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IRAN RIVOLTE E PRESIDENTI USA

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
21/01/2026
in SCENARI
TRUMP, PUTIN E QUEL CHE SI DICE DI LORO
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TE LO LEGGO IO

A cose fatte, sapremo se e come l’attuale presidente USA deciderà sui rapporti con l’IRAN, dove le rivolte interne e gli interventi esterni non sono novità.
Prima che il regime degli Ayatollah prendesse il potere, Jimmy Carter, predecessore democratico di Trump, passò il fine anno 1977 a Teheran e diede così visibilmente sostegno allo scià Mohammad Reza Pahlevi che reprimeva, con la polizia e gli spari dell’esercito sulla folla, le manifestazioni di protesta del movimento studentesco e dei circoli musulmani più intransigenti.
A gennaio1979, lo scià scappò dal paese e l’ayatollah Khomeyni diventò Guida Suprema dell’antico impero persiano.

Le sommosse di piazza, però, continuarono anche se con motivazioni e obiettivi diversi. Il 4 novembre l’ambasciata USA fu assalita da gruppi di studenti islamici radicali che la occuparono prendendo in ostaggio cinquantatré impiegati e diplomatici americani. Per 444 giorni.
Carter rinunciò, allora, ad un’azione militare punitiva per non mettere in pericolo le vite degli ostaggi e scelse, invece, la via delle sanzioni economiche, la quale, per dispiegare meglio i suoi effetti, avrebbe dovuto essere seguita anche dagli alleati europei. La sfida di Khomeini, infatti, era diretta non semplicemente alla Casa Bianca, ma rappresentava un pericolo per tutto l’occidente, i suoi valori culturali e religiosi, il suo potere su scala mondiale.
Per quanto riguardava l’Italia, il presidente della repubblica, Sandro Pertini, si affrettò a mandare un forte messaggio di protesta all’ayatollah, il capo del governo, Cossiga, chiese formalmente il rilascio degli ostaggi, Berlinguer e il PCI, dall’opposizione, dichiararono contrarietà alle sanzioni.

La politica e anche la geopolitica, si sa, sono animate da ideali e principi, ma non possono prescindere dagli interessi e Carter, quindi, oltre alla solidarietà, chiese all’Italia di bloccare i contratti della Agusta, fornitrice di elicotteri, missili e pezzi di ricambio all’Iran. Ma il ministero degli esteri e la ditta produttrice non erano affatto propensi ad interrompere le consegne. Certo, per obblighi giuridici, ma soprattutto per ragioni economiche specifiche e generali.
In Iran, infatti, lavoravano 1800 italiani, l’Italia aveva un credito aperto per due miliardi di dollari e progetti di costruzioni in corso per cinque. Senza contare le consistenti importazioni di petrolio.

La situazione, poi, si risolse. Anche perché, da parte USA, fu ricordato che l’Agusta produceva i velivoli su licenza USA e gli americani potevano in qualsiasi momento ritirarla.
Il presidente Carter, mesi dopo, durante una visita al Quirinale, ricordò che Pertini era stato il primo capo di Stato a fare pressioni su Khomeyni ammonendolo: ”Non permettete che il popolo iraniano si macchi degli stessi crimini commessi dallo scià”.

Sul palcoscenico della storia, cambiano i personaggi e gli interpreti, la trama rimane la stessa e agli spettatori non resta che applaudire o fischiare. Spesso guidati dall’emotività piuttosto che dalla ragione. Se non addirittura a comando.
Meglio, quindi, non tirare a indovinare quel che farà Trump. Cioè gli USA. Anche perché, come dicono a Washington, ”tutte le opzioni restano sul tavolo e…con gli Stati Uniti non si scherza”.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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