Il Montecuccoli fu militare e intellettuale. Nei suoi studi cercò di dare un ordine sistematico alle esperienze maturate sui campi di battaglia. Era conscio che il successo fosse la risultante di vari fattori, in primis la consapevolezza della consistenza e della capacità operativa avversaria. Non sottovaluta i princìpi relativi all’impiego delle spie. Affermava: “Le spie devon’essere molte in numero”; la loro attività doveva essere la più ampia e accurata possibile, evitando che, accordandosi, potessero fornire false informazioni o fare il “doppio gioco”. Inoltre: “non devono anche esser conosciute da persona alcuna”, atteso che la segretezza è fondamentale per la loro attività. Precisò che gli agenti dovevano essere conosciuti, e dipendere, direttamente dal comandante onde evitare che qualsiasi intermediario potesse inficiare gli esiti delle loro missioni.
Combinando i due precetti menzionati, indirettamente, riconobbe la necessità imprescindibile di disporre di un’organizzazione d’intelligence: “gli spioni passano al campo del nemico sotto colore d’altri affari”, ovvero dovevano avere attività di copertura; avrebbero potuto sospettare di un saltimbanco giramondo o di un pastore di greggi’? Scriveva: “non è sempre ben fatto di mandare a spiare indifferentemente nel campo del nemico ogni villano o soldato o persona cognita” poiché l’attività informativa doveva essere svolta da persone ben addestrate all’uopo. Pertanto, anche nel settore informativo, la formazione contribuiva al successo. Il Montecuccoli, sensibile alla preparazione professionale nei vari settori del campo militare, non accettava improvvisazioni o superficialità. Credeva nell’impiego di ambasciatori, sotto le mentite spoglie di servitori, di “uomini peritissimi in guerra i quali, presa occasione di vedere l’esercito nemico e considerare le forze e debolezze sue, gli hanno dato occasione di superarlo, di penetrare i suoi consigli e di speculare i suoi apparecchi” al fine di avere quadri d’insieme. Ha descritto pratiche di contro-intelligence, quali il rilascio di prigionieri per recapitare false informazioni in campo nemico o diffonderne per colpire il morale delle truppe, pratica che oggi si definirebbe di Psychological Operations.
Il Montecuccoli ci ha tramandato uno stratagemma finalizzato a vanificare gli effetti delle altrui Psychological Operations, cioè divulgare la voce che le notizie fatte circolare erano volte a verificare, da parte del comandante, l’affidabilità e l’attaccamento dei propri uomini, fornendo anche gli strumenti per far giungere al destinatario le informazioni. Fu molto criticato atteso che prevedeva la pena capitale per gli informatori scoperti: “per assicurarsi delle spie del nemico, servono molto le pene rigorose et acerbe con le quali si fanno morire quei che sono colti, accioch’é gli altri che si lasciano adoperare in simil servizio sieno sbigottiti”.
Nelle Tavole militari Montecuccoli accennava all’attività d’intelligence: “si considerano: SORPRESE l’avere spie fra l’inimico, accioch’é essendo egli avvisato del tuo disegno, non si possa muover che non lo sappia”.
Negli “Aforismi” Montecuccoli afferma: “Le spie si allettano, e si mantengono col denaro. Procedasi cauto e s’infinga con esse, perché elle sono tal vota doppie: “Assicurarsi della persona, e di haver pegni di moglie, ò di figlioli, s’elle propongono qualch’impresa: Non lasciarle conoscere ne da altri, ne frà loro. Possono spiare prigionieri, trombetti, trasfuggitori che vengono, ò che si mandano, villani, corrieri, soldati travestiti, messaggieri. Le spie dell’inimico colte che siano s’impiccano”.
Apprese l’importanza dell’attività informativa nelle letture dei classici che avevano trattato anche di spie e inganni di guerra.
Come noto, l’intelligence ha una funzione operativa imprescindibile nella strategia militare finalizzata alla sconfitta del nemico e alla sicurezza del proprio esercito per mezzo della raccolta e dell’analisi d’informazioni: Montecuccoli ha il merito sia di aver fatto ricorso a tale strumento sul campo con esiti vittoriosi, sia di aver elaborato i profili teorici fino ad allora inesplorati.
Raimondo Montecuccoli (1609-1680), pupillo del Cardinale Alfonso d’Este, studiò a Roma l’antichità classica, l’umanesimo e il rinascimento.
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