Con l’avvento del Direttorio i destini di Talleyrand e Fouché si ricongiunsero. Il primo rientrò dall’esilio americano e, grazie ai buoni uffici di suoi amici, venne nominato Ministro degli Esteri.
Appena in carica affermò: “Siamo a cavallo! Dobbiamo ricavarne una fortuna immensa, un’immensa fortuna!”
Fouché, rimasto alcuni anni nell’oblio fu posto a capo della Polizia. Alla notizia, sulle prime, lo sgomento generale fu immenso.
L’idea che l’antico giacobino, regicida e “mitragliatore di Lione” fosse posto a capo di quel Ministero suscitò il panico di tutti; la borghesia in ascesa era ormai abituata a una certa stabilità che le consentiva di lavorare e arricchirsi senza problemi.
Il Direttorio, su suggerimento di Talleyrand, individuò in Fouché l’uomo più adatto per tenere a bada i giacobini, suoi antichi complici.
Nuovamente alla ribalta, Talleyrand e Fouché dettero il loro meglio.
Il primo, un vero “principe dei diplomatici”, ordì sottili trame con tutta Europa, senza distogliere lo sguardo dalla politica interna. Intravide in Napoleone l’uomo in grado di liberare la Francia dai componenti del Direttorio.
Il secondo costituì la più temibile macchina di spionaggio e controllo mai immaginata, servendosi – come spie bene remunerate – di personaggi a qualsiasi livello, ceto e luogo.
Anche Fouché comprese che Bonaparte era l’uomo nuovo su cui puntare; non esitò ad “assoldare” una fascinosa creola, spendacciona e disinvolta: sua moglie, Joséphine. Scialacquatrice, piena di debiti, fu ben contenta di trovare nel Ministro della Polizia un generoso finanziatore.
Talleyrand e Fouché seguirono attentamente le imprese di Bonaparte in Italia e in Egitto, inviato dal Direttorio nell’intento di liberarsi di un giovane “fortunato e popolare”.
Riapparì in Francia tra lo stupore di tutti perché lo pensavano impegnato a guerreggiare in Egitto. Fouché ne era al corrente perché gli era stato rivelato da Joséphine.
Compresa la genialità del Corso, Talleyrand e Fouché si affrettano a omaggiarlo. Lo sostennero e aiutarono nel colpo di Stato di Brumaio, giocando su più tavoli, perché la congiura sarebbe potuta fallire. Ne divennero i collaboratori più stretti e indispensabili. Divenuto Primo Console poi Imperatore, li confermò negli incarichi. Favorirono il secondo matrimonio con Maria Luisa d’Austria.
Sempre più spesso, tuttavia, Napoleone era infastidito dalle scoperte sui due uomini. Ne conosce i vizi, i difetti, la corruzione, l’inaffidabilità completa.
Dopo il fallito attentato della rue Saint Nicaise, coprì di insulti il Ministro della Polizia che non era stato in grado di evitarlo. Fouché si prese la sua rivincita, dimostrando a Napoleone che i responsabili della strage non erano i giacobini, ma i realisti pagati con denaro inglese.
Fouché era un collaboratore pericolosissimo; che sapeva fatti troppo compromettenti su tutti, compresi i componenti del clan corso e, soprattutto, sulle disinvolte sorelle di Napoleone.
Nel gennaio 1809 Napoleone insultò Talleyrand avendo scoperto che stava trattando segretamente con i suoi nemici. Gli disse: “Siete un ladro, un vile, un uomo senza fede, non credete in Dio… Vi ho riempito di beni e non c’è nulla che sareste capace di fare senza di me… Siete letame in calze di seta!”.
Talleyrand e Fouché non si sgomentavano alle sceneggiate, sorvolavano e affilavano i pugnali. Insultati ma indispensabili, Bonaparte tentò di liberarsene ma poi li riprese al suo servizio.
Incapace di fermarsi prima del baratro, la gloria volgeva al termine cosicché i due Ministri iniziarono a separare le loro sorti da quelle di Napoleone per non essere trascinati nella caduta. Si cimentarono nel doppio gioco, arte in cui erano abilissimi. Si alleano segretamente con le potenze nemiche alle quali trasmisero informazioni riservate in cambio di denaro.
A parte i giudizi, soprattutto morali, non erano comunque banali opportunisti, banderuole al vento capaci solo di seguire il vento pur di conservare una poltrona. Abilissimi a dirigere gli eventi, gestire gli avvenimenti dietro le quinte, sapevano aspettare a lungo prima di assestare il colpo di grazia. La cosa migliore per loro e la Francia, dopo le sconfitte di Napoleone, era la Restaurazione.
Talleyrand e Fouché manovrarono in favore di Luigi XVIII, riuscendo a convincere della validità della scelta gli Alleati che avevano invaso Parigi.
Costui si rivelò più scaltro persino dei due camaleontici complici. Dopo aver accettato di riprendere Fouché come Ministro della Polizia pur di tornare sul trono, il Borbone se ne liberò subitamente, bollandolo come “uno dei più disgustosi resti della Rivoluzione”. Nei confronti di Talleyrand, l’operazione si rivelò più complessa, atteso il suo ruolo fondamentale durante il Congresso di Vienna. Era stato in grado di separare il destino della Francia da quello di Napoleone sconfitto, ottenendo il ripristino dei principi di legittimità e di equilibrio. In virtù di siffatte benemerenze, rimase al potere un altro tempo prima che Luigi XVIII si liberasse anche di lui.
Dal lontanissimo esilio di Sant’Elena, Bonaparte affermò: “Ho conosciuto un solo perfetto traditore, Fouché”. Pensava ugualmente di Talleyrand, coperto di insulti in una drammatica giornata del 1809. I due perfetti traditori trovarono in Luigi XVIII uno più cinico di loro. O, forse, la Storia a un certo punto si vendicò, ripagandoli con la stessa moneta.
“Il vizio appoggiato al braccio del crimine”, così il visconte René de Chateaubriand (1768-1848) definì due inquietanti personaggi che in una notte del luglio 1815 si recano dal...
Leggi tuttoDetails












