Ci si è sentiti sollevati a seguito dell’ultima ondata di pubblicazione di documenti del caso Epstein. Dopotutto, lo si è sempre saputo: le élite non sono solo corrotte, ma anche perverse. Non c’è niente da fare: chi più sale, più si lorda.
Anche se le indagini sono lungi dall’essere completate, molti sono certi che Jeffrey Epstein, condannato nel 2008 per crimini sessuali, auto-proclamatosi mecenate filantropico, abbia organizzato traffici di esseri umani e obbligato alla prostituzione anche soggetti minorenni.
A prima vista, come dicono e ripetono in tanti, i file di Epstein aprono abissi di orrori inenarrabili.
A un secondo sguardo, tuttavia, le carte del caso Epstein sono meno mostruose di quanto si pensi. Le presunte oscure macchinazioni sono apertamente documentate. Molte delle e-mail di Epstein sono banali. Le accuse di colpevolezza per associazione a delinquere, alla luce della vasta rete di contatti di Epstein, sono esagerate. Anche l’accusa di pedofilia, se la si considera forma patologica di attrazione sessuale, ricorrente, intensa e persistente verso bambini prepuberi, generalmente di età pari, o inferiore ai 13 anni, è pura fantasia visto che non c’è prova di tale crimine a carico di Epstein.
Ci sono però ampie fasce di pubblico cui piacciono le storie dell’orrore, soprattutto quando confermano ciò che hanno sempre sospettato. Il che spiega come mai molti utenti dei social media hanno sbranato i documenti investigativi pubblicati, soprattutto se contenenti resoconti, non importa quanto bizzarri, di omicidi rituali e sacrifici umani. Eppure le testimonianze delle vittime non menzionano mai simili episodi che si riscontrano solo nelle dichiarazioni di informatori, in parte anonimi, classificate e chiaramente annotate dagli investigatori come non credibili.
Dichiarazioni che a volte presentano forti somiglianze con le leggende dell’orrore emerse nel corso del “Satanic Panic“. Leggende ricorrenti quando si parla di abusi rituali su minori.
Il “Satanic Panic” è stato un episodio di panico morale costituito da oltre 12mila casi, del tutto infondati, di abuso rituale satanico (SRA – Satanic Ritual Abuse). Partito dal Nord America negli anni 1980 con la pubblicazione del libro “Michelle Remembers”, si è diffuso in molte parti del mondo alla fine degli anni 1990 e persiste ancora oggi. “Michelle Remembers” venne scritto dallo psichiatra canadese Lawrence Pazder e dalla sua paziente (poi moglie) Michelle Smith. Pazder, usando la controversa e ora screditata pratica della terapia per il recupero di ricordi a lungo dimenticati, fece tornare alla Smith la memoria dei rituali satanici da lei subiti per poi raccontarli.
La pubblicazione del libro innescò una molteplicità di accuse e segnalazioni di abusi fisici e sessuali nel contesto di rituali occulti, o satanici. Un sottoinsieme di queste accuse riguardò una cospirazione globale incentrata su un culto satanico che coinvolgeva i ricchi e l’élite mondiale dove i bambini venivano rapiti, o allevati, per sacrifici umani, pornografia e prostituzione.
Testimonianze, elenchi di sintomi, voci e tecniche per indagare, o scoprire, i ricordi di abusi riturali satanici vennero diffusi attraverso conferenze professionali, incontri popolari e religiosi, nonché attraverso talk-show televisivi, sostenendo e diffondendo ulteriormente il panico morale negli Stati Uniti e oltre.
In un articolo del 1994 sul New York Times si afferma: “Delle oltre 12mila denunce documentate a livello nazionale, la polizia investigativa non è stata in grado di dimostrare alcuna accusa di abuso di culto organizzato”.
I ricordi delle presunte vittime, che ritornano alla memoria con ritardo perché sono state sottoposte alla repressione, o al controllo del pensiero, ruotano attorno ad abusi che ricordano l’incompiuto romanzo del marchese Donatien Alphonse François de Sade “Les Cent Vingt Journées de Sodome ou l’École du libertinage”, conosciuto in italiano come “Le 120 giornate di Sodoma”: consumo di fluidi corporei ed escrementi, pratiche sessuali sadiche, incesto, cannibalismo, omicidio di bambini.
Nel recente passato i responsabili delle violenze rituali erano persone vicine alle vittime: conoscenti, sette locali, membri della propria famiglia.
Oggi invece sotto accusa è l’élite mondiale.
Il «Satanic Panic» è stato un fenomeno di isteria collettiva che ha consentito sia di elaborare cambiamenti e incertezze sociali e culturali reali, sia di sviluppare un enorme fascino culturale pop sotto forma di musica metal, o film horror, che flirtano con l’occulto.
Quello che era materiale eccitante per i circoli radicali-evangelici e la stampa scandalistica, soprattutto negli Stati Uniti, è diventato substrato culturale popolare: cospirazioni, bestialità nascoste, miti e leggende del mondo esclusivo e privilegiato delle celebrità, dei ricchi e dei potenti.
Si prova un brivido speciale quando le visioni da incubo collettive irrompono improvvisamente nella vita quotidiana. Basta ricordare il caso del “Pizzagate”, una teoria del complotto che si diffuse al punto di trasformarsi in una leggenda metropolitana.
