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VALENTINO, COSE DA RICCHI CONFEZIONATE DA POVERA GENTE SFRUTTATA

Umberto Rapetto di Umberto Rapetto
20/01/2026
in EDITORIALI
VALENTINO, COSE DA RICCHI CONFEZIONATE DA POVERA GENTE SFRUTTATA
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TE LO LEGGO IO

Dinanzi alla morte quasi tutti riescono a intenerirsi davvero o semplicemente a farlo credere.
La triste notizia della dipartita di qualcuno, specie se importante, resuscita istantaneamente la pletora di mitomani che ne vantano amicizie viscerali che l’interessato non ha certo modo di smentire. La drammatica circostanza è sempre podio per esibire frasi ad effetto capaci di far impallidire il redattore degli epigrammi sugli involucri dei Baci Perugina. Il legittimo dolore degli aventi diritto viene sommerso dal sudore di chi si sforza di trovare l’appellativo più roboante e tra mille spicca il titolo supremo di “imperatore”, epiteto non sempre riferibile ad Ottaviano Augusto o ad altri illuminati personaggi storici.
Valentino Garavani ha senza dubbio dominato per tanti anni le scene e i mercati intercontinentali. Il suo nome, però, è lo stesso che oggi nobilita capi di abbigliamento e accessori realizzati sfruttando manodopera pagata 3 o 4 euro l’ora. Il sinonimo dell’eleganza è associato anche alla più ignobile utilizzazione dei lavoratori, un peso che avrebbe dovuto essere insopportabile per chi non poteva non conoscere il backstage dei propri affari.
Ma il mondo del business non conosce pietà e quel che conta è la redditività, quella che i fondi di investimento inseguono inzaccherando quotidianamente la creatività e rendendo complici anche le anime capaci di sognare e inventare.
Il marchio, quello con la grande V inscritta in un rettangolo con i due lati verticali a semicerchio, si ha l’impressione che si possa esser tramutato da emblema di creatività a sigillo dell’industrializzazione del caporalato.
Non si scarichi la responsabilità di questo degrado sui tedeschi della HDP, sul Gruppo Marzotto, sul fondo Permira, sulla moglie dell’emiro del Qatar, su Kering e su chi altro arriverà a possedere quote: sugli oggetti di lusso c’è il nome di Valentino, non degli azionisti presenti, passati e futuri.
Non credo che i “maestri” di certe grandi “maison” accumulino denaro senza darsi ragione della sua origine e senza vergognarsi della feroce catena di subfornitura. Al cervello e al cuore che hanno animato l’avvio di certe appassionanti avventure, subentra la villosità dello stomaco con peli tanto lunghi da poterci fare maglioni e cappotti.
Fortunatamente c’è gente che non si fa impressionare dall’aura di onnipotenza di certe realtà imprenditoriali e giustamente avvia le iniziative di sua competenza.
Non voglio parlare di chi luccica sulle pagine patinate delle riviste glamour, ma preferisco sottolineare il lavoro di chi di pagine vive quelle degli atti giudiziari, scritte sulla base di accertamenti e prove e non compilate per ossequiare l’inserzionista di questo o quel magazine.
Il commissariamento della Valentino Bags Lab, azienda finita in amministrazione giudiziaria, è il risultato dell’impegno e della professionalità di un magistrato per il quale le “firme” che contano sono quelle sui verbali e sulle assunzioni di responsabilità.
Paolo Storari, sostituto Procuratore della Repubblica a Milano, è il pubblico ministero che ha fatto scoppiare il caso Valentino e che in precedenza aveva chiesto ed ottenuto altri “commissariamenti” nei confronti di Alviero Martini, Armani Operations e Manufactures Dior. L’adozione di “contromisure” aveva portato alla revoca dei provvedimenti di queste ultime tre aziende e forse anche per Valentino Bags la situazione potrà evolvere in direzione simile, ma queste storie non possono e non devono finire nel dimenticatoio.
Al di là dei ravvedimenti operosi e degli sviluppi processuali, la nostra coscienza non deve rimarginare le profonde ferite alla dignità umana che viene e continuerà ad essere maciullata dagli affilati ingranaggi della spietata macchina del profitto.
Facciamo in modo che lo schiavismo non vada più di moda, smettendo di comprare i pur accattivanti prodotti nel cui prezzo esorbitante non c’è equa remunerazione per chi li ha realizzati.
Non si esiti a puntare il dito contro i negrieri del terzo millennio, quelli che fanno finta di non sapere cosa succede prima che la borsa o l’abito finiscano in vetrina, che sorridono nell’esibire le loro fortune nascondendone le radici, che commuovono alla loro scomparsa ma alla loro fama dimenticano di aggiungere la silenziosa fame di tanti poveracci.

