La stampa nazionale dedica intere pagine alla cocente vicenda della lettera che la Presidenza della Repubblica ha indirizzato al Ministero della Giustizia per chiedere verifiche e successivi chiarimenti sulla supposta falsità nelle comunicazioni che hanno portato ad un già parecchio discusso provvedimento di grazia.

Il ricorrere della dizione “supposta falsità” – ripreso dal testo della missiva quirinalizia – ha portato i più distratti a fraintendere, tramutando un aggettivo in sostantivo e inducendo a riflettere sulla ben nota dinamica di somministrazione di certi farmaci.
E’ proprio lo spirito goliardico a farci sopportare quel che sta succedendo in questo Paese dove scandalizzarsi è diventato estremamente ripetitivo e soprattutto inutile.
Purtroppo in questa storia c’è poco da ridere perché anche alla cialtroneria c’è un limite e addolora immaginare l’imbarazzo di Mattarella in un simile frangente.
Il potere di firma è l’ultimo anello di una lunga catena fatta di precisi adempimenti e di puntuali controlli sulla regolarità di fatti, carte e passaggi. Se qualcuno viene meno al proprio dovere di ordinaria diligenza, una pratica erroneamente impostata o deliberatamente costruita in modo “irrituale” finisce con il giungere a capolinea andando a tradire chi contava sulla assoluta correttezza di iter e contenuti.
Non ho memoria di situazioni di cotanto disagio istituzionale e mi chiedo – senza trovar risposta – come si possa arginare lo sfacelo che ci circonda e che sta sgretolando fiducia e speranza anche nei più ottimisti.
Mentre il “come” emergerà grazie al giornalismo di inchiesta e all’operato della vituperata magistratura, mi domando il “perché” di queste cose. La tracotanza di chi siede su uno scranno ministeriale è straripata in un incontenibile delirio di onnipotenza che non fa esimere dal prendersi gioco persino del Presidente della Repubblica e dall’insultare i cittadini che alla parola “Giustizia” riconoscono una sacralità irrinunciabile.
Perché invece di un caso davvero umanitario – e nelle carceri italiane non ne mancano – gli uffici di via Arenula hanno proposto la “grazia” della signora Nicole Minetti e non quella di qualche donna trafitta dalla sincera disperazione?
Chi ci racconterà che fine ha fatto la madre del bimbo adottato – a quel che si dice rocambolescamente – dalla “graziata”? Chi ha dato fuoco ai due avvocati di quella povera donna ritrovati misteriosamente arrostiti? Quanto punteggio positivo ha determinato la presunta implicazione del partner della Minetti nella cornucopia degil Epstein Files?
Adesso si metta da parte la generosa clemenza. Lo si faccia per gli italiani.












