Decine di anni fa il governo di Caracas ha “nazionalizzato” le attività petrolifere sequestrando alle compagnie americane piattaforme, oleodotti e impianti estrattivi.
Chi è stato depauperato adesso può approfittare dell’offerta dell’amministrazione Trump, offerta consistente nella benedizione presidenziale se si è pronti a tornare in Venezuela e se si è disposti a investire in modo massiccio per rendere effettivamente competitivo e redditizio quel genere di produzione.
Le infrastrutture attuali sono comprensibilmente fatiscenti e nessuno può fare seri ragionamenti imprenditoriali sulla reale opportunità di giocare una simile partita.
Donald Trump non ha fatto certo mistero di quelle che sono le reali motivazioni che hanno innescato l’incursione e il rapimento.
A Mar-a-lago, nel corso della sua trionfale conferenza stampa, non si è nascosto dietro ad un dito e ha dichiarato “Faremo intervenire le nostre grandissime compagnie petrolifere statunitensi, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate, l’industria petrolifera, e inizieranno a generare profitti per il Paese”.
Il Venezuela vanta alcune delle maggiori riserve petrolifere del pianeta, ma anni di cattiva gestione e di ridottissimi investimenti hanno indebolito il processo produttivo e la relativa ossatura.
In ballo c’è pure la Petróleos de Venezuela Sociedad Anónima (PDVSA), la società statale che dal 1976 gestisce il settore e che è già stato detto che non verrà privatizzata e tanto meno smantellata.
Chi vuole intervenire sa bene di dover scommettere miliardi di dollari e non nasconde una certa diffidenza a proposito degli annunciati futuri rimborsi. Incombe anche il vantaggio di cui dispone Chevron, unica realtà americana ad aver continuato ad operare anche nel periodo in cui le sanzioni avevano paralizzato le esportazioni venezuelane.
La mossa commerciale celata dalla cattura politica di Maduro è in realtà uno sgambetto alla Cina, significativo consumatore di petrolio estratto in Venezuela. Pechino ha sempre potuto contare su forniture di greggio a prezzo agevolato prima assicurate ufficialmente dalla China National Petroleum Corporation (CNPC) e ora spostate con petroliere fantasma capaci di aggirare blocchi e controlli.
La spettacolare operazione chirurgico-militare è solo l’apertura del tappo del serbatoio. Il pieno non sarà certo di democrazia e libertà.
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
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