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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PROVOCA DIPENDENZA COME ALCOOL, DROGA E GIOCO D’AZZARDO

Umberto Rapetto di Umberto Rapetto
15/05/2026
in EDITORIALI
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PROVOCA DIPENDENZA COME ALCOOL, DROGA E GIOCO D’AZZARDO
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TE LO LEGGO IO

La notizia di una ragazza in cura in Veneto per una preoccupante sindrome di dipendenza da un “chatbot” ha lasciato tutti stupiti. Forse perché non tutti sanno cos’è un chatbot e magari qualche piemontese è portato a pensare al “ciabòt” che è quel capanno tipico di vigneti e terreni agricoli in cui trovano riparo gli attrezzi e non di rado i contadini per bere un buon bicchiere di vino…
Il termine “chatbot” è la crasi di “chat” (la chiacchierata cui ci siamo abituati con la messaggistica istantanea) e “robot” (che – senza immaginarne fattezze antropormofiche – è un sistema che automatizza attività e nella fattispecie risponde a domande con nozioni precedentemente memorizzate).
Chi adopera soluzioni di intelligenza artificiale e ha l’impressione di dialogare con un essere umano opportunamente attrezzato con macchine informatiche e giganteschi archivi elettronici onniscienti, in realtà discorre e si confronta con una macchina programmata per replicare con dichiarazioni precotte, flessibili per soddisfare qualunque interlocutore, accondiscendenti quel tanto che basta per fidelizzare chi utilizza il sistema.
La giovane italiana sotto osservazione e in terapia aveva poco alla volta abbracciato il prodotto di intelligenza artificiale, trovandovi comprensione assoluta e affetto irrinunciabile. “Lui sì che mi capisce” è stata la molla che ha spezzato i contatti con la famiglia, gli amici e i conoscenti, tutti considerati incapaci di immedesimarsi in sentimenti ed esigenze della ragazza.
Inizia in questo modo l’immersione in una realtà che non esiste e che porta a scendere sempre più in profondità senza possibilità di ritornare in superficie, Una sorta di apnea cerebrale che ogni giorno si allunga fino a risucchiare la vita di chi cade in questo baratro infinito.
Il problema – difficilmente risolvibile – risiede nella fase di ingegnerizzazione dei “chatbot”, deliberatamente progettati per creare viscerale dipendenza.
Alcuni ricercatori della University of British Columbia – basandosi su una valutazione dell’interfaccia utente (UI) di otto chatbot basati sull’intelligenza artificiale (Character.AI, ChatGPT, Claude, Gemini, Meta AI, Microsoft Copilot, Perplexity e Replika), hanno identificato quattro principali meccanismi di dipendenza, ovvero risposte non deterministiche, repliche immediate, sollecitazioni con notifiche via mail e linguaggio empatico e accomodante.
Esaminiamo queste colonne portanti, cominciando dalle risposte non deterministiche, riconoscendo che i riscontri dei chatbot basati sulla IA sono spesso imprevedibili e non sempre soddisfano le richieste degli utenti. Non è un errore o un limite, perché i neuroscienziati parlano in proposito di “incertezza della ricompensa”, emozione che tende ad aumentare il rilascio di dopamina analogamente a quel che succede al giocatore d’azzardo dinanzi ad una slot machine.
Quando l’utilizzatore pone un quesito al chatbot non deve aspettare come gli capiterebbe alle prese con un soggetto in carne ed ossa che, prima di aprire la bocca, riordina le idee e struttura logicamente il suo discorso.
Le otto piattaforme sono fulminee nel dare riscontro e si differenziano per la modalità di presentazione sullo schermo.
Mentre Gemini e Copilot utilizzano un effetto di “dissolvenza”, le altre piattaforme forniscono la loro risposta “parola per parola”. Anche qui nulla è lasciato al caso, perché queste visualizzazioni dinamiche agiscono come “segnali predittivi della ricompensa”, proprio come la grafica visiva di rinforzo nelle slot machine”, spingendo potenzialmente gli utenti a cercare interazioni con i chatbot più gratificanti.
Altro punto di forza nel processo di circonvenzione degli utenti è offerto su un vassoio d’argento e consiste nel meccanismo delle notifiche. Ogni piattaforma ha specifiche funzionalità che permettono ai chatbot di avviare conversazioni con gli utenti che ricevono mail di invito a connettersi.
Naturalmente chi si avvale di questi sistemi di intelligenza artificiale non va a pensare che si tratti di un artifizio automatico che spedisce messaggi in posta elettronica ad un elenco di persone che in precedenza hanno utilizzato un certo servizio. I fruitori di queste opportunità sono portati a percepire la notifica come una apprezzabile premura, una sorta di generoso slancio della AI che dimostra di essere interessatq a restare in contatto, ad offrire la propria collaborazione, a far sentire la sua presenza, a confermare la propria disponibilità ad ascoltare….
Il quarto ingrediente – purtroppo vincente, vincente per i malinzionati – è la modulazione del linguaggio, fatto di frasi empatiche ed accomodanti. Il chatbot è estremamente pronto a confermare le aspettative e a condividere timori e dubbi dell’essere umano che vi si rivolge.
L’intelligenza artificiale tende ad essere d’accordo con l’utente e il suo colloquiare è accondiscendente a prescindere dalla attendibilità e dalla veridicità di quanto sostenuto dall’utente. Le piattaforme più scaltre – si pensi a Replika – sono capaci di creare compagni virtuali che fanno sentire gli utenti ascoltati e addirittura finalmente compresi, accelerando il passo verso la dipendenza dalla IA.
Queste considerazioni ad alta voce possono suonare strane a chi si è innamorato delle novità informatiche, ma se si mette da parte un eccessivamente istintivo entusiasmo ci si accorge che qualcosa non va.
Ci si trova davanti a chatbot realizzati e preordinati per influenzare chi se ne serve, fertilizzando l’atmosfera di finalmente raggiunta serenità, accelerando il processo di dipendenza, ipnotizzando l’utente fino a fargli perdere il contatto con la realtà e facendo credere che sia umano quel che assolutamente non è l’interlocutore.
E’ venuto il momento di capire cosa abbiamo dinanzi prima che sia un piccolo puntino nello specchietto retrovisore. Non si può tornare indietro, non dimentichiamolo. Mai.

