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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

IL DOPOGUERRA SINO AL SERVIZIO INFORMAZIONI DIFESA (SID). SECONDA PARTE.

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
14/12/2025
in LA STORIA CHE DIMENTICA
I SERVIZI DI INFORMAZIONE DALL’UNITÀ D’ITALIA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
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TE LO LEGGO IO

(Parte 5/11).

Venne nominato Direttore l’Ammiraglio Eugenio Henke (1909-1990) il quale mantenne l’incarico fino al 1970. Il Servizio fu posto alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa ed il Direttore poteva riferire direttamente al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio ed ai Ministri degli Esteri e dell’Interno.
Tra i compiti del SID vi erano quelli di raccogliere in Italia ed all’estero ogni notizia utile alla difesa e sicurezza nazionale, contrastare le attività informative estere dannose per l’Italia, seguire la situazione politica, economica, industriale, militare, scientifica di Paesi stranieri d’interesse, assicurare la tutela dei segreti militari e di altri settori dello Stato. La gestione negli anni dell’Ammiraglio Henke non fu facile. Si susseguirono suicidi, morti poco chiare di Ufficiali dei Servizi (Colonnello Renzo Rocca), dell’Esercito (Generale Carlo Ciglieri) e dei Carabinieri (Generale Giorgio Manes e Tenente D’Ottavio). Nell’ottobre 1970 venne nominato Direttore il Generale Vito Miceli (1916-1990) al quale succedette nel 1974 l’Ammiraglio Mario Casardi (1915-1981) sino al 1978. Furono anni molto difficili per i Servizi e per l’Italia a causa del susseguirsi di episodi di terrorismo, sequestri, stragi, omicidi di appartenenti alle Forze dell’ordine ed alla Magistratura; fu il periodo della “strategia della tensione”, degli “autunni caldi”, delle contestazioni studentesche, dei presunti e tentati golpe (golpe Borghese), delle prime indiscrezioni sulla rete Gladio, delle associazioni sovversive. In tutto questo sia il SID, sia il Ministro dell’Interno si trovarono ad affrontare un quadro che mutava pericolosamente e velocemente senza avere il tempo di adattarsi agli eventi. Non ultimo, su di loro si riversarono non pochi sospetti: dall’inefficienza alla connivenza, in particolare con le organizzazioni della destra eversiva. Nel 1969 vi furono numerosi attentati terroristici ed il 12 dicembre 1969 vi fu la strage di Piazza Fontana a Milano. Alcuni agenti vennero sospettati di incapacità nel prevenirli o di averli provocati.
Il SID, nel periodo di direzione del Generale Miceli, portò a termine positivamente numerose operazioni in Italia ed all’estero. Tuttavia, il suo mandato ebbe termine per una serie di motivazioni non proprio apprezzabili quali: dissapori con il capo del Reparto D (Generale Gian Adelio Maletti, 1921-2021), la gestione non sempre adamantina (anche per oggettive difficoltà di operare) di infiltrati nelle organizzazioni eversive e terroristiche, la questione della distruzione dei fascicoli dell’ex SIFAR, il “caso Gelli” e quello del giornalista Guido Giannettini (1930-2003). In particolare, Licio Gelli (1919-2015) tra il 1973 ed il 1974 venne sottoposto ad una serie di indagini da parte del SID per suoi comportamenti sospetti. Le amicizie politiche del Gelli contribuirono alla sostituzione del Generale Miceli che considerava Gelli degno di particolari attenzioni ai fini della sicurezza. Si rammenta che nel 1981 a Villa Wanda, residenza del Gelli a Castiglion Fibocchi (AR), venne trovato l’elenco degli affiliati alla loggia P2 (Propaganda 2). Vi erano oltre novecento aderenti tra i quali i Direttori dei Servizi nati con la riforma del 1977, alti Ufficiali dei Carabinieri e delle Forze Armate, esponenti del mondo politico, industriale finanziario, giornalisti ed altri.
Il periodo sotto la direzione dell’Ammiraglio Casardi venne caratterizzato dall’incriminazione e dall’arresto del Generale Miceli, del Capo Reparto D, Generale Gian Adelio Maletti, del Capitano Antonio Labruna (1927-2000, sempre del Reparto D), di altri dirigenti del SID per i fatti del “golpe Borghese” e della strage di Piazza Fontana a Milano.
La gestione della sicurezza interna, invece, venne affidata nel 1948 all’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno. Nell’ottobre 1965 l’Ufficio Affari Riservati venne inquadrato nella Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, la quale era competente in materia di ordine pubblico, sicurezza interna, prevenzione e repressione dei reati contro la sicurezza dello Stato e il controllo di soggetti (italiani e stranieri) pericolosi per le Istituzioni. Tra il 1971 ed il 1974 a capo dell’Ufficio Affari Riservati vi fu il Dirigente Generale Umberto Federico D’Amato (1919-1996). Come per il SID, l’Ufficio fu al centro di accuse di inefficienza per quanto accadde in quegli anni, cosicché nel 1974 venne sciolto. Di conseguenza, nel giugno 1974 il Ministro dell’Interno pro tempore Paolo Emilio Taviani (1912-2001), costituì l’Ispettorato Generale per l’Azione contro il Terrorismo – affidato al prefetto Emilio Santillo (1917-1981) – con funzioni di coordinamento operativo dell’informazione e dell’intervento ai fini della sicurezza interna per la prevenzione e la repressione del terrorismo. Nel luglio 1976 l’Ispettorato, per ordine del Ministro dell’Interno pro tempore Cossiga, venne ridenominato “Servizio di Sicurezza” (SDS), sempre sotto la direzione del Prefetto Santillo sino al dicembre 1977, quando venne nominato Vice Capo della Polizia.
L’Arma dei Carabinieri continuò a svolgere le sue funzioni istituzionali e nel maggio 1974, a seguito dei gravi episodi di terrorismo, vennero costituiti i nuclei antiterrorismo sotto il comando del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1920- 1982), con compiti paritetici a quelli affidati all’Ispettorato antiterrorismo del Ministero dell’Interno. Notevoli furono i successi operativi conseguiti dagli uomini del Generale Dalla Chiesa che, in considerazione del particolare momento, operarono non sempre nel pieno rispetto delle norme di polizia giudiziaria.
La Guardia di Finanza aveva un proprio reparto informazioni con prevalente, se non esclusivo, compito di reprimere i reati finanziari e valutari, ed il suo contributo alla lotta al terrorismo fu occasionale (ad esempio quello in Alto Adige).
Gli scandali che, sempre più gravi e numerosi, vennero alla luce, soprattutto attraverso l’inchiesta sulla Strage di piazza Fontana, inflissero colpi fatali alla credibilità dei Servizi di informazione italiani davanti all’opinione pubblica e resero urgente la necessità di una reale riforma, tema già posto all’ordine del giorno dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SIFAR istituita nel 1969. Le Autorità politiche giunsero alla decisione di sciogliere il SID e il SDS, procedendo ad una organica e completa riorganizzazione del comparto sicurezza. Si addivenne, pertanto, alla legge n. 801 del 24 ottobre 1977, poi sostituita dalla Legge n. 124 del 3 agosto 2007 e novellata dalle Legge n. 133 del 7 agosto 2012. La legge n. 801 del 24 ottobre 1977 è stata la prima legge ordinaria dello Stato italiano che ha regolamentato l’attività ed i compiti dei Servizi di informazione in Italia.

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