Giulia dal ponte della liburna bireme guardava avvicinarsi Pandataria, l’isola dispensatrice di ogni bene: l’odierna Ventotene. La nave, col rostro di lupo imperiale a prua e il vento di Levante nelle vele, solcava le onde al ritmo dei remi. I delfini sorridevano al lupo dai denti d’avorio, strappando la giovane donna dai tristi pensieri.
Giulia Maggiore (Roma, ottobre 39 a.C. – Reggio Calabria, 14 d.C.), figlia naturale dell’Imperatore Ottaviano Augusto e di Scribonia, accusata di adulterio e tradimento per aver complottato contro la vita di suo padre, fu confinata sull’isola di Pandataria, dove rimase cinque anni. Donna molto attraente e di elevata cultura, Giulia fu utilizzata dal padre per concentrare il potere nelle sue mani, stringendo alleanze con famiglie importanti della Roma imperiale. I diversi matrimoni imposti alla figlia confermano tale modus regnandi. L’attaccamento che l’Imperatore provava per sua figlia Giulia non fu sufficiente a evitarle il confino, evento che suscitò in lui amarezza e vergogna.

Il piroscafo postale ha lasciato il porto di Gaeta. Dagli oblò i confinati antifascisti guardano la terraferma allontanarsi. Negli occhi gli affetti, la rabbia e il nuovo che si andava configurando all’orizzonte. Nel 1941, i federalisti confinati a Ventotene: l’ex comunista Altiero Spinelli, il liberale Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e la moglie, la tedesca Ursula Hirschmann, e molti altri antifascisti, con l’intenzione di comprendere e correggere gli errori del passato, elaborano il documento Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, noto come Manifesto di Ventotene, frutto del fermento di idee che interessò quel periodo storico.
I confinati scrivono il Manifesto col carboncino sognando un’Europa libera, unita e pacifica, una società di liberi e uguali, prodromica alla nascita di una federazione europea: gli stati Uniti d’Europa. Gli autori individuano l’origine delle crisi che hanno portato alle due guerre mondiali: l’esistenza di Stati sovrani “concorrenti e potenziali nemici”, messi gli uni contro gli altri (bellum omnium contra omnes) da forze sovraniste e nazionaliste. Spinelli e Rossi hanno poi indicato la formazione di una coscienza unitaria nel campo culturale e morale come premessa inderogabile per giungere ad un ordinamento unitario in campo internazionale che si configuri progressivamente mediante graduali riforme da apportare nell’ambito di ogni singolo Stato. Immaginavano che il progetto di un ordinamento federale europeo fosse di facile attuazione, data la necessità di ricostruire ex novo l’economia, le barriere doganali, le regole di integrazione delle minoranze etniche, la sovranità e gli stessi confini politici degli Stati distrutti dalla guerra. Hanno quindi fondato l’organizzazione clandestina chiamata Movimento Italiano per la Federazione Europea, che, operando all’interno dei partiti politici, avrebbe dovuto favorire il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
- adozione di una moneta unica e una politica economica che inibisca sistemi economici protezionisti e chiusi;
- libera circolazione delle merci e dei cittadini appartenenti alla federazione;
- rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali;
- adozione di una politica estera unica;
- creazione di un esercito unico federale che sottragga ai singoli Stati il potere di fare la guerra, dilaniandosi in continui conflitti.
Le altre competenze: scuola, cultura, giurisdizione penale e civile, ecc. sarebbero rimaste in capo ai singoli Stati.
Nei tre capitoli del Manifesto, Spinelli e Rossi sintetizzano l’aspetto fondamentale del progetto: la “protezione della civiltà europea” mediante il rifiuto del nazionalismo, del sovranismo e del corporativismo. Ritengono, infatti, nemici principali della civiltà europea gli Stati nazionali sovrani che hanno disatteso il loro compito originario: proteggere e far prosperare i cittadini.
Rossi e Spinelli avevano previsto anche la nascita del Partito Rivoluzionario Federalista che, dopo la vittoria sul fascismo, avrebbe dovuto convogliare la forza rivoluzionaria della massa verso la rinascita democratica e portare all’instaurazione di una Costituente. L’idea di un Partito Rivoluzionario Federalista, nel 1943, con l’elaborazione del documento Tesi politiche, fu abbandonata a favore del Movimento Italiano per la Federazione Europea. Gli autori del Manifesto avevano comunque compreso l’intrascurabile necessità di non lasciare la massa nelle mani di chi fa più chiasso, di chi ha più quattrini, di chi ha il potere e il successo; ed avevano ben chiaro che i regimi di massa, come i fascismi, si combattono ridando valore all’uomo, alla ragione, alla libertà. Nel Manifesto si legge: “le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime”.

Il modello europeo teorizzato da Spinelli e Rossi non è ancora pienamente realizzato in quanto ha 27 diverse politiche di bilancio e di spesa pubblica; 27 politiche estere e 27 sistemi di difesa militare. Ed entra in crisi ogniqualvolta affiorano interessi e sentimenti protezionistici che spingono gli Stati allo scontro e alla concorrenza: ne è un esempio l’attuale crisi migratoria dell’exclave spagnola di Ceuta nel Nord Africa che ha avvelenato i rapporti tra Italia e Spagna. Il modello europeo manca, cioè, di sovranazionalità in settori sensibili: spesa pubblica, politica estera e difesa.
Certo è che Spinelli e Rossi – nel cercare di liberare gli europei “dagli incubi del militarismo e del burocratismo nazionale” – non avrebbero potuto prevedere l’emersione di spinte antagoniste portatrici di interessi opposti alla creazione di un’Europa unita, pacifica e libera: ultraconservatori, ultranazionalisti, ultrasovranisti, fautori del pragmatismo atlantico, europeisti bellicisti che pospongono gli interessi dei popoli europei a quelli dettati dall’industria delle armi e da poteri esterni al contesto europeo.
Tali spinte antagoniste stanno gradualmente portando l’Europa verso il proprio suicidio strategico ed economico che la vede trasformarsi in un “teatro d’attrito secondario”, una zona ad alta militarizzazione, in grado di assorbire i costi operativi ed economici di conflitti decisi altrove e che nulla hanno a che vedere coi popoli europei. Così l’Unione Europea, in barba al Progetto di Spinelli e Rossi, dopo aver imposto uno stato di crisi energetica ed economica permanente, ha imposto il drenaggio di centinaia di miliardi di euro dagli investimenti produttivi, dalla sanità, dal welfare e da altri settori strutturali, per acquistare armamenti, decretando la propria definitiva ed irreversibile esclusione dalla competizione globale.
Giulia, Altiero, Ernesto, Eugenio e molti altri da Ventotene guardano il mare e continuano a sognare una società di liberi e uguali.












