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E ORA AL LAVORO PER LA GIUSTIZIA GIUSTA

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
26/03/2026
in LEGALITÀ
E ORA AL LAVORO PER LA GIUSTIZIA GIUSTA
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TE LO LEGGO IO

Non vedevano l’ora di dirlo coram populo, di testimoniarlo di persona che delle cronache di guerra non ne possono più. Che hanno paura di qualche piaggeria extracontinentale di troppo che ci porti sui campi, nei mari o nel cielo delle battaglie. Che, nei rapporti col Medio Oriente, si ritorni a prima di Moro-Andreotti e aeroporti e stazioni vengano prese di mira da sconsiderati o martiri di più o meno sacre cause. Che poco interessa se con un twitt quelli che guadagnano in borsa facciano più soldi dalla sera alla mattina, annunciando attacchi, ritirate e trattative tra signori del petrolio, mentre per loro, il pieno di benzina, a parità di litri costa di più.
Altro che carriere giudiziarie separate, sorteggi e chi sbaglia paghi anche tra i magistrati!

Così – e i signori commentatori che giudicano e prevedono dai salotti televisivi non se l’aspettavano – gli italiani sono corsi in massa ai seggi aperti nelle scuole, con un’affluenza che si avvicina a quella dei tempi in cui i nonni imparavano a conoscere i riti della democrazia. Nelle aule dove, tra una assemblea, una festa, una gita, uno sciopero del personale docente o di quello ATA, i figli hanno poche lezioni e loro, padri e madri, spesso devono pure pagare per lasciarli a casa.

Insomma, in tanti sono andati a lasciare un segno visibile e tangibile. Cioè, la firma fatta con una croce, il modo più antico e decifrabile di esprimersi ed esporsi, su un foglio di carta nel quale due monosillabi, SI e NO, erano in bella mostra, seppur sotto un insieme di parole nelle quali, comprensibile a prima vista era solo il punto interrogativo finale.
Ovvio, poi, che, con l’ansia generata dai vari Putin, Trump, Ayatollah, Netanyahu e la consapevolezza di trovarsi nel vaso di coccio italico da cui il poco di voce lì racchiusa fa solo vibrare a malapena i vasi di ferro, quel segno di croce sia andato più verso il No, perché lo stato d’animo del firmatario fosse inequivocabile.

Certo, molti hanno votato comprendendo e tenendo presente il senso e le conseguenze del quesito, ma chi può giurare che nelle urne non siano stati prevalenti lo sconforto per le condizioni del mondo grande, piccolo, personale di ognuno e l’attesa possibilità di rivincita offerta dal diritto di voto?

Quanto poi alla giustizia, come su ogni altro tema che tocca o può toccare la vita individuale e sociale, più degli articoli della Costituzione, solo premessa per le leggi operative, all’elettore, ai cittadini tutti interessa che la macchina funzioni.
Che ci siano tribunali dislocati dove servono, giudici con carichi di lavoro da poter svolgere con la necessaria ponderazione, strumenti tecnologici all’altezza e che funzionino, personale di cancelleria adeguato alle esigenze, carceri in cui poter rieducare le persone e non mantenerle come animali.
Insomma, una giustizia giusta.

D’altronde, prima del referendum, tutti, governo, opposizione e operatori, si erano impegnati a fare poi – qualcuno ha detto “insieme” – leggi, decreti, circolari.
Tutto quello che serve e che è urgente.
Cominceranno, dunque, a provvedere da subito con l’iniziativa del governo e la disponibilità a lavorare insieme dell’opposizione in parlamento, col confronto aperto e l’apporto di conoscenza ed esperienza delle rappresentanze istituzionali dei giudici e di chi nei tribunali lavora?
O aspettiamo le elezioni politiche del 2027? E, dopo, aspetteremo ancora che i nuovi governanti si assestino, scelgano le priorità e poi e poi…

Oggi il ferro Giustizia è caldo, L’hanno scaldato, con la sofferta croce dell’indignazione, gli elettori.
A chi conviene aspettare che si raffreddi?

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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