In occasione delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, delle e-mail private, intercettate illegalmente e poi pubblicate da Wikileaks, vennero spacciate, da soggetti vicini alle posizioni di estrema destra, come prove dell’esistenza di traffici di esseri umani e abuso di minori per costruire la teoria del complotto “Pizzagate”.
Dicevano che le e-mail trafugate al consulente politico John Podesta utilizzavano un linguaggio in codice per comunicare, in segreto, abusi su minori. Il termine “pizza” stava per “ragazze” e la pizzeria “Comet Ping Pong” a Washington (DC) era la sede centrale per organizzare gli abusi.
Dicevano che la rete di pedofili sadici, adoratori di Satana, si estendeva fino ai più alti circoli politici e al mondo delle star di Hollywood.
La teoria venne diffusa sui social media 4chan, 8chan e Twitter da alcuni giornalisti di orientamento conservatore, membri dell’Alt -right, ovvero destra alternativa, nonché da soggetti che avevano sollecitato indagini su Bill e Hillary Clinton.
Come reazione, il 5 dicembre del 2016 un uomo della Carolina del Nord si reca al Comet Ping Pong per indagare sul presunto complotto e fa fuoco con un fucile all’interno del ristorante.
La teoria ha avuto una rinascita nel 2020 ed è stata diffusa dai teorici del complotto di QAnon (se ne parla più avanti) e da ragazzini su TikTok diventando meno politica, ma incentrata su una presunta élite mondiale di pedofili e trafficanti di minori.
Il Pizzagate ha avuto nuovo risalto nel 2026, spinto dal rilascio di ulteriori milioni di pagine provenienti dai file Epstein, dove il termine “pizza” compare più di 900 volte, cosa che, secondo i teorici del complotto, confermerebbe la veridicità del tutto, mentre in realtà, la teoria rimane del tutto infondata.
Teoria infondata che però consente di dimostrare a sé stessi, all’uomo e alla donna qualunque che a differenza di quelli che stanno lassù, ai ricchi, belli e potenti, non si è ancora corrotti. Una constatazione che rende i brividi delle visioni da incubo davvero piacevoli.
Il filosofo Max Horkheimer ha notato: “Quale enorme massa di desideri repressi per la soddisfazione della pulsione genitale diversa dalla normale deve risiedere negli esseri umani, poiché sono sempre pronti alla rabbia quando suona la parola perversione” e ancora: “Nessun martirio è troppo terribile, nessuno abbastanza per le masse – perché nessuno è abbastanza forte da poter spegnere l’incendio in sé stessi”.
Nella sceneggiatura del caso Epstein si ripropongono gli stessi elementi dei casi raccontati pocanzi: abusi, pedofilia, satanismo, linguaggi segreti nelle mail scambiate. Gioco facile per Tucker Carlson, ex-principe dei notiziari televisivi, collegare il “Pizzagate” ai file Epstein davanti a un pubblico di milioni di persone che dubita, per principio, di tutto tranne che dei propri dubbi.
Gioco facile raccogliere milioni di visualizzazioni sui social media perché tutti vogliono partecipare alla ricerca di tracce, tutti afflitti da “apofenia” (dal greco antico “apophaínein“, mostrare, o apparire), percezione patologica di presunti modelli, connessioni e messaggi nascosti.
Lo scandalo Epstein, per quanto mostruosa sia l’energia criminale che c’è dietro, rivela come sia desiderato il perverso e il disumano nelle azioni dei potenti, come sia logico: chi ha possibilità illimitate non rispetta i vincoli della civiltà, primo fra tutti l’integrità fisica dei bambini.
Non sorprende poi che tutto questo si ricolleghi a fantasie antisemite. Nuove e vecchie.
Nuove, con le immagini di Epstein create con l’intelligenza artificiale e diffuse sui social network che lo mostrano vivo in Israele e con le voci che girano sull’appartenenza di Epstein al servizio segreto israeliano Mossad.
Vecchie, perché gli ebrei sono al centro delle leggende medievali dell’omicidio rituale. Sono stati accusati, non solo di omicidio sistematico di bambini cristiani, ma anche di bere sangue, o di usarlo per cuocere il pane.
Una leggera variazione di queste storie dell’orrore la si ritrova nella teoria del complotto QAnon, che accusa l’alta società di bere sangue infantile per ringiovanire. La loro convinzione fondamentale è che una cabala di satanici cannibali, molestatori di bambini, stia gestendo un sistema globale di traffico sessuale di bambini.
QAnon ha radici dirette nel Pizzagate, ma incorpora elementi di molte diverse teorie del complotto e le unifica in una teoria interconnessa più ampia, tale da renderlo non solo un cult, bensì un movimento politico. I seguaci di QAnon hanno iniziato ad apparire ai raduni della campagna di Trump nell’agosto 2018, sostenendolo nelle elezioni presidenziali del 2020 conducendo una vera e propria guerra dell’informazione per influenzare gli elettori, per poi partecipare all’attacco al Campidoglio il 6 gennaio 2021. L’attuale discorso politico americano è permeato da concetti promossi da QAnon.
Gli Stati Uniti: corsi e ricorsi. Satanic Panic, Pizzagate, QAnon, Epstein, cospirazioni, accordi sottobanco, complotti intrecciati. Soliti noti, soliti nomi, solito disgusto.
Di certo nulla è un caso nel caso Epstein.












