Tanti – lontani da performance amatorie da film a luci rosse – stanno tirando un sospiro di sollievo. Nessuno saprà mai della castità o delle ridotte prestazioni, tenute gelosamente nascoste ad amici e parenti.
A tranquillizzare gli interessati è il semplice fatto di non aver mai avuto un’automobile della Nissan e tanto meno una di quelle destinate al mercato statunitense…
La notizia, apparentemente tirata fuori per totalizzare visualizzazioni a gogò, è vera e documentata così da evitare lagnanze di sorta.
In primis devo dire di esser inciampato in questa storia facendo una ricerca sulle tecnologie informatiche a bordo delle moderne autovetture e sulle ovvie implicazioni inerenti sicurezza e riservatezza.
Cerco un documento intitolato “Privacy Not Included” redatto qualche anno fa da Mozilla (la “mamma” del browser Firefox) e inerente le questioni che incrociano automobili e privacy.
Quando scopro che la ricerca di mio interesse è stata “rimossa”, invece di arrendermi decido di scavare in Rete e – abituato a certa archeologia – ovviamente la ritrovo.
La sua lettura si fa subito interessante e qui la mia attenzione viene richiamata dal passaggio in cui il documento dice “Nissan si è guadagnata il penultimo posto per la raccolta di alcune delle categorie di dati più inquietanti che abbiamo mai visto. Vale la pena leggere la recensione per intero, ma è bene sapere che tra questi dati rientra la tua «attività sessuale»”.

A quel punto ho raccolto l’invito a vedere la versione integrale della recensione dove ho potuto leggere che i signori di Nissan “Dichiarano apertamente di poter raccogliere e condividere informazioni sulla tua attività sessuale, dati relativi a diagnosi mediche, informazioni genetiche e altri dati personali sensibili a fini di marketing mirato. Non ce lo stiamo inventando affatto: è scritto nero su bianco nell’informativa sulla privacy di Nissan USA”.

Le pagine web sono come le ciliegie, perché una tira l’altra, e così ho voluto andarmi a pescare la cosiddetta “informativa privacy” che Nissan ha pubblicato sul web a gennaio 2023 per i suoi clienti americani…
La pagina è a disposizione di chi vuole sincerarsi della attendibilità di questa bizzarra circostanza. Basta fare clic qui e – quasi per magia – visualizzare qualcosa che ora non sarebbe più disponibile. Allora basta premere simultaneamente i tasti CTRL e F (se si ha un computer) o selezionare “Trova nella pagina” (se si usa uno smartphone) e inserire come chiave di ricerca la parola “sexual”.
In un baleno il dispositivo elettronico a nostra disposizione ci porta alla sezione della informativa in cui si legge che Nissan USA raccoglie e tratta “Dati personali sensibili, tra cui: numero della patente di guida, numero di identificazione nazionale o statale, stato della cittadinanza, stato migratorio, razza, origine nazionale, convinzioni religiose o filosofiche, orientamento sessuale, attività sessuale, geolocalizzazione precisa, dati relativi a diagnosi sanitarie e informazioni genetiche”.

Un vecchio carosello di un confetto lassativo aveva come protagonista l’attore Tino Scotti che esclamava “Basta la parola”. In questo caso il testo autentico del documento della casa automobilistica è sufficiente per comprendere la fragilità della nostra riservatezza e magari ha smosso l’intestino pigro di qualche amante fedifrago.
Resta da capire come Nissan possa conoscere orientamento e vita sessuale e perché ne raccolga i relativi dati. Lo farebbe per migliorare il servizio alla clientela e qui la curiosità sale alle stelle….
Adesso qualcuno dirà che la turpe vicenda era ambientata negli Stati Uniti, ma forse è lo spunto per una piccola riflessione sulla nostra privacy che ogni giorno lasciamo calpestare senza nemmeno più accorgercene…











