Pare una ricorrenza annuale; sotto Ferragosto, a parte le gare culinarie, il sovraffollamento delle località di villeggiatura, la calura spesso insopportabile e quant’altro, si liberano una serie di “gialli”, più o meno intriganti e/o coloriti di risvolti criminali.
La festa dell’Assunzione di Maria Vergine, per i credenti, grandi abbuffate e altro per molti, anche quest’anno ci regala un giallo, fortunatamente non cruento. Di giallo sicuramente si tratta.
Riassumiamo in breve . Nella notte del 16 ottobre 2025, sotto l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, fu fatta esplodere una bomba che danneggiò l’autovettura del conduttore di Report. Il 30 giugno di quest’anno la Procura di Roma chiese l’arresto di quattro persone di origine campana le quali confessarono di avere compiuto l’attentato. Il cittadino del Camerun Tavares, da mesi tornato nel Paese d’origine, è stato indicato come intermediato tra gli esecutori materiali e il mandante Walter Lavitola, secondo la Magistratura inquirente. Il Lavitola si è ininterrottamente professato amico del Ranucci, il quale ha sempre creduto, in buona fede, di contraccambiare i sentimenti amicali con il mandante dell’attentato. Sino all’ultimo era totalmente incredulo sulla possibilità che l’amico avesse progettato l’evento criminoso. Era sicuro di quell’amicizia; a parte danni, spavento e altro, sicuramente ha subìto un duro colpo a livello personale che solo lui saprà pesare nel suo “io”. Da non augurare a nessuno un simile tradimento. In politica sono all’ordine del giorno ma i sentimenti sono altro aspetto. Walter Lavitola ha confessato di aver progettato, e fatto portare a termine l’attentato, poiché voleva fargli aumentare la scorta e prevenire un attentato più dirompente, ovvero tutelarlo. Non si esprimono giudizi sulle motivazioni, che verranno approfondite nelle sedi opportune.
Unica certezza è che Sigfrido Ranucci è una vittima, ancorché qualcuno voglia fargli pagare l’attentato subìto estromettendolo dalla trasmissione Report. Oltre al danno la beffa.
Piace richiamare la famosa frase del grande politico, indipendentemente dalla collocazione di partito, Giulio Andreotti, uomo di un’intelligenza arguta e profonda: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”.
In questo “giallo” si può provare a peccare e pensare a una “polpetta avvelenata” preparata per il Ranucci, ovviamente a sua totale insaputa.
Una ricostruzione fantasiosa ma non totalmente folle come gli sbarchi in massa su Marte del miliardario Musk.
Come nei migliori copioni di mafia è l’amico a uccidere per conto della cosca rivale, ovvero un uomo che gode della fiducia della vittima designata.
Qualcuno, una mente sottile, poche ma ce ne sono, avrebbe escogitato un sistema per rendere inoffensivo il giornalista di Report, screditandolo e ponendolo in difficoltà, pur sempre lasciandolo come vittima. Costui avrebbe avvicinato Walter Lavitola convincendolo a preparare, con suoi contatti, un attentato dimostrativo, non mortale, nei confronti di Ranucci. Altrimenti sarebbe diventato un eroe. Soltanto nell’improbabile ipotesi che la Magistratura avesse scoperto il mandante, Lavitola avrebbe confessato presentandosi come un “benefattore” di Ranucci, di fatto affossandolo. Resta da capire quale potrebbe essere la persona che ha avvicinato l’anello principale della catena. Sicuramente il progetto era condiviso da alcuni, anche se, con ogni probabilità il contatto con Lavitola è stato con una sola persona per motivi di sicurezza.
In ogni caso l’affossamento di Ranucci procede a passo di carica. Vedremo i prossimi sviluppi e se Lavitola non farà la fine di Lee Harvey Oswald. I testimoni scomodi spesso bevono caffè corretti con liquidi letali.
Pippo Franco – che oggi nel degradato panorama musicale italiano può esser considerato un aedo del secolo scorso – cantava “Umberto sta a fa’ sempre i scherzi stupidi”...
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