Proprio non capisco l’accanimento nei confronti di Guido Crosetto e ancor meno l’acidità dei commenti nei riguardi delle Istituzioni che non avrebbero evitato l’imbarazzante situazione di un Ministro bloccato al gate di un aeroporto come un qualunque agente di commercio in trasferta.
Non comprendo neppure come ci possa esser stato chi ha deciso di guastare il piacevole ristagno della festosa atmosfera della competizione canora di Sanremo andandosi a occupare di una insignificante guerra mondiale appena iniziata.
La scelta del signor Guido non può non essere stata preceduta da una ponderata valutazione dei possibili imprevisti.
Una approfondita operazione di Open Source Intelligence ha senza dubbio incluso l’ascolto dell’intero palinsesto di RAI Isoradio e di diverse edizioni della rubrica “Onda verde” sui differenti canali radiofonici, nonché la consultazione di app e siti web che garantiscono la corretta informazione sulle condizioni meteorologiche lungo l’itinerario e a destinazione.
Periti e consulenti tecnici di parte potrebbero – in un immaginario processo alle intenzioni – dimostrare che il contenuto della valigia di Crosetto è prova concreta di una attenta previsione di qualsivoglia variazione anche di infima probabilità. La ridondanza di biancheria intima può confermare il non aver escluso una permanenza eventualmente prolungata nella località fuori porta.
A leggere il poco apprezzato quotidiano La Repubblica, Crosetto avrebbe dichiarato che si è trattato di “una accelerazione inattesa”.
Effettivamente TG e radiogiornali parlavano solo del Festival e approfondivano argomenti ben più prioritari in vista della serata finale di un così fondamentale appuntamento per la popolazione. Nella sconfinata platea dei milioni e milioni di spettatori dello show televisivo condotto da Carlo Conti c’erano anche gli 007, i vertici militari, gli strateghi laici, i somministratori di “chissà quale segreto” ingaggiati dai programmi televisivi.
Probabilmente tra il pubblico mancavano i generali statunitensi e israeliani che – invece di assistere al trionfo di Sal da Vinci – hanno preferito bombardare scuole ed ospedali a Teheran al restare incollati dinanzi allo schermo che offriva i dettagli del palco di Sanremo.
Mentre c’era chi legittimamente si concentrava sul Teatro Ariston, qualcun altro si occupava del teatro di guerra. E’ parecchia la gente che si vanta asserendo “io non guardo Sanremo” e quel che è accaduto in Iran testimonia l’attendibilità di una simile affermazione.
Probabilmente la flessione dello share riscontrata in occasione di quest’ultima edizione del Festival è da imputarsi alla sleale concomitanza di kermesse di altro genere che hanno senza dubbio portato via pubblico alla nostra tv di Stato.
Far scoppiare un conflitto epocale proprio negli stessi giorni della tradizionale gara della canzone italiana è la cartina al tornasole che dimostra come i rapporti con Washington e Tel Aviv siano davvero ridotti al lumicino.
Crosetto nel frattempo è tornato a casa, sano e salvo, con un volo governativo.
A Dubai turisti e uomini d’affari continuano a vivere la comprensibile angoscia, ma non avranno nulla da temere latitanti ed evasori fiscali perché non sono certo quattro o cinque bombe a intimorirli.
Il palcoscenico dell’inquietante conflitto iraniano non vede in campo solo chi attivamente sta bombardando e massacrando.
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