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GUERRA IBRIDA? NO, GUERRA BASTARDA

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
03/11/2026
in DIFESA
GUERRA IBRIDA? NO, GUERRA BASTARDA
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TE LO LEGGO IO

Mercoledì 28 ottobre la Generalstaatsanwaltschaft München procura generale di Monaco di Baviera, ha reso noto l’arresto, il 7 ottobre 2026, di due cittadini bielorussi di 39 e 50 anni. Gli inquirenti ritengono che gli uomini progettavano di compiere, dietro compenso e per conto di una potenza straniera (secondo i media, la Russia), un attentato incendiario contro un edificio, o un’infrastruttura critica (linea ferroviaria, o elettrica) nella regione di Norimberga.
Gli indagati sono inoltre sospettati di aver partecipato, il 14 settembre 2026, a un attentato contro un’area industriale vicino a uno stabilimento statale di armamenti a Brașov, in Romania. Il presidente rumeno, Nicușor Dan, ha indicato chiaramente la Russia come responsabile di tale azione, che a suo dire rientra nella “guerra ibrida” condotta “da anni” da Mosca, in piena escalation nelle ultime settimane

Intrappolato dal fallimento della sua strategia di conquista dell’Ucraina, dopo quattro anni e mezzo di guerra, Vladimir Putin ha deciso di distruggere l’Ucraina e destabilizzare l’Europa con una serie di atti di sabotaggio ibrido, orchestrati dai servizi segreti russi tramite i cosiddetti “agenti di basso livello”, o “usa e getta”, con l’obiettivo di indebolire le infrastrutture e l’industria degli armamenti europee.

Guerra ibrida, sabotaggio ibrido. Sempre opportuno definire i termini prima di usarli. Definizione: “ibrido” (al femminile “ibrida”) indica genericamente l’unione, o la combinazione, di due o più elementi, origini, o tecnologie differenti che cooperano tra loro. Nel linguaggio comune e figurato, si usa per definire qualcosa di misto, composito, o disomogeneo, formato da elementi che provengono da tradizioni, lingue o generi differenti (ad esempio, un’opera d’arte, o un’espressione linguistica).

“Guerra ibrida” è un’espressione nata negli ambienti militari americani alla fine degli anni Novanta e poi ampiamente adottata in Europa. Da tempo gode di cattiva fama, soprattutto nel mondo accademico.
“Le si rimprovera di essere troppo vaga, troppo ampia, un calderone, un comodo sacco in cui entra tutto: convenzionale e non convenzionale, regolare e irregolare, militare, paramilitare e civile, operazioni psicologiche, cyber, informative, pressioni economiche, giudiziarie, ecc.”, osserva l’ex direttore dell’Istituto di ricerca strategica della Scuola militare, Jean-Baptiste Jeangène Vilmer, nel suo saggio Le Réveil Stratégique: Essai sur la guerre permanente.

Le analisi della NATO e del Consiglio dell’Unione Europea non forniscono una definizione univoca di “guerra ibrida”. Il concetto unisce tattiche militari e attività occulte che rimangono spesso “sotto la soglia” di un conflitto armato dichiarato. Secondo la “Revue nationale stratégique” l’espressione descrive “combinazioni volutamente ambigue di modalità d’azione dirette e indirette, militari o no, legali o no e spesso difficilmente attribuibili a un aggressore”.

In sintesi, la guerra ibrida è una strategia di conflitto in cui uno Stato, o un attore non statale, cerca di destabilizzare, indebolire, o danneggiare un avversario non solo con le armi tradizionali, ma combinandole con strumenti sovversivi e non convenzionali. I principali strumenti della guerra ibrida sono:

  • gli attacchi informatici (cyberguerra) per sabotare o interrompere reti elettriche, sistemi bancari e infrastrutture critiche, ma anche i frigoriferi dei supermercati;
  • disinformazione e propaganda: campagne su larga scala, fake news e manipolazione dei flussi informativi per dividere l’opinione pubblica;
  • pressioni ed embarghi economici: ricatti finanziari, uso delle criptovalute, o dipendenze energetiche usate come armi di ricatto;
  • sabotaggi e operazioni coperte: azioni ostili, droni, o danneggiamenti a infrastrutture di trasporto e logistiche (come aeroporti, gasdotti, o cavi sottomarini) senza un’attribuzione ufficiale diretta;
  • pressione migratoria: strumentalizzazione dei flussi di migranti per creare crisi politiche e sociali nei paesi bersaglio.

Scorrendo la lista, considerando le notizie di cronaca degli ultimi mesi, emerge come il vecchio continente stia subendo azioni di guerra ibrida da una molteplicità di soggetti, russi compresi.

