Prendiamo a prestito le definizioni di una fonte sempre attendibile e neutra: la Treccani. Ordine, tra le numerose definizioni, si può riassumere in: funzionamento regolare e disciplinato di un’istituzione, di una collettività, connesso con l’osservanza di norme e regolamenti. Nella società: condizione, denominata anche ordine pubblico, caratterizzata da quiete, rispetto delle leggi e delle istituzioni, controllo delle tensioni sociali e politiche. In diritto l’ordine pubblico si intende il complesso dei princìpi desumibili dal sistema normativo a cui non si può assolutamente derogare.
Estensivamente è il modo stesso con cui una società è organizzata, l’insieme delle leggi che disciplinano i rapporti sociali, politici, economici.
Repressione, tra le numerose definizioni, si riassume in: l’azione e l’operazione di reprimere, il fatto di venire o di essere represso, e il modo stesso in cui vengono attuati. Nel linguaggio politico, attività e azione violenta o intimidatoria attuata dal governo e dai centri di potere contro forze e movimenti rivoluzionari e progressisti, o comunque di opposizione, di protesta e di contestazione. La repressione dei moti rivoluzionari e terroristici rientra nella doverosa difesa dello stato democratico.
Appare lampante che l’ordine non prevede la repressione, se non in casi eccezionali come moti violenti, terrorismo, sovversione. La stessa repressione non è libero arbitrio ma è sottoposta a regole, ovvero le leggi di uno Stato democratico. L’Italia, sarebbe bene non dimenticarlo, ha superato gli anni bui del terrorismo senza l’impiego di particolari leggi speciali, semplicemente affidandosi a Magistrati inquirenti e investigatori di elevate capacità che duramente e quotidianamente hanno lavorato solo su quel fenomeno con immani sacrifici.
Alcuni nostalgici del manganello e dell’olio di ricino oggi potrebbero impiegare tanti altri lassativi meno invasivi e visibili, di più facile trasporto sia in gocce, che in compresse. I novelli aspiranti tutori di un “ordine” razzista, finalizzato a quello che più volte è stato definito la “caccia al negro”, non capiscono che il loro progetto di ordine non è legittimo sotto il profilo normativo. Non comprendono che si tratta di una “trama eversiva”, seppur ammantata da un voto per ora libero. Il disegno è quello di creare uno Stato dove regni la forza, il disprezzo dei diritti umani, l’impiego di discutibili mezzi violenti ad libitum verso minoranze ed etnie in barba all’articolo tre della nostra Carta Costituzionale.
L’integrazione non si ottiene ex ante ma ex post con accoglienza, come insegnano gli ultimi due Papi, non con il disprezzo, l’ostracismo, l’emarginazione o addirittura la violenza gratuita, commisurata al colore della pelle. Da sempre i più grandi mafiosi, sanguinari e stragisti, sono bianchi; non per questo personaggi da santificare. Occorre cercare di proporre a tutti una dignità, altrimenti poco si ci si può aspettare. Questo non vuol minimamente significare indulgenza, lassismo, perdono aprioristico verso chi compie reati che vanno puniti secondo le leggi del nostro Stato per garantire ordine e sicurezza di tutti i cittadini. Tantomeno si può gettare benzina sul fuoco di sensazioni non sempre reali. Si fomenta l’odio, la ricerca di giustizialismo senza prove, se non il desiderio di una sorta di Far West dove si agogna farsi giustizia da soli. La sicurezza è un diritto dello Stato comunità poiché è un bene indivisibile di tutti e, come tale, va curata e tutelata con le norme vigenti, nel rispetto dei principi costituzionali.
Parafrasando la famosa canzone del grande Lucio Dalla, caro campo largo ti scrivo, non per distrarmi un po’ ma per svegliarti un po’.
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