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“REGIME CHANGE: INSIDE THE IMPERIAL PRESIDENCY OF DONALD TRUMP”, DA LEGGERE, ANCHE SE IN INGLESE

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
19/08/2026
in SCENARI
“REGIME CHANGE: INSIDE THE IMPERIAL PRESIDENCY OF DONALD TRUMP”, DA LEGGERE, ANCHE SE IN INGLESE
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TE LO LEGGO IO

Il libro, almeno per ora, è purtroppo solo in inglese. Traduzione del titolo in italiano: “Cambio di regime: la presidenza imperiale di Donald Trump vista dall’interno”. Gli autori, Maggie Haberman e Jonathan Swan, cronisti del New York Times, hanno fatto uno splendido lavoro di giornalismo politico nel raccontare i dettagli di fatti ed eventi del primo anno e mezzo del secondo mandato del Presidente Trump.
Avvincente e ricco di sfumature, basato su centinaia di interviste alle persone informate sui fatti e sui resoconti inediti provenienti dalle stanze più blindate dell’amministrazione Trump, gli autori correggono le distorsioni del mondo di narrazioni, illusioni, fantasie e negazioni che Trump ha costruito attorno a sé.
Raccontano di come Trump abbia operato un “cambio di regime”, mutando radicalmente la natura della carica che ricopre; raccontano di come eserciti il potere e di come il potere americano venga percepito dal resto del mondo; raccontano di chi abbia tentato di fermarlo e del perché quasi tutti abbiano fallito.

“Regime Change” porta il lettore all’interno della Situation Room della Casa Bianca, la “Sala Crisi” che poi sala non è. Si tratta infatti di un insieme di sale conferenze sicure, uffici, postazioni di lavoro progettato per consentire le più critiche e segrete analisi, confronti e decisioni degli Stati Uniti.
Ci ritrova nello Studio Ovale a seguire il processo che ha portato alle deliberazioni che hanno dato il via a una nuova guerra in Medio Oriente, a sigillare i confini, a dispiegare la Guardia Nazionale nelle città e inviare agenti dell’immigrazione a scontrarsi con i manifestanti, a uccidere cittadini innocenti.

Rispettando la tradizione statunitense del fare la cronaca di una presidenza guardandola dall’interno, Maggie Haberman e Jonathan Swan ci conducono dietro le quinte di una presidenza che ha modificato la cultura del Paese, trasformando il Dipartimento di Giustizia in uno strumento di ritorsione contro i nemici del Presidente.
Vengono svelate le dinamiche del secondo mandato di Trump e di come esso sia alimentato da un’ironia storica che lo stesso Trump ha finito per comprendere per usarlo a suo vantaggio: le incriminazioni, le condanne, i tentativi di assassinio e quattro anni di esilio non lo hanno indebolito, bensì reso molto più potente, vendicativo e propenso a rischiare il tutto per tutto.

Particolare attenzione viene posta nel mettere in evidenza i dettagli che rivelano come il presidente in questione si rapporti alla carica stessa.
Gestisce la Casa Bianca in un modo peculiare? Come affronta sfide e crisi? Su quali questioni si affida a collaboratori e assistenti e su quali segue il proprio istinto, o valutazioni? Come gestisce l’incessante flusso di informazioni, riservate e non, provenienti da una serie apparentemente infinita di fonti?

La complessità, in crescita continua, dell’apparato amministrativo e l’espansione delle responsabilità della carica hanno spinto i presidenti statunitensi a istituire nuovi processi istituzionali, concepiti per garantire l’accesso alle informazioni disponibili migliori e più accurate. Al di là delle considerazioni pratiche, ciò dava loro un modo per contrastare una delle patologie dell’autorità esecutiva: la tendenza a privilegiare l’intuizione personale su ogni altra cosa. Tuttavia, per i presidenti rimane estremamente difficile evitare la trappola di lasciarsi inebriare dalla propria visione.

Secondo Haberman e Swan, Trump ha completamente abbandonato questo processo. Non solo. Ha strutturato la sua Casa Bianca in modo da dare priorità ai propri istinti, troppo spesso arbitrari, su qualsiasi altra considerazione. Ha tolto qualsiasi spazio alle opinioni divergenti. Il dissenso interno non è tollerato al punto di diventare un tabù.
Quindi, le informazioni che Trump riceve non sono mai neutre, oggettive. Quasi tutto viene confezionato su misura per assecondare i suoi capricci, i suoi impulsi e il suo temperamento volubile. Il risultato è evidente: un isolamento dalla realtà tale da farlo vivere, di fatto, in un mondo dei sogni, in una favola.

