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ECCO COME LA “POPOLARE DI SONDRIO” HA DECISO DI PERDERE UN CLIENTE

Umberto Rapetto di Umberto Rapetto
04/12/2025
in EDITORIALI
ECCO COME LA “POPOLARE DI SONDRIO” HA DECISO DI PERDERE UN CLIENTE
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TE LO LEGGO IO

Avevo trovato una banca che invece di regalarmi la solita agenda, mi dava la sicurezza che cercavo per poter sfruttare al meglio le opportunità dell’effettuare operazioni senza dovermi recare necessariamente in Agenzia.
Per anni mi sono vantato con amici e conoscenti, dicendo con orgoglio che il mio istituto di credito aveva fortunatamente conservato il sistema di autenticazione della clientela con l’utilizzo del cosiddetto “token fisico”.
Parlo di quel minuscolo dispositivo che genera i codici OTP, ovvero le One-Time-Password che altro non sono che sequenze numeriche utilizzabili solo una volta.
Il cosiddetto “codice usa-e-getta” adesso viene generato tramite il cellulare del correntista grazie ad una delle dilaganti “app” che vanno tanto di moda.
La “chiavetta” ad un solo pulsante e la sua sorella più accessoriata con tanto di tastierino erano un indiscutibile punto di forza, ma probabilmente non passare ad una soluzione basata sullo smartphone poteva far sembrare “vecchia” la banca che aveva ancora in esercizio un sistema datato ma straordinariamente arzillo.
Bisogna far tutto con il cellulare per non passare per rincoglioniti. Bisogna farlo anche se le frodi sono in agguato e proprio quello strumento telefonico si configura come l’anello debole della catena.
La comunicazione della Popolare di Sondrio dell’uscita di scena del “token” e del passaggio obbligatorio alla “app” mi ha fatto capire che era venuto il momento di riprendere l’abitudine di presentarmi fisicamente allo sportello oppure era giunta l’ora di trovare un’altra banca capace di offrirmi – tra i suoi servizi – la “serenità”.
Incautamente convinto di saper vagamente qualcosa di sicurezza informatica mi sono permesso di scrivere a Sondrio, ottenendo una risposta non firmata che mi faceva capire che la mia mail non era stata presa sul serio o forse non era stata nemmeno letta. Ci sono certamente delusioni peggiori e tradimenti più dolorosi, ma il venir meno della fiducia è un peso difficile da sopportare.
Il processo di “migrazione” dal generatore di codici “fisico” a quello incorporato nel telefonino non è certo iniziato oggi, perché ad innescarlo è stato un provvedimento europeo (il Regolamento Eba 2018/389) entrato in vigore alla fine dell’estate 2019. Quella normativa imponeva alle banche e alle altre realtà dei circuiti finanziari di adottare iniziative volte ad assicurare ambienti protetti per la consegna e l’invio delle credenziali di autenticazione per le operazioni di pagamento online.
Non c’era nessuna necessità (e tanto meno nessun obbligo) di abbandonare una metodologia efficace, ma la scelta è forse dettata dal voler risparmiare evitando gestione e manutenzione di due sistemi (token e app) per identificare e autenticare i clienti. A dispetto del “due is megl che one” di un vecchio spot televisivo che reclamizzava un gelato, anche la mia banca ha optato per la sola “app”.
Il token poteva esser tenuto a casa o in ufficio, chiuso a chiave in un cassetto, lontano dal rischio di esser smarrito e utilizzato in modo fraudolento, eppure è stato mandato in pensione. Lo smartphone (custode di ogni segreto, password incluse) può essere facilmente perso, dimenticato in giro o sottratto da qualche malintenzionato. Poco importa.
Il fenomeno del “SIM Swap”, quello che fa ottenere indebitamente SIM sostitutive anche a fronte di fotocopie di documento e denuncia di smarrimento “regolarmente false”, non turba nessuno anche se è il punto di partenza di tante dinamiche fraudolente. Va bene così.
Quell’aggeggio che non mi porto in giro e che “dorme” pacioso in un angolo della mia scrivania mi ha sempre dato la certezza che non dovevo credere a qualunque SMS di allarme per bonifici o spese chissà dove. Il token era a prova di bandito hi-tech, ma la sua forza non è bastata a salvarlo dalla rottamazione.
Mi hanno detto che eravamo rimasti in pochi a servirci di quell’attrezzo e mi sarebbe piaciuto sapere se qualcuno aveva illustrato il rovescio della medaglia della “app” a chi l’ha accettata con piacere.
Ne parlerò al convegno “Cybersecurity & Risk Management for Finance and Investments” che si terrà oggi alle 15 alla Camera dei Deputati, evento che andrà anche in diretta web.
Sarà occasione per affrontare il tema della sicurezza rifuggendo dalle solite chiacchiere.
Ma il mondo è pieno di chi crede alle truffe solo dopo esserci cascato e solo per i pochi minuti successivi alla fregatura, e quindi è inutile perder tempo in discussioni. Le urgenze sono altre.
Adesso, infatti, è scattata la caccia ad altra banca che – poco moderna come me – riconosca il valore della rilassatezza che può regalare il token…

