A mali estremi, estremi rimedi, avrà pensato chi ha letto il titolo del corsivo ritenendo l’iniziativa appena adottata davvero risolutoria…
Il problema è serio e non si elimina aggiungendo violenza a quella che purtroppo già abbonda nelle piazze e nelle strade italiane. E soprattutto chi dice di aver studiato l’arte militare conosce bene che – per dichiarare guerra o entrare in un conflitto già in essere – occorre anzitutto stabilire chi sia il nemico ancor prima di individuarne caratteristiche e auspicabili punti deboli.
In questo caso, e non c’è bisogno di esser transitati nei banchi di una Accademia, non sappiamo nemmeno chi sia il nostro avversario, provvisoriamente ed erroneamente identificato con chi a volto scoperto e con fare pacifico partecipa a manifestazioni per qualche giusta causa.
Forse complice la fretta e il disorientamento, i condottieri di questo malconcio Paese hanno ritenuto di far tutta un’erba un fascio (e quest’ultimo riesce loro benissimo) e di accomunare sotto la medesima bandiera anche gli immancabili provocatori incappucciati e gli efferati predoni under 14.
Sarebbe carino che ci guida andasse a ripescare un libro di prima media e leggesse l’epica storia degli Orazi e dei Curiazi, imparando così ad affrontare un contendente per volta e – magari – contrapponendo a ciascun male il corrispondente rimedio.
A volte si è studiato poco in gioventù ma volendo si trova maniera di recuperare a certe falle culturali che ostacolano il buon esito della gestione di una macchina complessa come l’Italia.
Probabilmente – piazzando per ultimi i cittadini che ancora osano difendere le loro opinioni – converrebbe affrontare quelli che creano disordini e al tempo stesso i giovani vandali e saccheggiatori.
Gli antidoti per misurarsi con tali antagonisti sono l’intelligence (mestiere dei servizi segreti e marginamente delle Forze dell’Ordine) e l’educazione (arduo compito di famiglie, scuola e istituzioni).
La ricognizione preventiva di competenza degli 007 non pare aver dato risultati sorprendenti perché, diversamente, non ci saremmo sbalorditi affatto di quel che è accaduto e della risposta confusa e poco efficace dei poveretti incaricati di garantire l’ordine pubblico. Per sapere “come mai” basta chiederlo alle strutture dedicate alla ricerca informativa, così da scoprire se e cosa sapevano e se e cosa avevano comunicato agli organismi che sul territorio devono poi giocare la partita.
Il fronte educativo, non è certo un mistero, è fatto di scuole che non ci sono, di professori che mancano e comunque sono malpagati e maltrattati, di genitori assenti che quando si palesano è solo per picchiare i docenti che hanno osato rimbrottare i loro cuccioli. A far da contorno – e contorno non è – ci sono gli smartphone, i social, la messaggistica istantanea e tutta quella magica atmosfera la cui colonna sonora è quella del pifferaio di Hamelin narratoci dai fratelli Grimm.
Sicuramente sbaglio, ma ritengo che energumeni in uniforme da combattimento in questa situazione siano proporzionali alla mutilazione di un piede per chi lamenta un’unghia incarnita o alla decapitazione di chi ha l’acne. Questo Paese va curato, non soppresso.
La cura però è lunga, lenta a dare risultati, tardiva rispetto gli appuntamenti elettorali, e allora si preferisce la mannaia visto che le solite poco sincere promesse non attecchiscono più.
Piazza del Duomo sarà il moderno Colosseo, in cui gladiatori paracadutisti dovranno domare le belve arrivate in città da chissà dove, disposte a tutto, ripagate dal bottino portato via da questo o quel negozio, pronte a spostarsi agli ordini di chissà chi.
E il “chissà chi” apre il sipario sulla scena del mandante, consapevole che per ribaltare i governi basta invaderne la Nazione di disperati, amplificare il malcontento, sollevare gli incazzati, far credere ai giovani che tutto è permesso e che nessuno verrà punito. L’estremismo prevale facilmente sulla ragione e sul buon senso, perché urlare e maledire costa sempre meno del fare qualcosa di buono.
Fine. E così anche oggi ho perso l’amicizia di qualcuno che non sapevo esser diverso, molto diverso, da me.
Quando ero piccolo i miei genitori mi hanno sempre ricordato quanto fosse importante dare l’esempio.
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