Di certo la tensione sta salendo e sono sempre più numerose le voci che chiedono di abolire l’espressione “guerra ibrida”, considerata un eufemismo che ostacolerebbe la risposta degli europei, un pretesto per l’inazione.
“Ibrido” significa che non faremo nulla, ha rimproverato il ministro degli esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, dopo che un drone russo era stato abbattuto, il 14 settembre 2026, dall’Alleanza atlantica nello spazio aereo del suo Paese. “Abbiamo costruito questo termine a livello linguistico e questo ci ha permesso di nasconderci dietro di esso: è ibrido, quindi non è niente. Se la Russia bombarda una centrale elettrica lituana, o un aeroporto, o perfino una scuola, temo che l’azione verrebbe definita “ibrida” per evitare di discutere una risposta seria.”
Anche il ministro della difesa britannico, Wes Streeting, trova l’espressione inadeguata: preferisce parlare di “terrorismo sponsorizzato da uno Stato”.
Retorica vicina a quella del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: “Ciò che abbiamo visto fare alla Russia contro i membri della NATO non sono atti di guerra, ma atti simili alla guerra e dobbiamo prenderli sul serio”, ha spiegato il 26 ottobre a Parigi, a margine di una riunione dell’”E5”, che riunisce i ministri della difesa delle cinque principali potenze militari europee.

Usare la formula “guerra ibrida” davanti a un generale, vi espone a uno sguardo di disapprovazione: sarà d’accordo se volete parlare di «minacce ibride», ma non di “guerra ibrida”. L’espressione è lasciata ai responsabili politici. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la usa apertamente, anche perché contribuisce a svuotare la questione delle ingerenze della politica, riducendola a considerazioni tecniche. Impedisce di vedere che gli avversari dell’Europa non cercano soltanto di destabilizzare Stati e amministrazioni, ma di sovvertire i sistemi politici e i valori su cui si fondano.

Questi dibattiti non sono esercizi semantici, ma mostrano la difficoltà degli europei nel rispondere a queste aggressioni, che si collocano per lo più in una zona grigia. “Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in pace”, ha osservato il segretario generale della NATO, Mark Rutte.

Gli europei temono soprattutto di dover rispondere a una domanda semplice: «Chi fa cosa?» in caso di attacco contro uno degli Stati membri dell’UE, chi fa cosa? Risponde solo lo Stato interessato, con i propri mezzi?
La NATO, con l’improbabile via libera del presidente Trump?
L’Unione Europea, con l’accordo unanime dei 27 Stati e con quali mezzi?

Di fatto, questo vuoto politico-strategico non può che incoraggiare le manovre sempre più ostili della Russia, ma la questione non è percepita come impellente (per ora) perché le minacce sono soltanto “ibride”.

Il Centro europeo di eccellenza contro le minacce ibride Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Hybrid CoE), di cui fanno parte l’UE e la NATO, fa notare che se la guerra è ibrida e quindi resta al di sotto della soglia di un conflitto classico, non per questo la sua intensità smette di crescere.
In un rapporto pubblicato dallo Hybrid CoE il 23 ottobre 2026, congiuntamente al Centro comune di ricerca della Commissione europea, si legge che la Russia intende “saturare l’ecosistema di sicurezza europeo”. Una strategia che richiede, prosegue il rapporto, una “risposta reattiva, che imponga un costo all’avversario per impedire che si ripetano attacchi futuri”.

Il caso del fallito attentato all’aeroporto merci di Lipsia-Halle, il 4 agosto 2026, è emblematico. Sono stati utilizzati due droni armati con esplosivo: uno ha colpito un aereo cargo, mentre il secondo non è esploso a causa del malfunzionamento del detonatore.
Le indagini condotte dalla Germania (in collaborazione con l’intelligence polacca, lituana e altri partner europei) hanno identificato mandante ed esecutori.
Il mandante: Oleg Levushkin, cittadino russo legato al GRU, agenzia di intelligence militare delle Forze Armate della Federazione russa, arrivato in Germania nel 2026 via Turchia.
Gli esecutori materiali: Un cittadino bielorusso (con passaporto russo, identificato tramite DNA su un drone e sulla carica esplosiva, entrato nello spazio Schengen con un visto italiano rilasciato dal consolato di Minsk ad aprile) e un coordinatore russo con passaporto lettone.
Ovviamente il Cremlino ha respinto tutte le accuse.

“La Russia usa sempre più strumenti letali in questo confronto”, rileva Teija Tiilikainen, direttrice del Centro europeo di eccellenza contro le minacce ibride. “Per questo è importante, da parte nostra, attribuire questi atti il più spesso possibile, per poter rispondere.”

I governi europei talvolta si rifiutano di farlo, per timore di alimentare un clima di psicosi, o di fare il gioco della macchina propagandistica russa. Più spesso, semplicemente, non hanno elementi abbastanza solidi per collegare questi attacchi al regime di Vladimir Putin.

Per descrivere questa tipologia di minacce nel dibattito geopolitico e accademico vengono spesso usate definizioni troppo neutre, che non rendono la portata effettiva della minaccia in corso: Guerra di quinta generazione; Guerra non lineare; Guerra non tradizionale; Guerra senza limiti; Influenzamento ibrido.
Nessuna di esse trasmette l’urgenza e la pericolosità di quanto sta accadendo.
Non abbiamo a che fare con una guerra eterea, inoffensiva, magari elegante. Dobbiamo affrontare una minaccia reale, mortale, sporca, volgare.

Non è una “guerra ibrida”, è una guerra bastarda voluta e alimentata da soggetti assetati di potere e insani di mente: veri bastardi.


NdA: Liberamente tratto da “Guerre hybride”, une expression considérée comme un euphémisme et prétexte à l’inaction par de nombreux Européens”, pubblicato da “Le Monde” il primo novembre 2026, a firma Olivier Faye.

 

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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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