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Umberto Rapetto

Umberto Rapetto

Segno zodiacale Leone, maturità classica alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste e in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata, generale della Guardia di Finanza in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, docente universitario e giornalista, è stato consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e poi Group Senior Vice President con delega alle Iniziative e ai Progetti Speciali del colosso nazionale delle comunicazioni da cui è uscito in totale divergenza con le scelte aziendali. Paracadutista e istruttore di tiro rapido, è stato il pioniere delle investigazioni tecnologiche. Protagonista di indagini che rappresentano vere e proprie pietre miliari della lotta al cybercrime, tra cui la cattura degli hacker entrati nel Pentagono e nella NASA nel 2001 e il recupero dei dati del naufragio della Costa Concordia, ha guidato le indagini – svolte su delega della Corte dei Conti – inerenti la mancata connessione delle slot machine al sistema dell’Anagrafe Tributaria con un miliardario danno per l’Erario. Quest’ultima attività investigativa ha determinato il suo trasferimento alla frequenza di un corso al Centro Alti Studi Difesa dove era docente da sedici anni e la pianificata rimozione lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dopo ben 11 interrogazioni parlamentari sull’assoluta inopportunità di un suo trasferimento ad altro incarico. In GdF ha prestato servizio – tra l’altro – al Comando Generale, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo Speciale Investigativo ed è stato direttore del Progetto Intersettoriale “Sicurezza Informatica e delle Reti” all’Autorità per l’Informatica nella P.A. Ha svolto attività di docenza universitaria negli Atenei di Genova, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Trento, Chieti/Pescara, Teramo, Parma, Palermo, Macerata, LUMSA di Roma, Cattolica del Sacro Cuore alla sede di Piacenza, LINK Campus – University of Malta – Roma, “LUM – Jean Monnet” di Bari, LIUC di Castellanza. Relatore e chairman in convegni nazionali ed internazionali in materia di criminalità economica e tecnologica, in ambito istituzionale svolge e ha svolto attività di docenza presso la NATO School di Oberammergau (D), le Scuole di Addestramento delle strutture di intelligence, il Centro Interforze di Formazione Intelligence e Guerra Elettronica dello Stato Maggiore Difesa, la Direzione Corsi di Elettronica ed Informatica di SMD, la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi della Difesa, l’Istituto Superiore Stati Maggiori Interforze ISSMI, la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, la Scuola Tecnica della Polizia di Stato, l’Istituto Superiore di Polizia, la Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa e Investigativa di Pescara, l’Accademia della Guardia di Finanza, la Scuola di Polizia Tributaria, la Scuola Sottufficiali della GdF, l’Accademia Navale, l’Accademia della polizia rumena. Come free-lance ha svolto attività didattica presso il Centro di Management ISVOR-FIAT, la Scuola Superiore G. Reiss Romoli (poi Telecom Italia Learning Service) del Gruppo Telecom, l’Istituto di Informatica Direzionale IBM, l’IRI Management, l’Istituto Nazionale di Formazione Aziendale INFORMA, CEIDA, Paradigma, SOMEDIA La Repubblica, CEGOS, il Centro di Formazione Il Sole 24 ORE. Consigliere del Presidente pro tempore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prof. Fabio Pistella, per la sicurezza tecnologica, e in materia di protezione dei dati e dei sistemi informatici dei Presidenti Pippo Ranci e Sandro Ortis all’Autorithy per l’Energia, è stato anche consulente delle Procure presso i Tribunali di Roma, Viterbo, Grosseto, Cosenza, Palermo, Massa, Pescara e Paola, della Commissione Parlamentare diinchiesta sull’AIMA, del Comitato Usura, estorsioni e riciclaggio nell’ambito della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, della Commissione d’inchiesta sull’Affare Telekom Serbia. E’ stato rappresentante e relatore per le rispettive delegazioni italiane in Interpol a Lyon (F), in NSG a Paris (F) e Berlin (D), in MTCR a Munich (D), in Comunità Europea a Strasbourg (F) e a Bruxelles (B), in Europol a Den Haag (NL). Già membro onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia Investigativa e dell’Association for Certified Fraud Examiners (ACFE), è certificato “Security Advisor” EUCIP Champion (European Certification for Informatics Professionals). Autore di oltre 50 libri, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990, ha collaborato con i più importanti quotidiani e periodici nazionali ed è una delle firme de Il Sole 24 ORE e de Il Fatto Quotidiano e del settimanale OGGI. Attualmente è CEO della start-up HKAO – Human Knowledge As Opportunity operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti, della riservatezza dei dati e del controspionaggio industriale con attività di consulenza, coaching, progettazione, formazione. E’ Presidente della Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali della Repubblica di San Marino (Authority di cui è stato Vice Presidente dall’aprile 2019 al gennaio 2022).

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