Facciamo un esercizio di fantasia.
Proviamo ad immaginare una cittadina che ha la fortuna di avere acqua termale che sgorga nel centro urbano ad oltre 70°, acqua che non deve esser riscaldata, acqua dalle tante proprietà terapeutiche, acqua che è il “petrolio” degli “Emirati” a cavallo tra Langhe e Monferrato.
Quella città è esistita davvero e invece di spremere le meningi per uno sforzo di creatività, basta impegnarsi poco poco per ricordarsela.
Per decenni è stata una dei punti cardinali nella bussola di chi voleva curarsi e rilassarsi, riempiendo persino le sue strade di gente in accappatoio che camminava con disinvoltura e il piacere di trovarsi in un paradiso terrestre.
Quella “belle epoque” si è dissolta nel nulla. La zona dei Bagni ricorda la martoriata periferia dell’odierna Beirut, la piscina che i sussidiari scolastici di un tempo indicavano come “la più grande d’Europa” è ora la versione atrofizzata dello stagno di Shreck, gli alberghi – chiusi e cadenti – evocano il frettoloso abbandono di Chernobyl, il commercio ristagna, il lavoro manca…
E’ la mia città, quella dove sono nato e dove qualche anno fa mi sono offerto di collaborare a titolo gratuito in alcuni miei progetti di rilancio, sprofondando – dopo una iniziale accoglienza euforica – nella voragine dell’indifferenza e del disinteresse a far qualcosa di buono, perdendo il mio tempo e soprattutto la speranza che qualcosa potesse salvare Acqui Terme.
In questi giorni la ridente località – e vi assicuro che non c’è affatto da ridere – è tornata a guadagnarsi i riflettori e l’attenzione della stampa.
L’amministrazione comunale, non ho idea consigliata da quale genio della comunicazione o luminare del risanamento degli enti locali, ha deciso di istituire un assessore creato dall’intelligenza artificiale.
L’iniziativa, che di suo va oltre il ridicolo, raggiunge l’apice dell’idiozia quando si scopre che la donna virtuale ha la delega alla “umanizzazione”…
Per giustificare certe mie stravaganze racconto spesso – con fare divertito – di “esser stato allattato a barbera”, ma mi accorgo ora che nell’immaginaria nursery qualcuno mi ha rubato il biberon e se l’è scolato di un fiato lasciandomi solo l’illusione di uno svezzamento inappropriato…
La scelta dell’amministrazione comunale lascia presagire che il processo decisionale che ha portato a questa inqualificabile “boutade” si sia chiuso con il voto favorevole almeno della maggioranza dei consiglieri che hanno reputato “una figata” l’iniziativa…
I giornalisti del Corriere della Sera hanno voluto indispettire la “assessora virtuale” chiedendole se era sposata.
Cosa succederà quando a stuzzicare questa inutile creatura sarà qualcuno che davvero sa giocare con certe soluzioni tecnologiche? Probabilmente le registrazioni che ne verranno fuori saranno impietose e a farne le spese non sarà chi ha varato questa sciocchezza, ma una intera città che non si aspettava certo di essere esposta al pubblico ludibrio in special modo dopo una non trascurabile serie di occasioni di imbarazzo collettivo che è difficile scompaiano dalla memoria..
Questo infantile giochino verrebbe da chiedersi quanto è costato e quanto ancora costerà. E prima ancora ci sarebbe da domandarsi a cosa deve effettivamente servire, dove finiranno le conversazioni digitali e i relativi dati personali, quale sia la credibilità delle risposte di un sistema che non ha alcuna certificazione di affidabilità.
Gli acquesi forse si meritano più rispetto. Anche quelli che sono stati “cattivi”. Persino e soprattutto quelli che hanno votato chi poi ha scelto di delegare il proprio ruolo all’intelligenza artificiale al pari di un ragazzino che non sa scrivere il tema assegnato a scuola e si aggrappa a ChatGPT…












