Al fine di procurarsi apparecchiature di sorveglianza elettronica sotto embargo, gli agenti del Mossad avvicinarono il capo della Mafia ebraica negli Stati Uniti, Meyer Lansky. Le attrezzature giunsero puntualmente a destinazione e si rivelarono utili allo scopo. Due tentativi di uccidere esperti tedeschi fallirono. Il secondo ebbe come epilogo l’arresto in Svizzera di un esperto nucleare e di un agente del Mossad. Processati a Basilea, vennero condannati a due mesi. Il processo fu utile agli uomini di Tel Aviv per identificare, grazie a Simon Wisenthal (1908-2005), il responsabile della sicurezza degli scienziati tedeschi in Egitto, un ex ufficiale delle SS che aveva fatto parte della squadra d’assalto di Otto Skorzeny.
La notizia fu trasmessa immediatamente ai due che avrebbero poi contattato Otto Skorzeny. Uno, il responsabile della sezione tedesca del Mossad, avanzò l’idea, apparentemente stravagante: agganciare direttamente l’ex colonnello delle SS. Bisognava trovare una via per arrivare a lui.
La rete ebraica, sollecitata, contattò la ex moglie di Skorzeny, che aveva una società di export-import di rottami metallici. Nell’ufficio madrileno di Otto Skorzeny fu stipulato un accordo, rimasto segreto per anni, fino a quando ne parlò, in un convegno, colui che era stato direttore del Mossad dal 1962 al 1968.
Erano bastate poche parole: “Abbiamo bisogno di lei, sappiamo che ha ottimi contatti in Egitto”. In cambio della sua collaborazione, Skorzeny non volle denaro: chiese che le sue memorie venissero tradotte in ebraico e vendute in Israele nonché garanzie sul suo futuro, ovvero l’immunità da parte di Israele. Il responsabile della rete tedesca del Mossad, futuro direttore, accettò senza esitare. Redasse un foglio come “garanzia di incolumità” che rendeva Skorzeny immune da ogni persecuzione o violenza. La tensione si ruppe con le parole: “Siamo intesi”.
Dopo pochi mesi, il Mossad ricevette informazioni determinanti sull’attività degli scienziati tedeschi in Egitto. Gli ex collaboratori di Skorzeny si mobilitarono e redassero una lista con nomi, indirizzi e stato d’avanzamento dei loro progetti.
Tel Aviv fu informata in tempo reale in merito ai piani per la costruzione dei missili, i progressi per mettere a punto il sistema di radiocomando, i fallimenti ed i ritardi. Pertanto, gli scienziati israeliani acquisirono la certezza che l’arsenale nasseriano di armi di distruzione di massa era un bluff.
In Israele divampò uno scontro politico tra chi aveva forzato la mano del Governo e il direttore del Mossad il quale, insoddisfatto della scelta politico-diplomatica di Ben Gurion, aveva fatto filtrare ai giornali informazioni che dettero via a una campagna isterica. Si parlò di armi atomiche e biologiche, addirittura di raggio della morte, messo a punto dai tedeschi filonazisti, con il coinvolgimento del Governo tedesco, accusato di non fare abbastanza per fermare gli scienziati arruolati da Il Cairo. Una campagna mediatica che metteva in pericolo i rapporti fra i due Paesi.
Il ministro della difesa, Shimon Perez (1923-2016), lo comprese allorquando ricevette dal direttore dell’Aman, il Servizio segreto militare, un rapporto che affermava: “Abbiamo collazionato tutte le nostre fonti e ci siamo fatti un’idea più precisa della situazione: questa storia è stata gonfiata all’inverosimile. Nelle voci raccolte e diffuse non c’è nulla di vero”. Nel rapporto si evidenziava che gli scienziati al soldo di Nasser erano di livello mediocre ed i missili progettati erano considerati obsoleti.
Otto Skorzeny considerò conclusa la sua collaborazione con il Mossad e si dedicò alla sua biografia: “Vivere pericolosamente”.
Franz Joseph Strauss (1915-1988), Ministro della Difesa pro tempore, ricevette da Shimon Perez una lettera molto prudente e diplomatica che ebbe come conseguenza il discreto ritorno in patria degli scienziati emigrati in Egitto con incarichi prestigiosi in università e istituti di ricerca. Chi non accolse l’invito di Bonn, in breve tempo, venne licenziato dall’Egitto per non aver raggiunto gli obiettivi fissati.
Si chiuse così l’operazione “Damocle” e con essa la più incredibile e improbabile collaborazione fra nemici di un tempo.
Un esperto dei Servizi segreti israeliani ha affermato: “Per una volta si sono rivelate corrette le accuse a Israele fatte da un ex funzionario della Cia, di essere ipocrita quando si scaglia contro chiunque tenga contatti con ex nazisti. A parole Israele li condannava, in effetti non si è tirato indietro nell’utilizzarli. Lo prova il caso Skorzeny”.
Quando il problema erano i missili che russi e americani piazzavano nei territori amici – o fratelli, come si chiamavano tra loro gli stati del blocco sovietico –...
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