Continuo a vedere gente paralizzata dall’entusiasmo di potersi avvalere di qualcosa che sembri intelligenza artificiale. Credo dannatamente nelle opportunità tecnologiche ma non condivido il tuffo suicida con cui un mucchio di persone scelgono di utilizzare soluzioni che possono avere (e hanno) pericolose controindicazioni.
L’intelligenza artificiale somiglia a tanti compagni di scuola o colleghi di lavoro che negli anni ho visto capaci – pur di compiacere l’interlocutore – di sparare cazzate iperboliche che servivano solo a dar ragione all’insegnante analfabeta, al superiore gerarchico, alla persona importante, oppure a turlupinare il malcapitato di turno. La risposta pronta e magari accondiscendente funziona sempre e la pletora di furbi confida nella disponibilità di stupidaggini per tutte le stagione a patto che siano scritte o raccontate con garbata decisione e senza indugi o titubanze.
L’intelligenza artificiale generativa non ama deludere chi gli pone un quesito e quindi non esita a replicare alle sollecitazioni andando a scartabellare i disordinati appunti acquisiti nelle attività di autoapprendimento. Se non trova nulla che soddisfi l’esigenza o semplicemente la curiosità dell’utente, la spigliata AI non si perde certo d’animo. E si inventa tutto di sana pianta.
Episodi in bilico tra il divertente e il tragico si accumulano quotidianamente, arricchendo l’antologia celebrativa della inaffidabilità di certi strumenti.
In mezzo alla folta casistica spicca un episodio destinato a rimanere impresso negli annali della moderna civiltà.
Il Governo sudafricano ha appena ritirato la normativa che doveva disciplinare l’uso dell’intelligenza artificiale. La ragione è fin troppo semplice e, se vogliamo, divertente. Le regole della politica nazionale in materia erano state scritte proprio dall’intelligenza artificiale…
A chi si affretta a inveire urlando “che male c’è?” mi limito a far presente che il Ministro delle Comunicazioni di quel Paese ha scoperto che 6 delle 67 citazioni accademiche erano frutto di un fantasioso sghiribizzo della AI che ha voluto menzionare articoli di riviste inesistenti.
Qualcuno ha parlato di “allucinazioni” ad elevato contenuto tecnologico, ma il Ministro Solly Malatsi è stato draconiano. “Questo non sarebbe dovuto accadere… Questo errore non è un semplice problema tecnico, ma qualcosa che ha compromesso l’integrità e la credibilità della politica stessa.“
Noi siamo avanti, molto più avanti. Dalle nostre parti riusciamo a sfornare testi da brivido senza nemmeno aver bisogno dell’intelligenza artificiale. Le gaffe analogiche ci rendono ineguagliabili.
Onofrio del Grillo, il leggendario Marchese sinonimo di protervia e sopruso, si era docuto accontentare dell’ormai classico “Io so’ io, e voi non siete un cazzo”.
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