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Umberto Rapetto

Umberto Rapetto

Segno zodiacale Leone, maturità classica alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste e in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata, generale della Guardia di Finanza in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, docente universitario e giornalista, è stato consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e poi Group Senior Vice President con delega alle Iniziative e ai Progetti Speciali del colosso nazionale delle comunicazioni da cui è uscito in totale divergenza con le scelte aziendali. Paracadutista e istruttore di tiro rapido, è stato il pioniere delle investigazioni tecnologiche. Protagonista di indagini che rappresentano vere e proprie pietre miliari della lotta al cybercrime, tra cui la cattura degli hacker entrati nel Pentagono e nella NASA nel 2001 e il recupero dei dati del naufragio della Costa Concordia, ha guidato le indagini – svolte su delega della Corte dei Conti – inerenti la mancata connessione delle slot machine al sistema dell’Anagrafe Tributaria con un miliardario danno per l’Erario. Quest’ultima attività investigativa ha determinato il suo trasferimento alla frequenza di un corso al Centro Alti Studi Difesa dove era docente da sedici anni e la pianificata rimozione lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dopo ben 11 interrogazioni parlamentari sull’assoluta inopportunità di un suo trasferimento ad altro incarico. In GdF ha prestato servizio – tra l’altro – al Comando Generale, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo Speciale Investigativo ed è stato direttore del Progetto Intersettoriale “Sicurezza Informatica e delle Reti” all’Autorità per l’Informatica nella P.A. Ha svolto attività di docenza universitaria negli Atenei di Genova, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Trento, Chieti/Pescara, Teramo, Parma, Palermo, Macerata, LUMSA di Roma, Cattolica del Sacro Cuore alla sede di Piacenza, LINK Campus – University of Malta – Roma, “LUM – Jean Monnet” di Bari, LIUC di Castellanza. Relatore e chairman in convegni nazionali ed internazionali in materia di criminalità economica e tecnologica, in ambito istituzionale svolge e ha svolto attività di docenza presso la NATO School di Oberammergau (D), le Scuole di Addestramento delle strutture di intelligence, il Centro Interforze di Formazione Intelligence e Guerra Elettronica dello Stato Maggiore Difesa, la Direzione Corsi di Elettronica ed Informatica di SMD, la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi della Difesa, l’Istituto Superiore Stati Maggiori Interforze ISSMI, la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, la Scuola Tecnica della Polizia di Stato, l’Istituto Superiore di Polizia, la Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa e Investigativa di Pescara, l’Accademia della Guardia di Finanza, la Scuola di Polizia Tributaria, la Scuola Sottufficiali della GdF, l’Accademia Navale, l’Accademia della polizia rumena. Come free-lance ha svolto attività didattica presso il Centro di Management ISVOR-FIAT, la Scuola Superiore G. Reiss Romoli (poi Telecom Italia Learning Service) del Gruppo Telecom, l’Istituto di Informatica Direzionale IBM, l’IRI Management, l’Istituto Nazionale di Formazione Aziendale INFORMA, CEIDA, Paradigma, SOMEDIA La Repubblica, CEGOS, il Centro di Formazione Il Sole 24 ORE. Consigliere del Presidente pro tempore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prof. Fabio Pistella, per la sicurezza tecnologica, e in materia di protezione dei dati e dei sistemi informatici dei Presidenti Pippo Ranci e Sandro Ortis all’Autorithy per l’Energia, è stato anche consulente delle Procure presso i Tribunali di Roma, Viterbo, Grosseto, Cosenza, Palermo, Massa, Pescara e Paola, della Commissione Parlamentare diinchiesta sull’AIMA, del Comitato Usura, estorsioni e riciclaggio nell’ambito della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, della Commissione d’inchiesta sull’Affare Telekom Serbia. E’ stato rappresentante e relatore per le rispettive delegazioni italiane in Interpol a Lyon (F), in NSG a Paris (F) e Berlin (D), in MTCR a Munich (D), in Comunità Europea a Strasbourg (F) e a Bruxelles (B), in Europol a Den Haag (NL). Già membro onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia Investigativa e dell’Association for Certified Fraud Examiners (ACFE), è certificato “Security Advisor” EUCIP Champion (European Certification for Informatics Professionals). Autore di oltre 50 libri, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990, ha collaborato con i più importanti quotidiani e periodici nazionali ed è una delle firme de Il Sole 24 ORE e de Il Fatto Quotidiano e del settimanale OGGI. Attualmente è CEO della start-up HKAO – Human Knowledge As Opportunity operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti, della riservatezza dei dati e del controspionaggio industriale con attività di consulenza, coaching, progettazione, formazione. E’ Presidente della Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali della Repubblica di San Marino (Authority di cui è stato Vice Presidente dall’aprile 2019 al gennaio 2022).

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