Haberman e Swan descrivono un Trump incapace di guardare oltre le prime fasi di qualsiasi iniziativa e costantemente colto di sorpresa dagli ostacoli politici e dalle reazioni avverse.
Le recenti controversie, dall’esaurimento delle scorte di munizioni sofisticate delle forze armate, al deterioramento delle condizioni di alcune unità navali, risultano più comprensibili se si considera l’alta probabilità che a Trump vengano riferite ben poche informazioni sulla reale situazione bellica. Alla luce dei fatti recenti, è molto più probabile che gli venga detto ciò che vuole sentirsi dire: che l’America sta vincendo e che l’Iran è sull’orlo della resa. Non stupisce che invii carte geografiche dove lo Stretto di Hormuz è indicato come territorio americano.

Dalla lettura di “Regime Change” emerge, senza ombra di dubbio, come Trump consideri la sua carica uno sfacciato mezzo di profitto e anteponga costantemente sé stesso al Paese. Non mostra di preoccuparsi minimamente del benessere dei suoi concittadini.
Anche in questo caso, non c’è da rimanere sorpresi. Lo ha sempre fatto. Eppure circa 77 milioni di elettori lo hanno votato nel 2024, 74 milioni nel 2020 e 63 milioni nel 2016. Nel 2020 ha perso. Donald Trump è lo specchio di ciò che è gran parte del paese Stati Uniti, nel suo intimo, nei suoi veri valori, nella sua essenza: un soggetto non razionale.

Inutile cercare particolari complessità. Trump è di una semplicità disarmante. Ha un solo tratto caratteriale: essere ossessivamente concentrato sull’alimentare il proprio ego che si traduce nell’arricchimento suo e della sua famiglia e soprattutto sull’ostentazione continua del potere.
Si circonda di oggetti e decorazioni in oro. Svolazzano per le stanze e le sale della Casa Bianca aquile dorate, napoleoniche, simbolo della sua presidenza imperiale al cui carattere contribuisce un Congresso a guida repubblicana che asseconda, con terrore, ogni suo capriccio e una Corte Suprema concentrata esclusivamente su sé stessa. Tutti elementi che rafforzano la possibilità che troppe cose possano andare molto storte.
Gli imperi passati sono tutti crollati e non c’è motivo che sorte diversa sia riservata a quelli attuali, o in costruzione.

Gran parte dei danni causati dalla seconda amministrazione Trump è opera della amministrazione stessa. Sono stati Trump e i suoi alleati a smantellare una burocrazia, forse complicata, ma funzionante, a screditare la scienza e a trascinare il Paese in una nuova palude mediorientale.
Si può solo ringraziare la buona sorte che non si sia ancora verificata una vera crisi, ovvero quel tipo di evento catastrofico che richiede una leadership attiva ed efficace. Attraverso la loro inchiesta, Haberman e Swan chiariscono che, se e quando il Paese dovesse affrontare una simile crisi, sia il presidente che la sua amministrazione si farebbero trovare del tutto impreparati.
Comunque, la storia raccontata è lungi dall’essere conclusa. Non è possibile valutare in tempo reale il carattere e le conseguenze di questo secondo mandato di Donald Trump. Ai posteri, o meglio agli storici, l’ardua sentenza.

Una volta completata la lettura si rimane con la preoccupazione di fondo di quanto possano ancora peggiorare le cose. Domanda: esiste un limite al degrado di una democrazia, di un sistema paese? Una domanda che non riguarda solo gli Stati Uniti.

Il quadro che viene delineato delle personalità che hanno contribuito a plasmare la seconda amministrazione Trump è vivido al punto di riconoscere in molte di esse gli attori e i protagonisti della nostra politica, del nostro governo.
Le relazioni e le dinamiche che sembrano guidare il processo decisionale del presidente Trump e della sua amministrazione si possono ritrovare nelle nostre cronache politiche e parlamentari.
Peccato che noi di imperiale si abbia poco, o meglio nulla.
Siamo solo patetici e sorge il forte sospetto che sì, esiste un limite al degrado di una democrazia, di un sistema paese ed è, per definizione stessa di limite, unico.

Nel vedere cosa accade negli Stati Uniti c’è da avere paura.

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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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