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IL CAPORALATO

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
06/03/2026
in LEGALITÀ
IL CAPORALATO
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TE LO LEGGO IO

Secondo la Treccani il caporalato è il: “Reclutamento di manodopera non qualificata, sfruttata illegalmente, diffuso su tutto il territorio italiano, in particolare nel settore ortofrutticolo del Mezzogiorno e nell’edilizia del Settentrione. In entrambi i casi i lavoratori sono pagati a giornata o a settimana e senza diritti previdenziali e sindacali. Il “caporale”, spesso collegato alle mafie locali, ha il compito di condurre sul posto di lavoro la manovalanza e di retribuirla a suo totale arbitrio”. “Il caporalato ha dimostrato di adattarsi ai mutamenti del sistema produttivo italiano, approfittando di volta in volta delle fasce di lavoratori più vulnerabili, rappresentate da masse di contadini e operai meridionali, soppiantate poi dagli immigrati clandestini. Si tratta in maggioranza di stranieri stagionali, privi di una paga oraria e retribuiti in base al numero di casse di prodotto raccolto per giornata. Con l’avvento del flusso migratorio anche i caporali sono stati sostituiti da stranieri, spesso della stessa origine dei lavoratori impiegati e controllati dalla malavita organizzata”.
Il caporalato viene punito dal Codice Penale ai sensi dell’articolo n. 603 bis che contempla la reclusione da uno a sei anni, multe di vario importo e aggravanti. Sostanzialmente, senza scendere nei dettagli dei singoli commi, si tratta di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro approfittando dello stato di bisogno della manodopera utilizzata.
Nel gennaio 2010 a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, località tristemente nota per la presenza capillare della ‘ndrangheta, le ripetute violenze, perpetrate da elementi contigui alla criminalità organizzata locale, spinsero i braccianti africani, in larga parte privi di documenti di soggiorno, alla rivolta per chiedere condizioni di lavoro più dignitose. Fu la prima manifestazione di questo genere in Italia; ne sono seguite altre che hanno acceso l’attenzione sul fenomeno.
Il 4 agosto e il 12 agosto 2018, in due diversi incidenti stradali, a Lesina ed a Foggia, perirono 12 braccianti agricoli, prevalentemente di origine africana, che viaggiavano su mezzi fatiscenti e sovraccarichi; spesso le targhe di questi veicoli sono straniere. Il Ministro dell’Interno pro tempore dichiarò che avrebbe debellato il caporalato in poche settimane. Da decenni le angherie si ripetono senza particolari scossoni se non in occasione di incidenti che attirano l’attenzione temporanea per un paio di giorni.
Recenti indagini della Procura milanese hanno catalizzato l’attenzione del pubblico e della stampa nazionale sulle modalità di sfruttamento dei lavoratori che consegnano cibi a domicilio Gli stessi ricevono due euro e mezzo, o poco più, a consegna effettuata. I costi del mezzo, biciclette o motorini, carburante, sono a loro totale carico. Vengono costantemente monitorati nei tempi da apposite applicazioni. Inutile evidenziare che in caso di malattia o incidente non si lavora e non esistono misure assistenziali di qualsivoglia natura a loro sostegno. Questi sfortunati lavoratori, purtroppo, per guadagnare qualche spicciolo in più, ripetiamo qualche spicciolo, sono costretti a correre sotto qualsiasi clima rischiando la vita nelle strade.
Non si tratta solamente di extracomunitari, non lamentiamoci se ogni tanto qualcuno perde il lume della ragione, taluni addirittura si sentono fortunati, ma anche di connazionali colpiti da sventure lavorative e familiari come separazioni, licenziamenti in età avanzata, perdita della casa per sfratto o pignoramento.
Lo sfruttamento del lavoratore è una malapianta dura da estirpare. Chiariamoci il profitto per l’imprenditore deve esistere altrimenti non vi sarebbero stimoli all’impresa ed al progresso. Tramutare il giusto profitto in sfruttamento è ben altra cosa. Evitiamo di parlare di categorie che dichiarano meno dei loro dipendenti; per loro chiediamoci se sono dei benefattori o degli impudenti evasori. Il rispetto verso l’altro, sempre un essere umano, deve passare per il non sfruttamento che approfitta delle condizioni, talvolta miserevoli, delle persone. Prima di farlo qualcuno dovrebbe provare a immedesimarsi nel proprio simile. Purtroppo sappiamo che morale ed etica sono state cancellate dal vocabolario e sostituite con lo sfruttamento selvaggio anche perché tra i motori principali dello sfruttamento e del caporalato vi è la criminalità organizzata. Da decenni, anzi dagli anni ottanta del XIX secolo, tutti dicono di volerla debellare ma pare che nessuno si impegni veramente a farlo per motivi che possiamo ben immaginare e sui quali oceani di parole non hanno sortito effetto alcuno.

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Giuseppe Bodi

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