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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

LE SCUOLE POPOLARI NEL XIX SECOLO

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
08/04/2026
in LA STORIA CHE DIMENTICA
LE SCUOLE POPOLARI NEL XIX SECOLO
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Il fenomeno delle scuole sostenute da filantropi, associazioni mutualistiche e chiese si sviluppò principalmente in Inghilterra e Francia; sono i due fenomeni più rilevanti in ambito europeo. Le prime erano denominate le “sunday schools”, le seconde le “écoles mutuelles”. Occorre fare una distinzione di fondo per meglio comprendere la portata del loro sviluppo. I due aspetti sono l’alfabetizzazione e la scolarizzazione. Per alcuni periodi si sono evolute su binari paralleli; l’alfabetizzazione guidava la scolarizzazione. La prima è rivolta ad ogni fascia di età mentre la seconda è indirizzata all’educazioni dei ragazzi, prima della loro entrata nel mercato del lavoro.
Le succitate forme scolastiche si ampliarono principalmente nel primo trentennio dell’ottocento. Le “sunday schools” furono conseguenti alla rinascita evangelica degli ultimi due decenni del XVIII secolo. Furono la risultante dello sforzo della classe media evangelica e di membri della Chiesa Anglicana per ridare vigore ed impulso alla filantropia dopo la crisi delle “charity schools”. Queste erano scuole di carità ed assistenza strutturate su scala parrocchiale ed avevano principalmente la finalità di avviare i fedeli alla lettura dei testi biblici. Le “sunday schools” nacquero con la finalità di educare i figli dei ceti popolari. Dovevano essere moralizzate le famiglie della nascente classe operaia. Obiettivo era: “salvare i bambini poveri dalla corruzione dei loro genitori”. L’insegnamento si articolava lungo quattro anni con 4/6 ore di frequenza alla domenica. Avviate nell’ultimo ventennio del XVIII secolo da religiosi e da laici, ebbero la massima espansione nel primo cinquantennio del secolo successivo per poi avviarsi ad un lento declino. Gli insegnanti lavoravano a titolo gratuito e, talvolta, si recavano in visita alle famiglie per controllare le loro condizioni morali e materiali. Rispetto alle scuole pubbliche, religiose e professionali avevano il vantaggio “di non interferire con il lavoro settimanale e non incidere sul bilancio familiare”. Furono un aspetto delle comunità locali. Molti ex studenti divennero insegnanti; da elemento ecclesiastico si trasformò strumento di diffusione della cultura operaia. Le “sunday schools” vennero percepite come strumento di riscatto ed autoeducazione da diversi settori della popolazione lavoratrice.
Con la legge del 1870, inerente all’istruzione pubblica, la funzione educatrice delle “sunday schools” venne trasferita alle scuole comunali e di contea. Le “sunday schools” si rivolsero, dopo la riforma, verso i più piccoli, dai tre agli otto anni. L’accennato declino della seconda metà dell’ottocento non le cancellò del tutto, infatti rimasero attive sino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Il fenomeno mutò in impegno culturale, di svago, sportivo, associazionismo giovanile operaio con l’inizio del XX secolo.
In Francia le “écoles mutuelles” furono una derivazione delle “écoles de charité” e proliferarono tra il 1815 e il 1830. Un gran numero di allievi si alfabetizzò in virtù di un sistema tutoriale di autoapprendimento di gruppo nelle materie di grammatica, calcolo e scrittura. La promozione delle scuole del popolo derivò dall’impegno di alcuni settori della nobiltà illuminata e della grande borghesia imprenditoriale sia cattolica, sia protestante.
La varietà delle scuole sia pubbliche, sia private che aderirono al programma delle “écoles mutuelles” fu molto estesa; talune richiedevano una quota di iscrizione per cui erano rivolte anche a scolari appartenenti a famiglie di lavoratori con un minimo di reddito, ovvero non indigenti.
Anche in Francia l’introduzione di riforme nella scuola pubblica condusse gradualmente alla scomparsa di tale tipologia di insegnamento che si esaurì intorno alla fine del primo cinquantennio del secolo.
Nell’ultimo trentennio del XIX secolo circoli filantropici, laici e religiosi, a seguito delle iniziative del movimento operaio, si fecero carico dell’educazione del popolo.
Negli anni novanta nacquero in Francia le Università popolari. In Italia furono, ispirate dagli ambienti socialisti e radicali. Ebbero vita sino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nate con il proposito di diffondere la cultura tra il popolo conferirono maggiore importanza a corsi di indirizzo professionale, studio della matematica, linguistica, erudimenti sulla legislazione sociale. Non mancavano momenti ludici.


Fonte: “La Storia” ed. Corriere della Sera Vol. 27
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