Mercoledì 28 ottobre la Generalstaatsanwaltschaft München procura generale di Monaco di Baviera, ha reso noto l’arresto, il 7 ottobre 2026, di due cittadini bielorussi di 39 e 50 anni. Gli inquirenti ritengono che gli uomini progettavano di compiere, dietro compenso e per conto di una potenza straniera (secondo i media, la Russia), un attentato incendiario contro un edificio, o un’infrastruttura critica (linea ferroviaria, o elettrica) nella regione di Norimberga.
Gli indagati sono inoltre sospettati di aver partecipato, il 14 settembre 2026, a un attentato contro un’area industriale vicino a uno stabilimento statale di armamenti a Brașov, in Romania. Il presidente rumeno, Nicușor Dan, ha indicato chiaramente la Russia come responsabile di tale azione, che a suo dire rientra nella “guerra ibrida” condotta “da anni” da Mosca, in piena escalation nelle ultime settimane
Intrappolato dal fallimento della sua strategia di conquista dell’Ucraina, dopo quattro anni e mezzo di guerra, Vladimir Putin ha deciso di distruggere l’Ucraina e destabilizzare l’Europa con una serie di atti di sabotaggio ibrido, orchestrati dai servizi segreti russi tramite i cosiddetti “agenti di basso livello”, o “usa e getta”, con l’obiettivo di indebolire le infrastrutture e l’industria degli armamenti europee.
Guerra ibrida, sabotaggio ibrido. Sempre opportuno definire i termini prima di usarli. Definizione: “ibrido” (al femminile “ibrida”) indica genericamente l’unione, o la combinazione, di due o più elementi, origini, o tecnologie differenti che cooperano tra loro. Nel linguaggio comune e figurato, si usa per definire qualcosa di misto, composito, o disomogeneo, formato da elementi che provengono da tradizioni, lingue o generi differenti (ad esempio, un’opera d’arte, o un’espressione linguistica).
“Guerra ibrida” è un’espressione nata negli ambienti militari americani alla fine degli anni Novanta e poi ampiamente adottata in Europa. Da tempo gode di cattiva fama, soprattutto nel mondo accademico.
“Le si rimprovera di essere troppo vaga, troppo ampia, un calderone, un comodo sacco in cui entra tutto: convenzionale e non convenzionale, regolare e irregolare, militare, paramilitare e civile, operazioni psicologiche, cyber, informative, pressioni economiche, giudiziarie, ecc.”, osserva l’ex direttore dell’Istituto di ricerca strategica della Scuola militare, Jean-Baptiste Jeangène Vilmer, nel suo saggio Le Réveil Stratégique: Essai sur la guerre permanente.
Le analisi della NATO e del Consiglio dell’Unione Europea non forniscono una definizione univoca di “guerra ibrida”. Il concetto unisce tattiche militari e attività occulte che rimangono spesso “sotto la soglia” di un conflitto armato dichiarato. Secondo la “Revue nationale stratégique” l’espressione descrive “combinazioni volutamente ambigue di modalità d’azione dirette e indirette, militari o no, legali o no e spesso difficilmente attribuibili a un aggressore”.
In sintesi, la guerra ibrida è una strategia di conflitto in cui uno Stato, o un attore non statale, cerca di destabilizzare, indebolire, o danneggiare un avversario non solo con le armi tradizionali, ma combinandole con strumenti sovversivi e non convenzionali. I principali strumenti della guerra ibrida sono:
- gli attacchi informatici (cyberguerra) per sabotare o interrompere reti elettriche, sistemi bancari e infrastrutture critiche, ma anche i frigoriferi dei supermercati;
- disinformazione e propaganda: campagne su larga scala, fake news e manipolazione dei flussi informativi per dividere l’opinione pubblica;
- pressioni ed embarghi economici: ricatti finanziari, uso delle criptovalute, o dipendenze energetiche usate come armi di ricatto;
- sabotaggi e operazioni coperte: azioni ostili, droni, o danneggiamenti a infrastrutture di trasporto e logistiche (come aeroporti, gasdotti, o cavi sottomarini) senza un’attribuzione ufficiale diretta;
- pressione migratoria: strumentalizzazione dei flussi di migranti per creare crisi politiche e sociali nei paesi bersaglio.
Scorrendo la lista, considerando le notizie di cronaca degli ultimi mesi, emerge come il vecchio continente stia subendo azioni di guerra ibrida da una molteplicità di soggetti, russi compresi.
Di certo la tensione sta salendo e sono sempre più numerose le voci che chiedono di abolire l’espressione “guerra ibrida”, considerata un eufemismo che ostacolerebbe la risposta degli europei, un pretesto per l’inazione.
“Ibrido” significa che non faremo nulla, ha rimproverato il ministro degli esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, dopo che un drone russo era stato abbattuto, il 14 settembre 2026, dall’Alleanza atlantica nello spazio aereo del suo Paese. “Abbiamo costruito questo termine a livello linguistico e questo ci ha permesso di nasconderci dietro di esso: è ibrido, quindi non è niente. Se la Russia bombarda una centrale elettrica lituana, o un aeroporto, o perfino una scuola, temo che l’azione verrebbe definita “ibrida” per evitare di discutere una risposta seria.”
