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Home LA STORIA CHE DIMENTICA

L’IDENTITÀ DI GENERE E LA POLITICA DEMOGRAFICA NELLA PRIMA METÀ NOVECENTO – Seconda parte

Giuseppe Bodi di Giuseppe Bodi
20/04/2026
in LA STORIA CHE DIMENTICA
L’IDENTITÀ DI GENERE E LA POLITICA DEMOGRAFICA NELLA PRIMA METÀ NOVECENTO – Prima parte
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In Italia la capacità giuridica della donna sposata venne riconosciuta solo nel 1919 ma non era loro consentito di svolgere professioni che contemplassero poteri giurisdizionali, potestà politiche o fossero attinenti alla difesa militare.
In Francia il diritto di disporre di beni e redditi venne introdotto nel 1907 ma solo nel 1938 scomparve dal Codice Civile l’autorizzazione maritale.
Dopo la Grande Guerra, negli anni venti, si ebbe una maggiore autonomia delle donne e la richiesta di introduzione del divorzio civile, laddove non già previsto. Altri fenomeni sociali si manifestarono quali il calo demografico e la questione omosessuale. La popolazione maschile visse un periodo di incertezza. Tale fenomeno trovò una risposta anche nell’affermarsi dei regimi autoritari che, ovviamente, miravano a “ristabilire la tradizionale gerarchia tra i sessi”. Le proposte di “divorzio facile” dei futuristi e del voto femminile da parte del Partito fascista, introdotto nel programma del 1919, ebbero vita effimera. Il partito auspicava “l’elevamento morale del proletariato” e, dopo l’ascesa al potere, venne avviato un programma di “risanamento dei costumi nazionali”; non essendovi una zelante repressione, molto si risolse in formalità. Le donne “oneste” dovevano attenersi a rigide regole comportamentali mentre l’uomo era libero di esercitare i propri “istinti naturali”.
In Portogallo, con l’ascesa al potere di Antonio Salazar, nel 1926, obiettivo era di restaurare i valori di “Deus, Pátria e Familía” che erano stati posti in dubbio dall’anticlericalismo repubblicano.
In Spagna le donne acquisirono alcuni diritti sociali e iniziarono rapporti più liberi con l’uomo. Nel campo della famiglia ai figli nati fuori dal matrimonio vennero riconosciuti gli stessi diritti di quelli legittimi e venne introdotto il divorzio senza attribuzione di colpa. A queste misure si oppose la Chiesa cattolica che definì anti governativo l’orientamento delle femministe cattoliche.
La Costituzione repubblicana del 1931 concesse il voto alle donne e riconobbe l’uguaglianza tra i due sessi in linea di principio. Il voto alle donne fu visto sia come diritto, sia come elemento che avrebbe favorito le forze conservatrici, ispirate dalla Chiesa, contrarie a tale diritto.
Nella Spagna repubblicana le femministe riposero grandi speranze nelle politiche governative tese a stabilire un’eguaglianza tra i sessi ed a eliminare gli ostacoli al lavoro delle donne. Alcune misure vennero adottate come un incremento della presenza delle donne nella pubblica amministrazione e nelle fabbriche. Fu adottata un’assicurazione di maternità obbligatoria, assistenza sanitaria garantita e divieto di licenziamento a causa di matrimonio. L’autorità maschile non venne attaccata in quanto, per lavorare, le donne sposate dovevano essere autorizzate dal coniuge.
Con l’avvento del regime di Francisco Franco, nel corso della guerra civile le donne si impegnarono in ruoli di assistenza su ambedue i fronti. La vittoria dei nazionalisti di Franco pose una pietra tombale su ogni rapporto di parità tra i generi. La donna aveva la sola “missione” della maternità, vennero aboliti il divorzio e il matrimonio civile. La nuova normativa sul divorzio ed i matrimoni civili si applicò retroattivamente per cui molte coppie dovettero risposarsi in Chiesa per evitare che i propri figli fossero dichiarati illegittimi. La donna poteva collaborare con l’uomo ma senza poter avere iniziative. La Chiesa cattolica ebbe la guida nelle questioni sociali e morali e l’insegnamento doveva essere consono ai dogmi e alla morale cattolica.
In Spagna, Italia e Portogallo, oltre ad una quasi totale cancellazione dei diritti della donna, la maternità perse l’aspetto privato per divenire un “dovere pubblico”. I ruoli pubblici della donna vennero posti sotto rigidi programmi; divenne “sposa e madre esemplare” con il compito politico di educare ”l’uomo nuovo”. La supremazia maschile era lampante.
In parallelo, negli anni tra i due conflitti mondiali, il timore di un declino demografico ispirò politiche tese a incrementare le nascite. Crescita necessaria per motivi militari, economici e sociali. Vennero limitate la produzione e la diffusione dei contraccettivi. Conseguentemente furono introdotte misure repressive contro l’aborto, diversificate a seconda dei vari Stati, affiancate da politiche di assistenza sociale. In Italia si introdussero misure quali la “tassa sui celibi”, riduzioni o esenzioni per le famiglie particolarmente prolifiche, preferenze nell’assunzione nel pubblico impiego verso uomini con famiglia numerosa.
Le misure, pur essendo similari, ebbero applicazioni e possibilità di opposizione diverse a seconda dei regimi politici: dispotici o liberali.

Fonte: “La Storia” ed. Corriere della Sera Vol. 26
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Giuseppe Bodi

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