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IL PRESENTE DISTOPICO E IL FUTURO RUBATO

Pasquale Spiridione di Pasquale Spiridione
05/11/2026
in RIFLESSIONI
IL PRESENTE DISTOPICO E IL FUTURO RUBATO
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TE LO LEGGO IO

“Sapete che i libri hanno un po’ l’odore della noce moscata o di certe spezie d’origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c’erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!” La frase è tratta dal romanzo “Fahrenheit 451” dello scrittore americano Ray Bradbury (Waukegan 1920 – Los Angeles 2012) pubblicato nel 1953 negli USA e in Italia nel 1956 con il titolo Gli anni della fenice.
Prima di lui, gli scrittori Aldous Huxley (Godalming 1894 – Los Angeles 1963), col romanzo “Il mondo nuovo”, e George Orwell (Motihari 1903 – Londra 1950), col romanzo “1984”, hanno immaginato un futuro distopico in cui l’autorità di governo, mediante strumenti diversi, controlla la società, ne annichilisce le volontà e la libera circolazione delle idee, fino a renderla incapace di qualsiasi spirito critico.
Nel romanzo “Il mondo nuovo”, pubblicato nel 1932, Aldous Huxley immagina un controllo esercitato, non attraverso la paura, ma per mezzo del piacere: il piacere, erogato mediante sostanze stupefacenti, imprigiona e rende la società docile alla volontà dei governanti. Completano l’annientamento psicologico costanti distrazioni e forme di intrattenimento superficiale che sradicano ogni forma di pensiero critico.
George Orwell nel romanzo “1984”, pubblicato nel 1949, immagina un Grande Fratello che controlla gli individui manipolando la realtà e il linguaggio mediante la neolingua. La televisione è l’unico mezzo di comunicazione consentito e va tenuta costantemente accesa. Le notizie che trasmette sono totalmente falsificate da un apposito Ministero che racconta di una società e di un benessere inesistenti.
Nel romanzo “Fahrenheit 451”, ambientato all’inizio del XXI secolo, Ray Bradbury immagina un controllo del pensiero e della libertà di parola effettuato mediante la censura violenta del sapere e della letteratura. I libri sono ritenuti portatori di frustrazione, confusione, infelicità e inquietudine. E perciò ritenuti illegali. Possederne è considerato un reato gravissimo.
“Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce” è l’imperativo del Corpo dei Pompieri che, anziché spegnere, ha il compito di dar fuoco a ogni volume e alle case di coloro che li detengono: da qui il titolo del romanzo che indica la temperatura di accensione della carta. Le persone perdono l’interesse per la lettura e sono costrette a guardare enormi schermi televisivi e ascoltare la radio che, con false notizie e programmi futili, spengono la crescita e la capacità di critica sociale. Fortunatamente ci sono persone come la giovane Clarisse McClellan, una “strana” ragazza di 17 anni, e il vecchio Faber, un intellettuale fallito, che si oppongono al sistema imposto dal governo e riescono a modificare il modo di pensare al pompiere Guy Montag che, da distruttore del sapere, lascia il suo lavoro e si impegna nella conservazione e tutela dei libri.
Montag ha compreso che, il 99% delle volte, l’uomo può trovare ciò che cerca racchiuso in un libro. Ha compreso anche che “un libro è una pistola carica”. E questi tre romanzi, di questi tre scrittori visionari ma profetici, sono tre pistole cariche, ora che il futuro distopico che hanno immaginato è divenuto presente. Lo stiamo vivendo! Ci siamo saltati dentro “a piè pari” e, come bambini incoscienti in una pozzanghera, continuiamo a sguazzarci felici, mentre, poco alla volta, affondiamo stupidamente.
Huxley, Orwell e Bradbury pongono l’attenzione sul delicatissimo tema della degenerazione informativa dei regimi democratici: la censura utilizzata dall’autorità nei tre romanzi è un’allegoria della cancel culture e del “politicamente corretto” cui attualmente si ricorre per mascariare gli avvenimenti storici agli occhi dei giovani. Gli intellettuali contemporanei, proprio come il vecchio Faber di Bradbury, hanno tradito il loro ruolo e la loro funzione: non hanno preso, tranne rare eccezioni, posizione attiva sulle attuali, rilevanti questioni politiche e sociali, ma – contrariamente ai principi fissati da Jean-Paul Sartre (Parigi 1905 – 1980) nel saggio Plaidoyer pour les intellectuels del 1972 – si sono limitati ad osservare il mondo coprendosi gli occhi con le mani.
I mass media, rappresentati dagli enormi schermi televisivi descritti da Orwel e Bradbury, riducono progressivamente l’interesse per la lettura e quindi riducono la capacità di pensare, creando ignoranza diffusa soprattutto tra i giovani. Gli schermi televisivi giganti corrispondono ai nostri moderni social media e alle piattaforme on-demand, mentre le conchiglie nelle orecchie del pompiere Montag sono l’esatto precursore dei nostri auricolari wireless. Gli schermi televisivi non veicolano nessun contenuto di rilevo e, come nel presente, rappresentano puro riempimento della vita quotidiana: una forma di “dittatura dell’intrattenimento” che anestetizza la società rendendola tanto apatica alle tematiche fondamentali quanto sensibile alle promozioni pubblicitarie. E qui il consumismo di massa, l’apparenza smodata, l’ostentazione di un facile benessere generano appagamento materialista e nascondono i reali obiettivi cui i giovani dovrebbero aspirare per costruire il loro futuro su solide basi. In questo contesto, la lettura di libri è sostituita dall’iperconnessione e da ogni più avanzata applicazione fornita dall’intelligenza artificiale. La censura algoritmica, che impedisce il confronto con opinioni diverse, e la progressiva riduzione delle interazioni umane autentiche, sostituite da uno scroll compulsivo in “non luoghi” virtuali, creano quell’isolamento e quella solitudine all’origine della fragilità che si riscontra nelle giovani generazioni. Fragilità moltiplicata dall’uso di sostanze stupefacenti, come nel romanzo “Il mondo nuovo”, o dai video ipnotici che gli algoritmi ci propinano sugli smartphone tra un gattino e l’altro. Questa fragilità emotiva dei giovani, sommata a quella culturale, consente alle cleptocrazie di sottrarre, incontrastate, intere porzioni di futuro, mistificando passato e presente e presentando ogni assurdità come necessaria e inevitabile: persino la guerra viene normalizzata e narrata come un destino inesorabile, quel “lavoro sporco da completare” col quale i giovani dovranno abituarsi a convivere. Tutto ciò finché non si riprenderanno il loro futuro.

