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DOVE UNA VOLTA C’ERA L’EDEN

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
05/03/2026
in SCENARI
DOVE UNA VOLTA C’ERA L’EDEN
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TE LO LEGGO IO

Erano milioni – dicono dieci – quelli che nelle piazze dell’Iran, quarantasette anni fa, gridavano morte allo Scià e se la prendevano con Israele e gli Stati Uniti che cacciarono, non senza prima aver distrutto ogni segno della loro presenza cui si erano appoggiate le istituzioni e dalla cui cultura avevano mutuato usi e costumi. Ricchi cotillon compresi. Per alcuni.
Lo Scià era feroce, i suoi parenti ed amici se la spassavano. Poi – commentò Enzo Biagi – l’arrivo di Khomeini e “si salvi chi può”.

Quest’anno, nelle stesse piazze, gli iraniani figli e nipoti di quelli che reclamarono uno Stato ispirato alla religione e guidato da chi aveva l’autorità di interpretare Allah, invocano l’aiuto degli infedeli. L’ebreo Netanyahu e il meno trascendente tra i presidenti americani, Donald Trump, che al pane ed al vino della Bibbia – il libro sul quale, come i predecessori, pure lui giurò – sembra preferire il petrolio e le terre rare. Certamente meno fertili, più preziose, ma, Dio non voglia, decisive rispetto alla cultura del diritto e dell’uguaglianza esportata dagli europei nello Stato a stelle e strisce.

Insomma, contrordine. Fuori il successore di Khomeini, l’Ayatollah Khamenei, con tutta la casta. Appello alla protezione di Israele e USA e chi se ne importa quanto e perché questi in materia perseguano interessi propri.
Ammesso, poi, che le fiamme si spengano prima di estendersi, sarebbe già pronto, per coordinare gli interventi di spegnimento e ricostruzione, il figlio dello Scià che fu cacciato definitivamente da Teheran nel 1979.

Dalla repubblica, dunque, alla monarchia? Ritorno al punto di partenza, con l’arrivo del principe ereditario sul trono di Re dei Re? Insomma, dall’Ayatollah Ali Khamenei successore di Khomeini al successore da questi spodestato, lo scià Reza Pahlavi?
Sembrerebbe il gioco dell’oca, ma non c’è un tavolo per giocare, il bipede non è da cortile ed il trono conteso è quello antico simboleggiato da un uccello nobile, il Pavone.
Piuttosto, pare l’eterno ripetersi di giochi delle passioni umane. Quelle visibili e quelle inconfessabili che, sotto le prime, fanno la storia. Con i protagonisti che non sempre sono quelli che appaiono.

Il padre dell’aspirante attuale al trono del Pavone, è stato detto che non seppe affrontare direttamente i problemi del suo popolo e della istituzione da cui governava.
Quando, negli anni ’50, Mossadeq, il suo primo ministro, tentò la via di uno stato laico, democratico e indipendente da protettorati stranieri, lui dovette fuggire, la prima volta, dal paese, e, dicono, che la sera stessa in cui giunse a Roma se ne andò al night.

La ragione per cui fu spodestato è davvero il rifiuto, da parte dei suoi, della modernità, dello stile occidentale che favoriva, oppure la durezza della sua polizia nei confronti delle piazze e le esorbitanti spese militari?
Così fosse, che c’è di nuovo sotto i cieli di Teheran, oggi, dopo quasi mezzo secolo di rigore jihaidista?

Come finirà? Certo, non con la fine del mondo che, in tanti, sono da sempre pronti a preconizzare quando i conflitti armati sembrano far presagire il peggio. E, probabilmente, nemmeno con un esito salvifico, in senso democratico, della popolazione, la quale, per i salvatori, non ha lo stesso profumo del petrolio.

Indro Montanelli già il 9 ottobre 1981scriveva: “Dopo due anni di Khomeini, anche i più ricchi e idioti fra i progressisti occidentali, si saranno accorti che il progresso, sia pure a forza di polizia segreta e di plotoni di esecuzione, era lo Scià”. Da allora è passato quasi mezzo secolo. Di Repubblica islamica e di petroliere in transito nello stretto di Hormuz

Tutto, in quella parte di mondo nel quale comparvero i primi uomini: due genitori presto cacciati da lì e i loro figli: Abele e il fratello Caino che l’uccise.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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