Le manifestazioni e le devastazioni avvenute nei giorni scorsi in città italiane, soprattutto a Milano, meritano dei distinguo affinché non si confondano i due verbi e, pertanto, le due metodologie. Il manifestare fa parte dei diritti civili del cittadino. Il devastare è un crimine. Pertanto, è bene separare la civiltà dall’inciviltà.
L’articolo 17 della Costituzione sancisce:
“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”.
Se ne deduce che il diritto a manifestare è consentito ma non il commettere o reiterare reati quali devastazione, furto, danneggiamento alla proprietà privata e quant’altro offerto da malfattori seriali e non: il peggio del peggio.
Solitamente costoro entrano in azione al termine, o al suo approssimarsi, di manifestazioni sino a quel momento pacifiche, non certo violente o caratterizzate da episodi criminosi. Non è sicuramente un caso che ciò avvenga quando i manifestati, quelli dotati di senso civile, si stiano allontanando, ovvero allo scioglimento di fatto della manifestazione pacifica o, comunque, facilmente controllata dalle Forze dell’Ordine. I pochi facinorosi sono prontamente isolati, spesso dagli stessi manifestanti o dal loro servizio d’ordine. Nessun manifestante pacifico ha interesse ad essere classificato criminale, ancor meno gli organizzatori.
Nel finale, è più che naturale, le Forze dell’Ordine sono stanche e provate, stanno per scaricare, finalmente, la tensione accumulata nelle ore precedenti e intravedono il meritato rilassamento, riposo e fine del difficile turno di servizio.
Ecco che compaiono, sull’imbrunire o prime oscurità, i criminali devastatori. Si tratta di una costante. Sono organizzati, conoscono il territorio, le vie di fuga, la posizione degli oggetti da incendiare e frapporre nelle strade, i negozi e le auto da devastare e incendiare. Sono tra loro collegati e coordinati per non trovarsi isolati. Agiscono in gruppi separati e agguerriti. Hanno con loro mezzi atti ad offendere: sassi, martelli, coltelli ed altro ben occultati nei loro zaini, non disdegnando l’utilizzo di quanto vi è sulle strade (cestini dei rifiuti pesanti, cassonetti e altro). Sono incappucciati, si presentano all’improvviso i vari punti precedentemente studiati. Nulla a che fare con una manifestazione dove talvolta partecipano mamme con bambini. Chiamiamoli con il loro nome: devastatori seriali e criminali portatori di una violenza premeditata. Accuse politiche reciproche sono inutili e fuorvianti. Una gara a chi condanna prima non risolve la sostanza del problema.
Sono, in massima parte, i “Black Bloc” con il loro abbigliamento rigorosamente nero, caschi, sciarpe, occhiali scuri, travisati nel volto con fazzoletti neri. Sostanzialmente i “criminali in nero” che da almeno cinque lustri rovinano manifestazioni, beni e il vivere civile. Non sono solo italiani; molti vengono da altri Paesi. Si infiltrano in troppe manifestazioni, soprattutto in quelle più importanti compiendo atti di vandalismo puro, distanti anni luce dal legittimo ed ordinato dissenso. Appartengono all’area anarco insurrezionalista. Si reputano “duri e puri”; i loro intenti sono la distruzione, la devastazione, i danneggiamenti di tutto quello che possa rappresentare la società capitalistica.
Qualcosa di diverso si è verificato a Milano. Minorenni, anche di 13 o 14 anni, molti “maranza” provenienti dalle periferie, hanno compiuto danneggiamenti e saccheggi nei negozi e nei supermercati del centro città. Si sono autoconvocati e coordinati su Tik Tok. Come sia nata l’iniziativa criminale ancora non è dato conoscere. Sono emuli dei Black Bloc? Dei violenti che protestano in Francia?
Al di là degli esecrabili episodi, sarebbe opportuno ascoltare le ragioni di quelli che chiedono civilmente di esprimere le loro ragioni. Occorre un nuovo approccio prima che sia troppo tardi. Per i devastatori e ladri saranno criminologi, psicologi, psichiatri, sociologi a dare delle interpretazioni sui nuovi modelli sociali di riferimento. Forse necessita anche riconsiderare procedure di prevenzione e investigative, attesa la novità repentina del fenomeno. Quanti ripeteranno le parole di altri affermando che si stavano divertendo perché annoiati come in altri episodi di delinquenza? Se le precedenti generazioni avevano prospettive forse utopiche, le attuali ne hanno di distopiche. Necessita “comprendere” che non significa “giustificare” così come un medico per curare deve fare una diagnosi preceduta da accertamenti mirati.
Cui prodest? A nessuno, tranne ai gruppi dei criminali delusi in cerca di consensi, che si sentono gli eroi del giorno. Strumentalizzare le loro vandaliche azioni fa il loro gioco. Peccato che i professionisti della politica non lo comprendano. Per loro ogni motivo è buono per delegittimarsi l’un l’altro.
Si conclude con le sagge parole del Presidente Mattarella il quale ha parlato di “violenze inattese” perpetrate da “soggetti inediti” per cui occorre una “analisi intelligente” che spazi su “diversi profili”. Si annota che la soluzione non si troverà in pochi giorni.
Può anche succedere che il circo della politica rasenti il teatro dell’assurdo, come in quella commedia di Beckett con i protagonisti ad aspettare Godot che non arrivava.
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