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Pasquale Spiridione

Pasquale Spiridione

Maturità classica presso il liceo “Orazio Flacco” di Rionero in Vulture (PZ). Laurea in Scienze Politiche, con 110/110 e lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari. Ha conseguito la qualifica di “Perito selettore attitudinale”, rilasciata dal Ministero della Difesa. Ha frequentato, presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia del Ministero dell’Interno, il 4° Corso “basico” ed il 3° Corso “avanzato” di Analisi Criminale. Ha conseguito, presso la Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” di Roma: - “Master di I livello” in “Peace building management” (contesto Medio Oriente), con tesi sul terrorismo di matrice fondamentalista; - “Master di II livello” in “Peace building management” (contesto Africa), con tesi sul fenomeno dell’immigrazione clandestina ed il collegamento col terrorismo di matrice fondamentalista; - “Master di I livello” in “Sicurezza ambientale”, con tesi sulle guerre dell’acqua. Ha frequentato, presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria di Roma, il corso di perfezionamento in “Antropologia criminale e metodologie investigative”. Ha frequentato presso la DCPC il corso per Agenti Sottocopertura. Ha prestato servizio presso Reparti della Guardia di Finanza di Genova, Trieste, Lamezia Terme, Gaeta, Bari e Roma. Ha ricoperto importanti incarichi presso l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza personale; l’Ufficio per il Coordinamento e la Pianificazione delle Forze di Polizia; la Direzione Investigativa Antimafia; il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura; la Camera dei Deputati e la Prefettura di Roma. Da novembre 2019 è Generale della Guardia di Finanza in congedo. Nel 2022 ha esordito col romanzo Questa notte ci sono le stelle, pubblicato da Albatros.

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