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DA BELFAST A JOHANNESBURG: DUE PROTESTE DIVERSE, UNA STESSA DOMANDA ALLO STATO

Chiara Elisa Fe di Chiara Elisa Fe
10/07/2026
in LEGALITÀ
DA BELFAST A JOHANNESBURG: DUE PROTESTE DIVERSE, UNA STESSA DOMANDA ALLO STATO
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Le immagini provenienti da Belfast e quelle delle manifestazioni sudafricane sembrano appartenere a mondi lontani. Eppure raccontano una crisi che presenta alcuni tratti comuni: cittadini che accusano lo Stato di aver perso il controllo dell’immigrazione irregolare e di non garantire più sicurezza e rispetto della legge.
Nelle ultime settimane Belfast è tornata al centro del dibattito europeo dopo il grave accoltellamento di un cittadino, episodio che ha alimentato un diffuso sentimento di sfiducia verso la capacità delle istituzioni di gestire fenomeni percepiti come fuori controllo. Nel giro di pochi giorni le manifestazioni sono degenerate in scontri, incendi e atti di violenza, duramente condannati dalle autorità. Al di là dei reati commessi durante le proteste, resta però un dato politico e sociale: una parte della popolazione sostiene di non sentirsi più ascoltata e considera il contrasto all’immigrazione clandestina una priorità alla quale lo Stato non avrebbe saputo rispondere in modo efficace.
A migliaia di chilometri di distanza, il Sudafrica sta vivendo una dinamica che, pur sviluppandosi in un contesto storico e sociale profondamente diverso, presenta alcune analogie. In numerose città migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo maggiori controlli sull’immigrazione irregolare e un’applicazione più rigorosa delle norme esistenti. I promotori delle manifestazioni si definiscono apartitici e sostengono di non voler alimentare divisioni etniche, ma di richiamare l’attenzione su problemi come disoccupazione, criminalità e pressione sui servizi pubblici. Anche in questo caso, tuttavia, le proteste sono state accompagnate da episodi di violenza e intimidazione nei confronti di cittadini stranieri, condannati dal governo e dalle organizzazioni per i diritti umani.
Pur nelle profonde differenze storiche, culturali e politiche tra Irlanda del Nord e Sudafrica, emerge una dinamica comune. In entrambi i casi, una parte della popolazione ritiene che le istituzioni abbiano perso la capacità di governare efficacemente l’immigrazione irregolare e di far rispettare le regole. Da questa percezione nascono richieste di maggiore sicurezza, di controllo del territorio e di un’applicazione più rigorosa della legge. Si tratta di un malcontento che, almeno nelle intenzioni dichiarate da molti manifestanti, nasce dal basso e precede l’intervento dei partiti politici. Allo stesso tempo, è fondamentale distinguere tra queste rivendicazioni e gli episodi di violenza che le hanno accompagnate, poiché i secondi non esauriscono né spiegano da soli le ragioni del disagio espresso da una parte dei cittadini.
Il caso sudafricano, forse ancora più di quello di Belfast, assume un valore profondamente simbolico. La nazione che ha sconfitto l’apartheid e ha costruito la propria democrazia sul principio della riconciliazione si trova oggi a confrontarsi con una parte della popolazione che chiede un maggiore controllo dell’immigrazione irregolare e una più efficace tutela della sicurezza. Garantire il rispetto della legge costituisce uno dei compiti fondamentali di qualsiasi Stato di diritto. Per questo motivo, liquidare automaticamente queste istanze come semplici espressioni di intolleranza rischia di impedire una comprensione più approfondita del rapporto, sempre più fragile, tra cittadini e istituzioni. Comprendere il disagio non significa giustificare ogni forma di protesta o di violenza, ma riconoscere che una democrazia solida deve essere capace di ascoltare le preoccupazioni della società e di rispondere con politiche efficaci, nel pieno rispetto della legalità

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Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fè è dottoressa in Comunicazione Digitale e Social Media e attualmente studentessa di Relazioni Internazionali, Studi Europei. Si occupa di comunicazione politica, dinamiche mediatiche contemporanee e relazioni internazionali, con particolare attenzione ai processi di leadership, alla for-mazione del consenso e alla trasformazione dei linguaggi politici nell’ecosistema digitale. Nel suo percorso accademico ha approfondito il tema della comunicazione politica personalizzata e dei modelli narrativi dei leader, sviluppando una tesi dedicata alle strategie comunicative ad alta resa per-suasiva, con riferimento al caso italiano attraverso l’analisi dell’esperienza di Silvio Berlusconi. I suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai contesti multilaterali europei, dall’informazione strategica agli studi sull’opinione pubblica. Accanto all’impegno accademico, partecipa attivamente alla vita politica e associativa nei momenti ex-tra–professionali, con l’obiettivo di integrare esperienza sul campo, approfondimento analitico e com-prensione dei processi decisionali contemporanei.

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