Le missive destinate al Re, spesso, erano “analisi” delle situazioni estere e interne; ovviamente nulla di paragonabile al mondo contemporaneo.
Un ufficiale assiro di stanza nel regno di Kumme, vera e propria spia assira, elaborò numerosi “rapporti di intelligence”. Riportò la sconfitta del re urarteo nel territorio della frontiera nord-orientale (al confine fra i moderni Iraq e Iran). Riferì di alcuni movimenti sospetti da parte del regno di Ukku, alleato al nemico.
L’Assiria controllava territori ritenuti di importanza strategia come l’accesso alle catene montuose più interne del massiccio anatolico per la presenza di legname pregiato che gli Assiri raccoglievano in grandi quantità e trasportavano via fiume fino al cuore dell’impero.
Le aree sorvegliate dalle fortificazioni erano costantemente pattugliate da gruppi di “soldati scout” in ricognizione, chiamati in assiro dajâlu, termine anche tradotto anche come “spia”. Il loro scopo era controllare i movimenti lungo la frontiera, bloccare eventuali penetrazioni del proprio fronte o, eventualmente, sfruttare a loro volta le vie meno sorvegliate per sconfinare in territorio nemico con missioni di spionaggio. Si possono immaginare questi soldati con compiti di spionaggio valicare la frontiera attraverso vie più celate rispetto a quelle principali, magari le stesse sfruttate da gruppi di fuggitivi e da contrabbandieri.
Tra Assiria e Urartu vi era una via di contrabbando; il traffico era evidentemente garantito dal beneplacito di alcuni ufficiali corrotti.
Si può immaginare che le spie, al fine di non essere identificate, conoscessero la lingua dei luoghi dove sarebbero andati in missione.
La corte assira poteva assicurarsi una serie di controlli incrociati ottenuti tramite lettere dei re vassalli, governatori di provincia assiri, ufficiali di stanza in territorio straniero con compiti di sorveglianza e, infine, gruppi di soldati-spia mandati a controllare sul campo le informazioni. Una vera e propria “rete di intelligence” che permetteva di anticipare eventuali colpi del nemico, ma anche di monitorarne i disordini interni o le sconfitte subìte da popolazioni terze, con un conseguente loro indebolimento per approfittarne.
L’occasione che però più di ogni altra potrebbe essere stata colta dal re assiro per orchestrare una campagna militare fu la sconfitta subita da Urartu da parte dei Cimmeri. I rapporti parlarono di undici governatori urartei uccisi, la fuga a cavallo del Re urarteo; l’esercito elesse un nuovo sovrano, vi furono una ristrutturazione dell’esercito, rivolte interne e l’invasione dei Cimmeri.
In virtù del suo apparato di intelligence il re Saragon II preparò e condusse una campagna militare che, pur non annientando il regno di Urartu, inflisse un colpo durissimo. L’Assiria, con una memorabile vittoria, riacquistò un’ampia parte della regione ed il nemico perse il ruolo di pericoloso antagonista.
Il Montecuccoli fu militare e intellettuale. Nei suoi studi cercò di dare un ordine sistematico alle esperienze maturate sui campi di battaglia.
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