Con piacere ci si ispira all’illuminante e rigoroso articolo scritto il 27 agosto da Renzo Trappolini sulle pagine di Giano News: “Forze Armate, spirito democratico e scuola”. Precisa che “L’educazione militare entra nelle scuole” sarebbe il proposito del “movimento costituito da un Generale di Divisione della riserva per anzianità contributiva, da poco eletto deputato europeo”, recentemente criticato anche da una delle MOVM dell’Esercito Italiano oltre che dal Ministro della Difesa e dal capo di SME.
Al più che esaustivo quadro fornito dall’artico citato, si vogliono aggiungere alcune chiose per chi non è addentro al settore Scuole e Accademie Militari.
In Italia abbiamo quattro Scuole Militari. Due dipendono dalla formazione dell’Esercito; sono la Nunziatella a Napoli e la Teuliè a Milano. Una fa capo alla Marina Militare: il Morosini di Venezia. A Firenze vi è la Douhet per l’Aeronautica Militare. Alle quattro Scuole Militari si accede per concorso dopo il biennio del liceo classico o scientifico, quindi gli ultimi tre anni di frequenza. Appare chiaro che si tratta di giovani ragazzi volontari, si sottolinea volontari, i quali, al termine degli studi, potranno proseguire la carriera militare, previo concorso, oppure avviarsi a qualsiasi percorso di studi o lavorativo nell’ambito civile.
Nelle Accademie si accede dopo avere ottenuto il diploma di scuola secondaria superiore. Per chi vince il concorso è evidente il proposito di avviarsi verso la carriera militare. Le Accademie sono: Modena per l’Esercito ed i Carabinieri, Livorno per la Marina, Pozzuoli per l’Aeronautica, Bergamo per la Guardia di Finanza . Le Scuole di Applicazione sono a Torino per l’Esercito ed a Roma per i Carabinieri.
La balsana e improvvida idea di introdurre l’educazione militare nelle scuole sic et simpliciter pare richiamare un passato legato al ventennio. Sarebbe un obbligo e non una scelta, come studiare l’italiano, la matematica e tutte le altre materie previste nei vari cicli di studio di ogni ordine e grado.
Vediamo ora cosa avveniva nel periodo fascista. Vi era “l’Opera Nazionale Balilla per l’assistenza e per l’educazione fisica e morale della gioventù”, meglio nota, in breve, come “Opera Nazionale Balilla”. Nacque nell’aprile 1926, più o meno in concomitanza con le “leggi speciali del fascismo” che trasformarono l’Italia in un regime totalitario. La struttura dipendeva dal Ministero dell’Educazione Nazionale, poi assorbita dalla Gioventù Italiana del Littorio, nel1937, unitamente ai “Fasci giovanili di combattimento”. Tutto era finalizzato alla “fascistizzazione” della società, partendo soprattutto dai giovani, future generazioni fasciste, alle quali inculcare la dottrina del regime. La struttura era complementare all’istruzione scolastica; mirava non solo all’educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all’istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica secondo l’ideologia fascista. Vi fu una penetrazione capillare nelle scuole di ogni ordine e grado.
Le strutture erano a livello centrale e periferico. Ogni altra associazione giovanile venne sciolta, ad eccezione dell’Azione Cattolica che poteva operare nel solo ambito catechistico, certamente per non entrare in contrasto con la Chiesa Cattolica.
L’Opera Nazionale Balilla venne suddivisa con criteri di età e sesso come segue:
Corpi maschili:
Figli della Lupa: dai 6 agli 8 anni;
Balilla: dagli 8 ai 14 anni (escursionisti fino ai 12 anni, poi moschettieri);
Avanguardisti: dai 14 ai 18 anni (moschettieri fino ai 16 anni, poi mitraglieri).
Corpi femminili:
Figlie della lupa: dai 6 agli 8 anni;
Piccole italiane: dagli 8 ai 14 anni;
Giovani italiane: dai 14 ai 18 anni.
Esterni all’Opera Nazionale Balilla vi erano i movimenti per i ragazzi di età superiore:
Fasci giovanili di combattimento e Gruppo giovani fasciste, ambedue dai 18 ai 21 anni.
Oltre ai Balilla esistevano anche i “Marinaretti”, inquadrati in Centurie di Marinari che costituivano un’istituzione premarinara secondo il seguente schema:
Figli della Lupa: dai 6 fino agli 8 anni;
Segnalatori nocchieri: dagli 8 ai 12 anni;
Moschettieri: dai 12 ai 16 anni;
Mitraglieri e cannonieri: dai 16 ai 18 anni.
Vi erano, infine, i GUF (Gruppi Universitari Fascisti): gli studenti universitari dal 1931 direttamente dipendenti dal PNF.
Balilla ed Avanguardisti erano inquadrati in Legioni territoriali, sulla falsariga della struttura della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.
Si spera che questo non sia il modello ispiratore per “l’educazione militare entra nelle scuole”, ovvero irreggimentare studenti e condizionare le loro menti educandolo alla violenza e alla guerra sin dall’infanzia. Chissà se il proponente pensa, durante i corsi di far cantare “Giovinezza” o leggere passi di “Mein Kampt”.Ci si permette di suggerire, prima della nascita di un novello regime totalitario, di pensare maggiormente all’educazione civica, sentimentale, sessuale e quant’altro possa contribuire alla crescita di un cittadino migliore.
“L’educazione militare entra a scuola”, così, il 24 agosto, l’Ansa annuncia il proposito del movimento costituito da un Generale di Divisione in riserva per anzianità contributiva, da poco...
Leggi tuttoDetails











