La missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sulla Repubblica islamica dell’Iran, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite il 24 novembre 2022 per indagare sulle presunte violazioni dei diritti umani in Iran, condanna fermamente gli attacchi degli Stati Uniti d’America e Stato d’Israele contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
La “Independent International Fact-Finding Mission on the Islamic Republic of Iran”, presieduta dall’Avvocato della Repubblica Popolare del Bangladesh Sara Hossain, dichiara che l’attacco posto in essere dalla coalizione americana-israeliana è “in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Le regole del diritto internazionale – aggiunge – devono applicarsi a tutti e in modo coerente e non possono cambiare a seconda dello Stato che agisce”.
La “missione”, così come anticipato su queste pagine, “ricorda a tutte le parti in conflitto, che sono tenute ad aderire al diritto internazionale umanitario e al diritto internazionale dei diritti umani e devono rispettare i principi di distinzione (obiettivi militari e civili), proporzionalità e cautela”.
Rappresenta anche che “la popolazione iraniana è ora intrappolata tra una campagna militare su larga scala che potrebbe andare avanti per settimane o mesi e un governo con un lungo record di gravi violazioni dei diritti umani”.
La missione internazionale indipendente – successivamente alle dichiarazioni dell’’Alto Commissario Volker Turk, cui chiedeva un’indagine imparziale e approfondita in occasione dell’attacco alla scuola femminile del 28 febbraio a Minab da parte di Stati Uniti d’America e Stato d’Israele, che ha portato alla morte di circa 200 persone di cui moltissime bambine – si
pronuncia nuovamente con decisione e forza.
Una forza, questa, certamente solamente politica ma sostenuta dalle norme di diritto internazionale e da quei principi di pace ed uguaglianza sovrana su cui si fonda l’ordine internazionale dal 1945.
Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace, in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, sono infatti soltanto alcune delle finalità solennemente gridate e ratificate al termine della II Grande Guerra.
L’Italia, per quanto ci riguarda, è membro delle Nazioni Unite dal 1955 – sebbene la ratifica di adesione sia avvenuta nel 1957 con la Legge n° 848 – ripudia la guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controverse internazionali, nonché promuove e favorisce le organizzazioni internazionali che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, ai sensi dell’Art. 11 della Carta.
Il promuovere e favorire la pace e la giustizia, tuttavia, deve essere inteso, come ovvio che sia, nella sacrosanta cinta della difesa collettiva, la quale dovrebbe, anzi deve, esser affidata agli Organi deliberativi delle Nazioni Unite che, collegialmente, sono in primis preposti ad intervenire per attuare misure, coercitive e non, finalizzate al mantenimento della pace e della sicurezza.
Responsabilizzare le grandi potenze, obbligandole alla unanimità delle decisioni, così come immaginato dal presidente americano Franklin D. Roosevelt, è stato proprio il proponimento per scongiurare e contenere l’arbitrarietà d’azione di taluni in ragione di proprie considerazioni, siano esse strategiche, economiche o umanitarie.
Ancora una volta, quindi, le Nazioni Unite hanno fermamente condannato una azione di guerra preventiva ed arbitraria contro un popolo sovrano, un regime teocratico la cui identità e fede sciita antepone l’aspetto religioso all’interesse nazionale, comprimendo, oggettivamente e lo si deve dire, i diritti di tutti. Nessuno escluso.
Il silenzio della Comunità internazionale in questa ennesima crisi, in attesa forse di una ulteriore escalation, è doveroso dirlo, assordante.
“L’abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini” (Preambolo della Carta delle Nazioni Unite) deve ritornare ad essere un obbligo imperativo, collegialmente determinabile da parte della Comunità internazionale per assicurare e garantire, semplicemente, il progresso di tutti i popoli.












