Avete presente l’indecisione di certi automobilisti che in prossimità dello svincolo di un raccordo autostradale non sanno più se uscire oppure no?
Sono quelli che vediamo spesso con il muso della vettura conficcato nel guard-rail che fa da spartitraffico tra la carreggiata che continua per il suo verso e la corsia che devia a destra.
La dinamica viene da accostarla a quella di chi pilotava da remoto il drone che domenica ha colpito la linea ferroviaria ucraina a Yahodyn a due chilometri dal confine polacco.
Il tizio probabilmente ha ricevuto ordini controversi o era “nel pallone”. Forse non sapeva se colpire il convoglio diplomatico con a bordo Boris Johnson (la carreggiata che continua) o quello fermo in stazione su cui si trovava l’ex capo della CIA generale David Petraeus (la bretella di svolta), e così è andato a colpire un treno passeggeri (nella fattispecie lo spartitraffico)…
In realtà c’è poco da fare gli spiritosi.
La Russia sta stuzzicando l’Europa e ogni sua azione alza ogni volta l’asticella della tolleranza.
Vuol vedere fin dove può arrivare senza subire conseguenze o aspetta che “salti il tappo” e qualcuno reagisca così da giustificare qualunque efferatezza camuffata da un velo di inattendibile legittima difesa.
La pentola internazionale sta bollendo pericolosamente e la pace sta evaporando, lasciando sulle pareti i segni del calcare che – come i cerchi nel tronco degli alberi – segnano con le loro righe il tempo che abbiamo perso senza adottare i necessari provvedimenti.
L’evanescenza delle Nazioni Unite ricorda l’assentarsi della maestra dalla classe, pausa didattica durante la quale l’unico spauracchio era quello di vedere il proprio nome scritto sulla lavagna tra quelli riportati dalla parte dei “cattivi”.
Qui, però, non assistiamo ad un infantile lancio del cancellino, indisciplinata disciplina sportiva sparita dalle tradizioni scolastiche con l’avvento delle lavagne multimediali “LIM” e non sostituita dal tiro del mouse a colpire il capoclasse ruffiano.
Qui siamo dinanzi ad un baratro planetario e la sorte del mondo è in mano ai più sconfortanti personaggi che spacconeggiano sulla pelle dell’umanità.
Qualcuno dice che l’episodio del treno centrato dal drone sia soltanto un avvertimento all’Europa. Credo non ci fosse bisogno di alcun segnale in tal senso. Siamo tutti perfettamente coscienti del pericolo che incombe e della possibilità che quattro o cinque stronzi alla guida di alcune Nazioni possano condurci alla autodistruzione molto prima che l’intelligenza artificiale ci porti all’estinzione.
Non si tratta di fare il tifo per uno o per l’altro, ma è necessario riconoscere che la megalomania è il carburante che ci spinge in questa folle corsa verso la guerra senza fine. I criminali pazzi non conoscono crisi energetica e gli sciacalli che devono vendere le armi gioiscono al tintinnare dei soldini che irrorano i rispettivi bilanci.
Si analizzi il business degli strumenti di morte, si vedano i premi di produttività a chi ne ha venduti di più, si osservino i dividendi distribuiti a chi ha investivo nell’industria bellica…
Nostro Signore folgori questi maledetti incenerendoli con quello ZUT che caratterizza le strisce di B.C. dell’indimenticabile fumettista Johnny Hart. Molti di questi il buon Dio li può trovare in chiesa la domenica mattina, magari in prima fila. La sfacciataggine e l’ipocrisia sono imperituri.












