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LA PACE SENZA GUERRA: IL CASO TRUMP-MADURO

Chiara Elisa Fe di Chiara Elisa Fe
05/01/2026
in SCENARI
LA PACE SENZA GUERRA: IL CASO TRUMP-MADURO
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TE LO LEGGO IO

La possibile fine del regime di Nicolás Maduro riporta al centro del dibattito internazionale una questione chiave della politica estera contemporanea: il significato della “pace” in un sistema globale sempre più fondato su strumenti di pressione indiretta. In questo quadro, la figura di Donald Trump continua a essere richiamata come quella di un leader che ha costruito parte della propria identità politica sull’assenza di nuovi conflitti armati.
Durante il suo mandato, l’approccio dell’amministrazione Trump al Venezuela si è articolato attorno a una strategia di massima pressione: sanzioni economiche estese, isolamento diplomatico e delegittimazione del governo chavista sul piano internazionale. Una linea che ha evitato l’intervento militare diretto, ma che ha inciso in modo profondo sulla struttura economica e sulla stabilità politica del paese.
Dal punto di vista formale, questa impostazione è stata presentata come coerente con una politica estera non bellica. Tuttavia, nel dibattito geopolitico contemporaneo, le sanzioni vengono sempre più analizzate come strumenti di coercizione sistemica, capaci di produrre effetti strutturali comparabili a quelli di un conflitto, pur in assenza di operazioni armate. È in questo spazio che emerge il paradosso della pace rivendicata. Una narrazione che secondo numerosi osservatori internazionali, ha finito per spostare l’attenzione dalla responsabilità diretta delle politiche sanzionatorie agli effetti collaterali prodotti sulla popolazione civile. L’assenza di guerra non coincide necessariamente con l’assenza di costi politici, sociali e umani, soprattutto quando la pressione esterna si innesta su un contesto già segnato da crisi economica, fragilità istituzionale e polarizzazione interna.
Accanto a questa lettura critica, si sviluppa però una narrazione opposta, visibile tanto nelle piazze venezuelane quanto nella diaspora. Le immagini di cittadini che cantano e celebrano raccontano una percezione diversa: per una parte significativa della popolazione, la caduta di Nicolás Maduro rappresenta la conclusione di un lungo ciclo autoritario, caratterizzato da repressione politica, collasso economico e migrazione di massa.
In questa prospettiva, la pressione internazionale non viene interpretata un’ingerenza esterna, ma come un fattore che ha contribuito ad accelerare un processo di liberazione percepito come necessario. La reazione popolare assume così una valenza politica autonoma diventando espressione di una sovranità che tenta di ricomporsi dopo anni di erosione.
Il caso venezuelano mostra come la distinzione tra pace e conflitto sia oggi sempre più sfumata. La pressione economica e diplomatica si configura come una modalità alternativa di esercizio del potere, capace di sostituire l’uso diretto della forza senza eliminarne gli effetti.
Tra la retorica pacifista rivendicata sul piano internazionale e le piazze che celebrano la fine di un regime, emerge una lezione geopolitica più ampia: nel mondo contemporaneo, la pace non è sempre assenza di conflitto, ma spesso il risultato di un equilibrio costruito attraverso strumenti non militari, ma non per questo privi di conseguenze.
Resta aperto l’interrogativo su quanto questo modello di pressione possa produrre stabilità duratura e su quali costi, politici e sociali, continui a generare nel medio periodo.

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Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fe

Chiara Elisa Fè è dottoressa in Comunicazione Digitale e Social Media e attualmente studentessa di Relazioni Internazionali, Studi Europei. Si occupa di comunicazione politica, dinamiche mediatiche contemporanee e relazioni internazionali, con particolare attenzione ai processi di leadership, alla for-mazione del consenso e alla trasformazione dei linguaggi politici nell’ecosistema digitale. Nel suo percorso accademico ha approfondito il tema della comunicazione politica personalizzata e dei modelli narrativi dei leader, sviluppando una tesi dedicata alle strategie comunicative ad alta resa per-suasiva, con riferimento al caso italiano attraverso l’analisi dell’esperienza di Silvio Berlusconi. I suoi interessi spaziano dalla geopolitica ai contesti multilaterali europei, dall’informazione strategica agli studi sull’opinione pubblica. Accanto all’impegno accademico, partecipa attivamente alla vita politica e associativa nei momenti ex-tra–professionali, con l’obiettivo di integrare esperienza sul campo, approfondimento analitico e com-prensione dei processi decisionali contemporanei.

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