoddisfatti, così da creare una necessità.

In Italia la ludopatia è una piaga sociale. I giocatori problematici sono circa 1,5 milioni, 3 per cento della popolazione adulta, con picchi tra i 40-64 anni (specie al Sud). Oltre il 40 per cento degli uomini e quasi il 30 per cento delle donne gioca d’azzardo. Giocano circa 670mila adolescenti (14-17 anni).
La perdita netta, ovvero la spesa effettiva, ovvero i soldi che escono dalle tasche degli italiani, è pari a circa 15 miliardi. La spesa complessiva raggiunge i 150 miliardi di euro (dati 2023-2024), cifra che supera la spesa pubblica per sanità e istruzione, con costi sociali che superano i 2,3 miliardi di euro all’anno (stime 2021), tra costi sanitari, perdita di produttività, crimine e impatti familiari.
I circa 200 centri specializzati della rete di cura non sono sufficienti.

In sintesi, la ludopatia in Italia è una dipendenza di massa, un’industria enorme con insostenibili costi sociali e sanitari. Servono interventi più strutturati per contrastare l’aumento esponenziale di casi tra tutte le fasce d’età, specialmente tra giovani e anziani, i più vulnerabili. Le attività di prevenzione dell’Istituto Superiore di Sanità, i suoi studi e le indicazioni che offre sono ben poca cosa a fronte del continuo bombardamento pubblicitario.
Le difficoltà economiche e l’incertezza globale non fanno altro che accelerare il fenomeno. Sempre più persone cercano nel gioco una via di fuga disperata e le indicazioni per trovarla vengono fornite dalle pubblicità, televisive e non solo.

Nel 2015, l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dai banchi dell’opposizione, si rivolge così al ministro Beatrice Lorenzin nel corso di un question time sul gioco d’azzardo: “Produce miseria, povertà, suicidi”; “Noi chiediamo alcune cose semplici: trattare il gioco d’azzardo come le sigarette, vietare la pubblicità del gioco d’azzardo e scrivere, come facciamo sui pacchetti di sigarette che il fumo provoca il cancro, che le slot machine e il gioco d’azzardo producono miseria, povertà, droga e suicidi”. Nulla da eccepire.

Nel 2018 il “Decreto Dignità”, vieta ogni forma di pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincite in denaro, inclusi i social media. Ovunque, “incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni e i canali informatici, digitali e telematici, compresi i social media”.
Quindi, oggi, la legge c’è.
Eppure le società di scommesse continuano a fare pubblicità, camuffando gli spot, o veicolandoli tramite piattaforme sportive, spesso con messaggi di gioco “responsabile”, sfruttando le lacune nel controllo da parte di AGCOM e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
La legge c’è, manca il rigore nell’applicazione. Servono divieti totali di pubblicità e campagne informative chiare, per proteggere i cittadini dalle fragilità e dalle dipendenze.

26 Febbraio 2025. La maggioranza ha pronto un provvedimento per alleggerire il divieto di pubblicità indiretta previsto dal decreto Dignità. Il centrodestra si preoccupa dell’industria del calcio, accentratrice delle scommesse. Il Decreto Dignità sarebbe costato 100 milioni l’anno ai club di Serie A.
Il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Cultura del Senato, il senatore Luca Pirondini, rileva la contraddizione della Meloni: “La maggioranza si appresta a varare una proposta scandalosa contro la quale ci battiamo da tempo: cancellare il divieto di sponsorizzazione per le società di betting. Un passo indietro vergognoso, un inchino alla potentissima lobby dell’azzardo, a discapito di milioni di cittadini, soprattutto giovani, che verranno ancora più bombardati da pubblicità tossiche mentre guardano una partita”, scrive in una nota.

La Presidenza del Consiglio tace. D’altronde, tramite l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e accordi con Regioni e Comuni, regola e controlla il settore del gioco d’azzardo (lecito) per tutelare l’Erario, combattere gli illeciti e gestire le concessioni. La contraddizione, o schizofrenia, è evidente: pur combattendo la ludopatia, lo Stato incassa miliardi da questi giochi, con scarsa coerenza tra politiche di contrasto al gioco patologico e la crescita del settore, che genera enormi introiti, ma anche costi sociali elevati.

Non stupisce quindi che l’Italia si ritrovi a essere leader in Europa per perdite da gioco online, con cifre in costante aumento.
Cosa si aspetta a dire basta. Nessuno invochi la libertà individuale, o altri principi costituzionali essenziali. Lo Stato ha l’obbligo di tutelare i suoi cittadini, non le società di scommesse. Troppi i danni sociali, le famiglie rovinate, i giovani illusi da un miraggio che spesso si trasforma in una trappola senza uscita.

Invece di andare avanti, andiamo indietro. Felice 2026.

NdA: Si ringrazia Francesco Denini, cui sono debitore per il suo saggio dell’8 febbraio 2019, “Quando il gioco non è un gioco: come riconoscere le ludopatie”.
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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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