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DALL’ENCICLOPEDIA GALATTICA: PUTIN, VLADIMIR

Procopio di Procopio
06/03/2026
in RIFLESSIONI
DALL’ENCICLOPEDIA GALATTICA: PUTIN, VLADIMIR
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TE LO LEGGO IO

“[…] Negli ultimi stadi del conflitto noto come Invasione dell’Ucraina, la figura di Putin emerse come il paradigma del sovrano anacronistico, latore di una obsoleta visione imperiale. La sua decisione di mobilitare i riservisti nel 2026 viene citata dagli storici come il punto di rottura finale della funzione logica nella struttura di comando russa”.

Al Cremlino tirava un’aria pesante. Dmitry Medvedev, gli occhi fissi su una mappa che non rifletteva più la realtà sul campo, picchiettò il dito su un documento appena redatto.

«Due milioni, Vyacheslav. Non un uomo di meno.»

Volodin, Presidente della Duma, fissò il documento con una repulsione mal celata. «Dmitry Anatolyevich, stiamo parlando di uomini che hanno servito anni fa. Pensavano che il loro debito fosse saldato. Hanno famiglie, lavori, vite che non hanno nulla a che fare con questa… situazione.»

Medvedev si voltò, un sorriso amaro sulle labbra. «Il servizio militare, evento del passato? Invece era solo un acconto. Serve il loro sacrificio. Il Presidente non accetta rifiuti.»

«Ma questo spaccherà l’esercito,» obiettò Volodin, le mani che tremavano leggermente mentre impugnava la penna. «I riservisti non sono volontari motivati. Sono persone che hanno passato gli ultimi quattro anni a cercare di ignorare la guerra.»

«Non cerchiamo la loro motivazione, cerchiamo il loro numero,» rispose Medvedev con freddezza. «La legge è pronta. I registri digitali sono chiusi. Non ci sono vie di fuga. O combattono, o marciscono in cella. La Duma deve solo ratificare l’inevitabile.»

Volodin guardò fuori dalla finestra, verso la Piazza Rossa che sembrava improvvisamente troppo vasta. Annuì lentamente, un gesto di sottomissione meccanica. Medvedev si avvicinò, abbassando la voce in un sussurro gelido: «Ancora non capisci, Vyacheslav? Se perdiamo questa guerra, salta lui, e noi due finiremo appesi allo stesso lampione.»

Volodin deglutì. «Approviamo, allora. Che la storia ci perdoni!» La penna scivolò sul foglio per la ratifica. «La legge è pronta.»

Volodin uscì a passi pesanti, che pareva un gerarca. Oltre la porta lo attendevano i guardiani del consenso, i deputati Zyuganov e Gryzlov. Gli si fecero incontro nel corridoio semibuio, i volti scavati dall’ansia di chi sente il terreno tremare.

«È passata, Vyacheslav. Due milioni», sentenziò Volodin senza fermarsi.

Zyuganov sussultò: «Cosa cosa…?! Le piazze esploderanno! È pura follia!»

«Niente piazze, Gennady,» ribatté Volodin. «La mobilitazione sarà graduale, per scaglioni. La rana bollirà poco a poco.»

«E come li pagheremo?» ritorse il deputato. «Le casse sono vuote. Le tasse sono altissime. Gli ucraini bombardano raffinerie, porti, e gasdotti: l’export agonizza! Che diavolo…»

«Pagheremo con la paura. Non con i bonus.»

Gryzlov cercò una via d’uscita tecnica: «E se ignorano le notifiche digitali?»

«La rete è perfetta,» tagliò corto Volodin. «Dalla spedizione al profilo digitale, la notifica è legalmente ricevuta. Chi non si presenta entro ventiquattr’ore non è più solo un disertore: secondo il decreto del 18 febbraio, chi rifiuta “distorce la verità storica”. È un traditore ideologico, un nemico politico. La libertà di scelta è stata eliminata per via algoritmica.

Gryzlov ridacchiò: «Perfetta! E se fuggono all’estero? Ne abbiamo persi quasi un milione nel 2022, per molto meno. Chi farà girare i torni? La manodopera…»

« Ora basta!», tagliò corto Volodin. «Andiamo a pranzo. Il Generale ci aspetta.»

Il Generale Sokolov sedeva al tavolo con la postura rigida tipica dei militari. Davanti a lui, una bottiglia di vodka gelata restava intonsa. Quando i tre politici si sedettero, Sokolov non sollevò nemmeno lo sguardo.

«Allora, Generale,» esordì Volodin, abbassando la voce. «Abbiamo dato al Presidente ciò che voleva. Due milioni di anime. Ora ci dica: quanto dureranno?»

Sokolov fissò il fondo della sua tazza. «La massa è una variabile effimera, se l’attrito è elevato. I servizi inglesi stimano che a gennaio abbiamo perso novemila uomini in più di quanti ne abbiamo arruolati; una stima credibile! Gli ucraini ormai non combattono: gestiscono … una vera e propria filiera della morte”. Le nostre cariche dissennate s’infrangono contro il loro sistema di droni.»

Zyuganov si sporse in avanti: «E le nostre reti all’estero? Le agenzie di “Cooperazione e Sviluppo” stanno filtrando migliaia di uomini, no?»

Sokolov emise un sibilo amaro. «”Cooperazione e Sviluppo”, Gennady? È questo il nome che diamo ora alla tratta dei martiri? Abbiamo trasformato le ambasciate in uffici di collocamento per kamikaze. Reclutiamo giovani africani con la promessa di lavori civili e poi li mandiamo all’assalto con mine anticarro legate al petto. Ma il trucco è svelato: il Kenya in Febbraio ha chiuso sei di queste agenzie. Altri paesi africani stanno reagendo. La fonte sta morendo.»

«E le donne?» chiese Gryzlov. «Il programma Alabuga Start doveva rifornire le fabbriche.»

«Alabuga è un’abominio,» rispose secco il Generale. «Promettiamo carriere professionali a ragazze straniere per poi chiuderle in fabbriche di droni a montare componenti per dodici ore.»

Volodin abbassò la voce: «Quindi questi due milioni di riservisti serviranno solo a intasare il meccanismo?»

«No, Vyacheslav. Serviranno ad arricchire i nostri colonnelli,» concluse Sokolov con una calma glaciale. «I comandanti chiedono quarantamila dollari ai soldati per non mandarli a morire. Quando i rubli finiranno, la catena di comando svanirà. Intanto mandiamo milioni di russi al fronte, guidati da ufficiali che vendono la vita al miglior offerente.»

Il Generale si alzò. «Stiamo sacrificando il futuro della Russia, nel tentativo di resuscitare un passato immaginario.»

«I topi abbandonano la nave.» pensò Volodin, guardando Sokolov allontanarsi.

Nell’ “Ufficio n.1” del Cremlino, Putin alzò lo sguardo dai rapporti. Trump… Le Pen… Farage … il petrolio… «Nove mesi!», mormorò trasognato. «È tutto quel che mi serve!»

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Procopio

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Procopio è un appassionato di Geopolitica che non disdegna il ricorso a carte apocrife per svelare gli Arcana imperii.

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