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SANDRO PERTINI, IL PRESIDENTE – PARTE SECONDA

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
15/09/2025
in RIFLESSIONI
SANDRO PERTINI, IL PRESIDENTE – PARTE PRIMA
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TE LO LEGGO IO

SOCIALISTA SCOMODO…PER I SOCIALISTI

Socialista fin da giovanissimo, Sandro Pertini fu ripetutamente arrestato, esiliato in Francia dove fece il muratore, condannato a 10 anni, confinato a Ponza e Ventotene. Quando la mamma chiese per lui la grazia, la rifiutò con sdegno, rimproverandola.
Libero dopo l’8 settembre, fu partigiano e rappresentante del Psiup nel Comitato di Liberazione Nazionale, ma i rapporti con i socialisti furono e rimasero sempre tesi.

E non mancava di sottolinearlo, come ci disse in un’udienza, rimarcando come il suo partito avesse tenuto a lungo “uno come me fuori dagli organi direttivi” (fu la prima cosa che disse ad un grande banchiere socialista, Nerio Nesi, me presente, durante un’udienza al Quirinale).

D’altronde, il socialista di sinistra Riccardo Lombardi ne parlava come un “cuor di leone sì, ma…cervello di gallina” e Pietro Nenni lo ricordava negli anni passati insieme a Ponza, “intento a leggere L’Intrepido (un giornalino a fumetti) ed a giocare a carte coi guardiani. Pronto, però, quando parlavano di politica a invocare il popolo sulle barricate. Per lui la politica era solo quello”.

Arrivato al Quirinale, ad Antonio Maccanico, il segretario generale che gli preparava la squadra di staff, raccomandò di “non mettergli tra i piedi troppi socialisti”.

Fu lui però a nominare il primo capo del governo socialista, Bettino Craxi commentandone così l’incontro al Colle:” Quell’incosciente ha accettato senza batter ciglio, alzando le braccia per la gioia. E pensare che, quando mi offrirono la presidenza della repubblica, io diventai pallido come un morto, al punto che volevano chiamare un medico”.

POPULISTA?  PIACEVA ANCHE AI PAPI E ALLE DONNE

Cuore, dunque, coraggio, estemporaneità, passione ed empatia con la gente. Doti di cui l’Italia ebbe bisogno allora e delle quali mantiene ancor oggi un ricordo trasversalmente nostalgico.

Un populista ante litteram, come quando fu contrario, da presidente della Camera, all’aumento delle indennità parlamentari e nel suo primo viaggio, da neo eletto presidente della repubblica, a Stella sulla tomba dei genitori, pretese di comprare con i propri soldi il biglietto aereo, fare la coda al check in e cambiare da solo l’acqua dei fiori al cimitero.

Così era l’uomo tutto cuore ed intemperanza che arrivò nel 1978 al Quirinale (da cui un’ingiusta e volgare campagna di stampa – della quale poi Pannella chiese scusa – aveva cacciato Giovanni Leone). Fu eletto senza l’entusiasmo dei suoi che avevano invece candidato Antonio Giolitti.

Mai dimentico della lunga età (spesso comodo paravento) e delle vicissitudini trascorse: “dall’ergastolo, diceva, al Quirinale, dal Quirinale al cimitero. Potrebbe essere l’argomento per una commedia di Eduardo De Filippo” (che poi nominò senatore a vita).

I grandi della terra ne avvertivano il fascino, compresi i papi: Paolo VI che, febbricitante, lo ricevette tre giorni prima di morire e Giovanni Paolo II del quale, nel corso di quella udienza sopra ricordata, parlò a lungo. L’aveva appena visitato al Policlinico Gemelli dov’era ricoverato per la revolverata di Alì Agca e il presidente ci teneva a dirsene amico. Andò spesso a cena da lui ed a vederlo sciare. Lui ateo (però “guai a chi gli toccava don Bosco”).

Alle donne piaceva e lui piaceva alle donne, rimanendo sempre fedele all’amore della sua vita, l’ex staffetta partigiana e psicologa Carla Voltolina che mai accettò di trasferirsi al Quirinale perché “avevano eletto Sandro e non me”, costringendo il marito al ritorno serale nei 35 mq di casa da sempre abitati di fronte alla Fontana di Trevi.

Fino alla morte, il 24 febbraio 1990.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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