Le vittorie di Gengis Khan scaturirono:
- dalla superiorità militare dei suoi cavalieri, che sconfissero eserciti numericamente più consistenti varie volte;
- dalle sue capacità strategiche;
- dalla disciplina e dal valore individuale dei Mongoli;
- dalla superiorità della rete d’intelligence e di comunicazione, decisamente più rapida di quella degli avversari.
La rete consentiva alle milizie mongole di avanzare con forze ampiamente intervallate, così da poterne garantire l’approvvigionamento con risorse locali. Inoltre, erano in grado di raggrupparsi e manovrare sui fianchi e sul retro degli eserciti avversari al fine di disorientarli con rapidità di movimento e ricerca sistematica della sorpresa, realizzata anche con attacchi diversivi e improvvise ritirate.
I Mongoli erano perfettamente consapevoli dell’importanza dei collegamenti tra intelligence e centri decisionali, prima ancora che dalla mobilità delle forze.
Attenzione è stata posta all’organizzazione e alla strategia operativa dei Mongoli, nonché alle strategie d’influenza utilizzate per disorientare e demoralizzare le opinioni pubbliche e i comandanti delle popolazioni avversarie. Le tattiche miravano a rendere incerto il contendente sulle direzioni e sugli obiettivi d’attacco, ma anche a tenere in considerazione la ferocia delle rappresaglie contro chi opponeva resistenza.
Strategie e tattiche dei Mongoli
Gengis Khan espandeva il proprio dominio per accrescere la propria ricchezza con saccheggi e per proteggere il cuore dell’Impero. L’intelligence era proattiva, non reattiva. Prima di muovere all’attacco, i Mongoli studiavano accuratamente il paese da conquistare o depredare. Utilizzavano tutti i mezzi disponibili, dalle spie, ai mercanti, che collaboravano in cambio del sostegno ai loro commerci.
Gengis Khan si serviva anche di gruppi di scout specializzati che s’infiltravano, se necessario, anche molto tempo prima dell’inizio dell’attacco e che, durante le offensive, precedevano il grosso dell’esercito.
La politica e la strategia mongole erano, quindi, “spinte” dall’intelligence, la cui organizzazione non temeva confronto, con l’eccezione forse di quella della Repubblica di Venezia, che disponeva di un’efficacissima rete di spie politico-commerciali.
Mongoli e Veneziani si associarono in operazioni d’influenza per generare dissidi fra i nemici, sfruttando ogni opportunità per dividere e indebolire le classi dirigenti e produrre panico nella popolazione. L’accordo comportava, da un lato, la fornitura d’informazioni e, dall’altro, l’impegno a distruggere le basi commerciali genovesi nel Mar Nero. Sembra che i Mongoli avessero raggiunto analoga intesa con Genova ai danni di Venezia. Ciò dimostra come nell’intelligence e in politica non esistano né nemici, né alleati permanenti ma solo interessi cangianti in base alle circostanze.
I Mongoli erano consapevoli della loro velocità di penetrazione strategica , che raggiungeva gli 80 km al giorno. In tal modo potevano sfruttare qualsiasi opportunità prima che il nemico fosse in grado di ridurre le proprie vulnerabilità.
Il sistema d’intelligence di Gengis Khan
Il nodo centrale della potenza dei Mongoli consisteva nell’armonizzare la mobilità delle forze con un’efficace rete d’intelligence e comunicazione.
Il sistema, gestito a tutti i livelli, si basava su una pluralità di attori e sullo Yam, una rete di stazioni di posta in appoggio ai corrieri. Ogni Yam disponeva di 400 cavalli: metà a riposo e metà pronti a sostituire quelli esausti per il galoppo sfrenato di messaggeri e scorte; era dislocato a distanza di 35-40 km gli uni dagli altri. Ciò consentiva di coprire distanze sino a 300-400 km al giorno, con una velocità straordinariamente superiore a quella degli avversari.
Tale reticolo assicurava la trasmissione tempestiva degli ordini. L’intelligence mongola, inoltre, svolgeva operazioni d’influenza e sovversive, sfruttando le rivalità politiche del nemico.
Anche se maestri, i Mongoli non inventarono nulla di nuovo; la loro potenza derivava dalla capacità di coordinare sia orizzontalmente, sia verticalmente le attività informative e le decisioni politiche, strategiche e operative.












