Il Cremlino dove il potere è assoluto. Dagli Zar, al PCUS e ora a Putin.
Nel 1960, mentre l’Italia preparava la grande Olimpiade di Roma, il Presidente della Repubblica, il democristiano Giovanni Gronchi, superati gli intralci che gli frapponevano di qua e di là dal Tevere, partiva per Mosca e la sera dell’8 gennaio Nikita Kruscev brindava in suo onore dicendogli: “Nella Bibbia è scritto: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Io sono comunista, lei è il mio prossimo e perciò le auguro di diventare come me” e perché fosse chiaro che l’invito era rivolto all’Italia, lo estendeva al ministro degli esteri Pella che accompagnava Gronchi. Tanto cristianamente generosa, quanto decisa la difesa dei sistemi occidentali nella la risposta del Presidente: “Potrebbe darsi che fra qualche anno l’invito possa essere rovesciato”.
Meno di ottant’anni dopo, con l’antico funzionario del KGB comunista a capo della Federazione Russa e la nostalgia per i tempi dei paesi “satelliti”, qui da noi Federico Fubini scrive nel titolo del suo ultimo libro: “Dovevamo cambiare la Russia. La Russia ha cambiato noi”.
A riprova, l’ “evidente complicità” dell’Amministrazione americana sotto Donald Trump con la Russia nella sua aggressione all’Ucraina.
Che è successo? Ai posteri l’ardua sentenza, sarebbe facile rispondere, ma la storia si sovrappone ormai alla cronaca e conoscere in tempo reale, capire è sempre più utile per evitare o almeno prevenire evenienze non gradite.
A volerci provare, parrebbe, intanto, che in seguito al crollo dell’Unione Sovietica e delle barriere che essa opponeva al mercato capitalistico, si affermò a Mosca una classe di “oligarchi”, così li chiamano, generati da un’economia di mercato, sorta sulla privatizzazione di quella statalistica sovietica in una terra culturalmente e storicamente lontana da forme di liberalismo. Costretta, invece, in secoli di regime feudale: l’altro ieri degli Zar, poi del comunismo ed infine dell’assolutismo putiniano formalmente elettivo, ma fondato soprattutto sui risultati di quelle privatizzazioni fatte “senza istituzioni, senza controlli, senza legge”.
E l’Occidente? Da anni si sfilacciava e con l’avvento di Trump l’asse tra l’Europa e l’America, nato dai valori della politica preminenti sul denaro, insomma della democrazia prima dei commerci, si è andato incrinando, rischiando la rottura definitiva. Con la conseguenza di un mondo così dominato, ad est come ad ovest, da un interesse mercantile globale che sovrasta le sovranità nazionali.
Un nuovo ordine mondiale, dunque, che supera la politica. Nato dalla caduta del muro di Berlino e sostenuto anche con i nuovi strumenti di dominio rappresentati dalla rapidità e dall’efficacia pervasiva e persuasiva della comunicazione.
Le stesse vicende elettorali dei singoli paesi sempre più spesso influenzate dall’esterno prima e per il voto.
Come leggere altrimenti le voci su interventi della Russia nei processi elettorali in stati del vecchio blocco orientale? O le più recenti dichiarazioni di Trump a proposito delle elezioni in due Stati diversi dal suo, il Brasile e Israele?
E che dire della momentanea tregua umanitaria nella piccola ed affamata città di Oleshky in Ucraina? L’avrebbe ottenuta – riuscendo là dove neanche il papa Leone XIV che telefonava a Putin perfino dal letto del Gemelli – la moglie del presidente americano. Trump che affida, seppur informalmente, la gestione delle trattative per la pace mondiale ad un altro membro della sua famiglia, il genero Jared Kushner.
Le oligarchie del denaro hanno preso il controllo della politica in maniera tanto selettiva da ridursi in ambiti tanto più ristretti quanto più assolutistici. Anche attraverso l’uso indiscriminato della forza – come in Ucraina o in Medio Oriente – nella totale indifferenza per le vite umane.
Un nuovo Impero, dunque? Quello indicato anni fà da uno che fu detto e lo fu anche “cattivo maestro” Toni Negri, quando notava come “Le logiche di potere che hanno avuto origine in Europa e negli USA, al giorno d’oggi, investono pratiche di dominio che attraversano l’intera superficie del globo” e preconizzava lotte volte a contestare e sovvertirlo, l’Impero?
“Imperi allo specchio” si legge nella prima parte del titolo del libro di Fubini che, presentandolo, richiamava le proteste dei giovani in molta parte d’Europa, e domandava: “Perché questi ragazzi si spingono a protestare, per quale motivo alcuni arrivano a queste forme di violenza?”.












