In queste pagine più volte si è parlato di una presunta “Dottrina Trump”. Tra gli altri si ricordano: “Destino manifesto” e “La strategia di sicurezza nazionale statunitense”.
Più volte la stampa nazionale ed estera hanno avvicinato gli enunciati ed i comportamenti di Trump alla “Dottrina Monroe” (1823) e ad una presunta superiorità, il “destino manifesto”, che aleggia su tutta la storia statunitense. La “supremazia mondiale”, il posizionare la bandiera a stelle e strisce per Trump pare sia divenuta un’ossessione quotidiana. Sovviene la celebre scena del film “Il Grande Dittatore” del grande Charlie Chaplin con Hitler che giocava con mappamondo. Se con Monroe si parlò di isolazionismo per Trump potremmo coniare: “È tutto mio, mi prendo tutto”.
L’avvicinarsi delle elezioni di medio termine negli USA che, secondo sondaggi riportati dai media, non si prospettano favorevoli al Presidente, stanno generando ulteriori desideri di possesso nell’uomo più potente del mondo.
Probabilmente vuol presentare agli elettori il suo MAGA: “Gli USA sono padroni del mondo e annettono quello che vogliono”.
Facciamo un breve riepilogo sui propositi di annessione del “ciuffo biondo”.
Prima pretendeva di cucire la cinquantunesima stella sulla bandiera annettendo il Canada. Per ora ha soprasseduto avviando una guerra economica con il Paese nord americano. La follia dei dazi è poi proseguita con quasi tutto il mondo con un coacervo di tariffe dove forse si è perso anche lui in quanto le ha annunciate, in parte applicate, poi parzialmente revocate, poi riapplicate con movimenti ondivaghi, tipici di una discutibile lucidità.
Poi voleva annettere o conquistare la Groenlandia, anche con attacco militare, dimenticando che l’enorme isola è parte della Danimarca, membro dell’Unione Europea e della NATO. Non di rado ritorna sul suo proposito.
In un sol boccone ha di fatto conquistato il Venezuela. Rapito il Presidente Maduro, sicuramente non un leader democratico che nessuno rimpiange, ha imposto il Governo Quisling di turno, retto dalla vice Presidente del Paese. Certamente è stato calpestato il diritto internazionale. Il diritto è Trump o Trump è il diritto?
Cuba subisce inusitati blocchi economici in attesa che la popolazione sia ridotta alla fame e, forse, con le rimanenti poche energie tenti una rivolta. Come un avvoltoio attende di farla sua senza particolari impegni bellici per piantare la bandiera statunitense e ampliare il territorio nazionale.
Ha iniziato un’insensata guerra contro l’Iran credendo di fare come con il Venezuela. Qui ha ucciso il sanguinario e feroce Alì Khamanei, che nessuno rimpiangerà, ma non è certo un atto legittimo.
Il conflitto, probabilmente pensato come una “guerra lampo”, è divenuto una specie di labirinto dal quale Trump non riesce a trovare una via d’uscita. Non ha studiato bene gli eventi delle due Guerre Mondiali. Gli manca il filo di Arianna o gli uccelli gli hanno mangiato le briciole di Pollicino.
Non sapendo più cosa dire, ha comunicato che lo stretto di Hormuz è suolo statunitense. Attendiamo che anche lo stretto di Bab el-Mandeb sia dichiarato degli USA. Trump sta rincorrendo i suoi errori e nella rincorsa sta seminando nuovi errori. L’uomo più potente del mondo non ha strategia. Non l’aveva all’inizio e tantomeno ha una exit strategy. Comunque la mancanza di una exit strategy è un male endemico degli USA dal dopoguerra.
Le elezioni di medio termine sono sempre più vicine; il timore, o disperazione, aumentano vertiginosamente generando una sequela infinita di errori.
La dottrina Donald è quella di un io ipertrofico che vuole tutto come un bambino viziato.
Lo iniziava così – ed era Indro Montanelli - un editoriale del 1980 nel quale, consapevole di aggiungere un’altra “Stecca nel coro” del politicamente ed intellettualmente corretto, immaginava...
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