 

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Umberto Rapetto

Umberto Rapetto

Segno zodiacale Leone, maturità classica alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli, laurea in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste e in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata, generale della Guardia di Finanza in congedo, già comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche, docente universitario e giornalista, è stato consigliere strategico del Presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e poi Group Senior Vice President con delega alle Iniziative e ai Progetti Speciali del colosso nazionale delle comunicazioni da cui è uscito in totale divergenza con le scelte aziendali. Paracadutista e istruttore di tiro rapido, è stato il pioniere delle investigazioni tecnologiche. Protagonista di indagini che rappresentano vere e proprie pietre miliari della lotta al cybercrime, tra cui la cattura degli hacker entrati nel Pentagono e nella NASA nel 2001 e il recupero dei dati del naufragio della Costa Concordia, ha guidato le indagini – svolte su delega della Corte dei Conti – inerenti la mancata connessione delle slot machine al sistema dell’Anagrafe Tributaria con un miliardario danno per l’Erario. Quest’ultima attività investigativa ha determinato il suo trasferimento alla frequenza di un corso al Centro Alti Studi Difesa dove era docente da sedici anni e la pianificata rimozione lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dopo ben 11 interrogazioni parlamentari sull’assoluta inopportunità di un suo trasferimento ad altro incarico. In GdF ha prestato servizio – tra l’altro – al Comando Generale, al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo Speciale Investigativo ed è stato direttore del Progetto Intersettoriale “Sicurezza Informatica e delle Reti” all’Autorità per l’Informatica nella P.A. Ha svolto attività di docenza universitaria negli Atenei di Genova, Pisa, Roma La Sapienza, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Trento, Chieti/Pescara, Teramo, Parma, Palermo, Macerata, LUMSA di Roma, Cattolica del Sacro Cuore alla sede di Piacenza, LINK Campus – University of Malta – Roma, “LUM – Jean Monnet” di Bari, LIUC di Castellanza. Relatore e chairman in convegni nazionali ed internazionali in materia di criminalità economica e tecnologica, in ambito istituzionale svolge e ha svolto attività di docenza presso la NATO School di Oberammergau (D), le Scuole di Addestramento delle strutture di intelligence, il Centro Interforze di Formazione Intelligence e Guerra Elettronica dello Stato Maggiore Difesa, la Direzione Corsi di Elettronica ed Informatica di SMD, la Scuola di Guerra, il Centro Alti Studi della Difesa, l’Istituto Superiore Stati Maggiori Interforze ISSMI, la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia, la Scuola Tecnica della Polizia di Stato, l’Istituto Superiore di Polizia, la Scuola di Polizia Giudiziaria Amministrativa e Investigativa di Pescara, l’Accademia della Guardia di Finanza, la Scuola di Polizia Tributaria, la Scuola Sottufficiali della GdF, l’Accademia Navale, l’Accademia della polizia rumena. Come free-lance ha svolto attività didattica presso il Centro di Management ISVOR-FIAT, la Scuola Superiore G. Reiss Romoli (poi Telecom Italia Learning Service) del Gruppo Telecom, l’Istituto di Informatica Direzionale IBM, l’IRI Management, l’Istituto Nazionale di Formazione Aziendale INFORMA, CEIDA, Paradigma, SOMEDIA La Repubblica, CEGOS, il Centro di Formazione Il Sole 24 ORE. Consigliere del Presidente pro tempore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), prof. Fabio Pistella, per la sicurezza tecnologica, e in materia di protezione dei dati e dei sistemi informatici dei Presidenti Pippo Ranci e Sandro Ortis all’Autorithy per l’Energia, è stato anche consulente delle Procure presso i Tribunali di Roma, Viterbo, Grosseto, Cosenza, Palermo, Massa, Pescara e Paola, della Commissione Parlamentare diinchiesta sull’AIMA, del Comitato Usura, estorsioni e riciclaggio nell’ambito della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari, della Commissione d’inchiesta sull’Affare Telekom Serbia. E’ stato rappresentante e relatore per le rispettive delegazioni italiane in Interpol a Lyon (F), in NSG a Paris (F) e Berlin (D), in MTCR a Munich (D), in Comunità Europea a Strasbourg (F) e a Bruxelles (B), in Europol a Den Haag (NL). Già membro onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia Investigativa e dell’Association for Certified Fraud Examiners (ACFE), è certificato “Security Advisor” EUCIP Champion (European Certification for Informatics Professionals). Autore di oltre 50 libri, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1990, ha collaborato con i più importanti quotidiani e periodici nazionali ed è una delle firme de Il Sole 24 ORE e de Il Fatto Quotidiano e del settimanale OGGI. Attualmente è CEO della start-up HKAO – Human Knowledge As Opportunity operante nello scenario della sicurezza dei sistemi e delle reti, della riservatezza dei dati e del controspionaggio industriale con attività di consulenza, coaching, progettazione, formazione. E' stato Presidente della Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali della Repubblica di San Marino dal febbraio 2022 all'aprile 2026 (Authority di cui è stato Vice Presidente dall'aprile 2019 al gennaio 2022).

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