Anche il ministro della difesa britannico, Wes Streeting, trova l’espressione inadeguata: preferisce parlare di “terrorismo sponsorizzato da uno Stato”.
Retorica vicina a quella del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: “Ciò che abbiamo visto fare alla Russia contro i membri della NATO non sono atti di guerra, ma atti simili alla guerra e dobbiamo prenderli sul serio”, ha spiegato il 26 ottobre a Parigi, a margine di una riunione dell’”E5”, che riunisce i ministri della difesa delle cinque principali potenze militari europee.
Usare la formula “guerra ibrida” davanti a un generale, vi espone a uno sguardo di disapprovazione: sarà d’accordo se volete parlare di «minacce ibride», ma non di “guerra ibrida”. L’espressione è lasciata ai responsabili politici. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la usa apertamente, anche perché contribuisce a svuotare la questione delle ingerenze della politica, riducendola a considerazioni tecniche. Impedisce di vedere che gli avversari dell’Europa non cercano soltanto di destabilizzare Stati e amministrazioni, ma di sovvertire i sistemi politici e i valori su cui si fondano.
Questi dibattiti non sono esercizi semantici, ma mostrano la difficoltà degli europei nel rispondere a queste aggressioni, che si collocano per lo più in una zona grigia. “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in pace”, ha osservato il segretario generale della NATO, Mark Rutte.
Gli europei temono soprattutto di dover rispondere a una domanda semplice: «Chi fa cosa?» in caso di attacco contro uno degli Stati membri dell’UE, chi fa cosa? Risponde solo lo Stato interessato, con i propri mezzi?
La NATO, con l’improbabile via libera del presidente Trump?
L’Unione Europea, con l’accordo unanime dei 27 Stati e con quali mezzi?
Di fatto, questo vuoto politico-strategico non può che incoraggiare le manovre sempre più ostili della Russia, ma la questione non è percepita come impellente (per ora) perché le minacce sono soltanto “ibride”.
Il Centro europeo di eccellenza contro le minacce ibride Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), di cui fanno parte l’UE e la NATO, fa notare che se la guerra è ibrida e quindi resta al di sotto della soglia di un conflitto classico, non per questo la sua intensità smette di crescere.
In un rapporto pubblicato dallo Hybrid CoE il 23 ottobre 2026, congiuntamente al Centro comune di ricerca della Commissione europea, si legge che la Russia intende “saturare l’ecosistema di sicurezza europeo”. Una strategia che richiede, prosegue il rapporto, una “risposta reattiva, che imponga un costo all’avversario per impedire che si ripetano attacchi futuri”.
Il caso del fallito attentato all’aeroporto merci di Lipsia-Halle, il 4 agosto 2026, è emblematico. Sono stati utilizzati due droni armati con esplosivo: uno ha colpito un aereo cargo, mentre il secondo non è esploso a causa del malfunzionamento del detonatore.
Le indagini condotte dalla Germania (in collaborazione con l’intelligence polacca, lituana e altri partner europei) hanno identificato mandante ed esecutori.
Il mandante: Oleg Levushkin, cittadino russo legato al GRU, agenzia di intelligence militare delle Forze Armate della Federazione russa, arrivato in Germania nel 2026 via Turchia.
Gli esecutori materiali: Un cittadino bielorusso (con passaporto russo, identificato tramite DNA su un drone e sulla carica esplosiva, entrato nello spazio Schengen con un visto italiano rilasciato dal consolato di Minsk ad aprile) e un coordinatore russo con passaporto lettone.
Ovviamente il Cremlino ha respinto tutte le accuse.
“La Russia usa sempre più strumenti letali in questo confronto”, rileva Teija Tiilikainen, direttrice del Centro europeo di eccellenza contro le minacce ibride. “Per questo è importante, da parte nostra, attribuire questi atti il più spesso possibile, per poter rispondere.”
I governi europei talvolta si rifiutano di farlo, per timore di alimentare un clima di psicosi, o di fare il gioco della macchina propagandistica russa. Più spesso, semplicemente, non hanno elementi abbastanza solidi per collegare questi attacchi al regime di Vladimir Putin.
Per descrivere questa tipologia di minacce nel dibattito geopolitico e accademico vengono spesso usate definizioni troppo neutre, che non rendono la portata effettiva della minaccia in corso: Guerra di quinta generazione; Guerra non lineare; Guerra non tradizionale; Guerra senza limiti; Influenzamento ibrido.
Nessuna di esse trasmette l’urgenza e la pericolosità di quanto sta accadendo.
Non abbiamo a che fare con una guerra eterea, inoffensiva, magari elegante. Dobbiamo affrontare una minaccia reale, mortale, sporca, volgare.
Non è una “guerra ibrida”, è una guerra bastarda voluta e alimentata da soggetti assetati di potere e insani di mente: veri bastardi.
NdA: Liberamente tratto da “Guerre hybride”, une expression considérée comme un euphémisme et prétexte à l’inaction par de nombreux Européens”, pubblicato da “Le Monde” il primo novembre 2026, a firma Olivier Faye.










