Su queste pagine Andrea Aparo Von FLÜE e Renzo TRAPPOLINI hanno scritto due articoli il giorno 30 agosto. Il primo: “RAI Scuola: forse è ormai troppo tardi”. Il secondo: “Cari Amici vicini e…”.
In ambedue gli scritti, molto brillantemente, hanno illustrato problematiche, recenti e passate, che stanno attanagliando il mondo televisivo, in particolare la RAI, ovvero i canali per i quali il cittadino paga un canone.
La televisione pubblica dovrebbe garantire equilibrio nell’informazione, non ponendosi come fazioso altoparlante per un qualsivoglia partito o coalizione di Governo. È totalmente innegabile che lentamente e inesorabilmente gli spazi informativi sono stati fagocitati dal Governo in carica eliminando ogni possibile critica al proprio operato sia nei telegiornali, sia nei talk show. Alcuni hanno soprannominato la RAI tele…. Orbene, al di là degli appellativi, sicuramente in grande parte azzeccati, è opportuno fare qualche riflessione di fondo.
Innegabili sono stati i comizi in occasione del referendum, monologhi del Presidente del Consiglio su una serie di argomenti, interviste di membri autorevoli della compagine governativa rilasciate solo a giornali e giornalisti compiacenti o d’area. Insomma, mai esporsi a domande pericolose.
Ciò premesso, sarebbe offensivo per i nostri lettori ricordare l’importanza e il ruolo delle comunicazioni nella società del terzo millennio. Parimenti fake news e falsità varie, che orbitano sui social, possono condizionare e indirizzare chi non è aduso a controllare fonti e verificare le informazioni.
Il piano è chiaro: impossessarsi delle comunicazioni pubbliche per dare univoche informazioni al cittadino, sempre considerato il popolo credulone al quale tutto si può raccontare.
Sin da quando sono attive le comunicazioni radio, in caso si colpo di stato, contemporaneamente ai palazzi del potere ci si impossessa dei canali di comunicazione: audio e televisivi. Nessun golpe in qualsiasi continente, anche nei piccoli Paesi poco conosciuti dell’Africa, ha tralasciato di occupare i canali di comunicazione. Si tratta di un must. O se si preferisce, la dottrina di ogni “libretta” in uso a tutti gli eserciti del mondo sia per i golpe, sia per l’occupazione di un Paese nemico in caso di conflitto. Tradotto: chi prende il potere comunica ciò che vuole.
Nei Paesi a democrazia liberale è piuttosto complesso pensare ad un colpo di stato, benché in Italia, nel dopoguerra, si sono avuti sentori e prove giudiziarie di tentativi più o meno maldestri di aspiranti dittatori.
L’Italia è ancora un Paese a democrazia liberale, nonostante alcuni aspiranti “dittatori o ducetti de noiantri”.
Quindi, esclusa l’ipotesi di occupare fisicamente i canali di comunicazione, essendovi concreti rischi di una guerra civile, si sta perseguendo una via lenta, subdola, tessera dopo tessera, di demolizione, tramite occupazione, della libera comunicazione e informazione. Si ripete non occupazione armata ma di poltrone, o sedie se si preferisce, dove collocare i vari adepti, galoppini, yes man, personaggi disposti a vendersi madre e figli pur di emergere e compiacere il potente di turno. Chi nella vita non ha conosciuto soggetti simili alzi la mano.
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