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DIMISSIONI E REFERENDUM

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
27/03/2026
in SCENARI
DIMISSIONI E REFERENDUM
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TE LO LEGGO IO

Continuiamo l’analisi del voto referendario iniziata nel precedente articolo. Tra i tanti errori evidenziati uno dei più gravi è sicuramente quello di avere difeso l’indifendibile per troppo tempo. Il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la Capo di Gabinetto del Ministro di quel Dicastero, Giusi Bartolozzi, si sarebbero dovuti dimettere da tempo, evitando delle postume, tardive, inevitabili dimissioni dopo l’insuccesso referendario. Forse l’elettorato avrebbe percepito un opportuno rispetto delle Istituzioni e non una faziosità che ostentava un potere da intoccabili. Bene ha fatto il Presidente del Consiglio ad obbligarli alle dimissioni ma i buoi sono ormai fuggiti dalla stalla, ovvero la sconfitta è un dato inoppugnabile e scarsamente digeribile. Non si può non ricordare che ambedue sono indagati per il caso Almasri ed il Sottosegretario condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, comunque si deve sempre attendere la sentenza definitiva.
Probabilmente se avesse vinto il “SI” le dimissioni non sarebbero state richieste ma è pura ipotesi, non del tutto inverosimile. Come soleva dire Giulio Andreotti “a pensare male è peccato ma spesso ci si azzecca”.
Con l’occasione il Presidente del Consiglio dei Ministri ha rispolverato dalla memoria che il Ministro del Turismo, Daniela Santanchè, è indagata per vari reati da oltre due anni. L’ha sollecitata alle dimissioni e, dopo un giorno di arroccamento nel suo fortino, si è dimessa con una lettera polemica e punte di vetriolo. Probabilmente sarà stata avvertita che la compagine governativa non l’avrebbe salvata dall’annunciata mozione di sfiducia dell’opposizione. Anche qui ipotesi non del tutto irrealistica.
Le potremmo definire pulizie di Pasqua governative, comunque giudicate tardive dal cittadino italiano. Auguriamo sinceramente al Presidente del Consiglio che le due donne non si vendicheranno rivelando qualche segreto governativo mettendola in seria difficoltà. Non è da escludere che potrebbero avere argomentazioni non di natura personale ma istituzionale.
Sicuramente il caso dei vertici del Dicastero della Giustizia ha pesantemente influito sull’esito del voto altrimenti il Presidente del Consiglio non ne avrebbe preteso le dimissioni praticamente immediate. Si è salvato il Ministro della Giustizia, che si è assunto la responsabilità politica della sconfitta, poiché lo scossone si sarebbe tramutato in terremoto. Non dimentichiamo che il Ministro, per difendere la separazione delle carriere, ha rammentato l’idea di Licio Gelli, il famigerato figuro, gran maestro della loggia segreta P2, al centro del gravissimo scandalo che sconvolse l’Italia dall’inizio del 1981.
Proviamo ad elencare alcune altre motivazioni del disastro elettorale.
Hanno concesso, all’ultimo momento, una “marchetta elettorale”: pochi centesimi di sconto sulle accise del carburante per venti giorni. Osservando i prezzi pare che non abbiano sortito un grande risultato. Erano forse sicuri di avere a che fare con un popolo di minus habens.
Altro fattore è il costo della vita che ha inciso come giudizio sul Governo. La compagine governativa afferma che l’economia va benissimo; di fatto le famiglie penano sempre di più ad arrivare alla fine delle prime due decadi del mese; qualcosa non quadra. La pressione fiscale si è incrementata mentre si favoleggia che sia diminuita. Il Sud si sente sempre più abbandonato ed emarginato al di là di faraonici progetti in stallo per problematiche enormi: tecniche, ambientali, di costi ed altre. Anche la vicenda dei rider, ovvero lo sfruttamento selvaggio del lavoro, potrebbe avere avuto la sua influenza. Si è scoperchiato il vaso di Pandora delle retribuzioni da fame.
La politica internazionale ha più che inciso: l’appiattimento e l’acquiescenza, per non dire asservimento, senza critiche, al massimo equidistanza nei confronti di Trump, sempre più inviso al popolo italiano. Posizioni degne di Ponzio Pilato che, al confronto, si potrebbe definire un decisionista. Non dimentichiamo lo sterminio, mai condannato, della popolazione perpetrato a Gaza in reazione al barbaro attacco del 7 ottobre 2023 dei terroristi di Hamas.
La guerra in Iran, fortemente voluta da Netanyahu, il caso Venezuela con il rapimento del Presidente Maduro. Certamente nessuno rimpiange il despota sudamericano o il regime sanguinario e repressivo iraniano ma la cancellazione del diritto internazionale va stigmatizzata. Il diritto internazionale va difeso poiché l’alternativa non è la favola che la democrazia si esporta come un qualsiasi bene o la si impone. Afghanistan docet. Le maschere sono cadute: interessi economici statunitensi, vendette e conquiste territoriali ad ogni costo per Israele che vive un permanente stato di guerra. La legge del più forte, dei cow-boy non è stata gradita, tantomeno l’arroganza del potere.
La stessa compagine governativa, apparentemente compatta, ha dimostrato ripetutamente vaste crepe, rattoppate solo con voti di fiducia.
Una lunga serie di mistificazioni, bugie sperando nella credulità di un popolo bue. Si sono sbagliati, i cittadini sono più intelligenti di quanto credano e forse anche di una buona parte della classe politica che esterna progressivamente la sua inadeguatezza. Che dire di una certa stampa che osannava e difendeva tutti e ora festeggia le dimissioni?
Tranquilli, la legislatura non finirà prima del raggiungimento del tempo utile a pensione per i parlamentari.
I giovani, la così detta generazione Z, pare sia scesa in campo per difendere diritti e Costituzione. Escludendo e condannando, senza se e senza ma, chi fa uso della violenza in qualsivoglia modo, una maggioranza di giovani sembra si accosti alla politica. Si stanno rendendo conto che il futuro è il loro e vogliono giustamente sceglierlo.

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Giuseppe Bodi

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