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I LEONI DI SAN PIETRO E UN ANTIPAPA POSSIBILE

Renzo Trappolini di Renzo Trappolini
20/04/2026
in RIFLESSIONI
I LEONI DI SAN PIETRO E UN ANTIPAPA POSSIBILE
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TE LO LEGGO IO

L’ultima volta che un imperatore “d’Occidente” ritenne di poter essere decisivo nell’elezione del Papa, gli andò male. Era Francesco Giuseppe d’Austria e Ungheria, che, alle 20 del 7 luglio 1903, solo quattro ore dopo la morte di Leone XIII, aveva disposto che il cardinale di Cracovia, Puzyma, esprimesse la sua volontà al Conclave. Il presule obbedì, i cardinali si indignarono e il nuovo papa, Pio X, il 20 gennaio successivo, “fulminò con la scomunica, scrive Giancarlo Zizola, ogni ingerenza civile” futura.

Donald Trump, quando ha detto che, non ci fosse stato lui oggi non avremmo Leone XIV, pur volendolo non avrebbe trovato un cardinale Puzyma a farsene portavoce incorrendo nella scomunica latae sententiae, proprio nella Cappella Sistina del Giudizio Universale.

Ciò non toglie, però, che egli possa voler convocare un Concilio come fece un imperatore vero, Costantino I, nel 325 a Nicea e magari, evocando Avignone, sperare in un antipapa. Interessanti, al riguardo, le recenti considerazioni del card. Muller, commentate da Silere non possum il 14 aprile.

Brutalissimo, incomprensibile e grezzo, incondivisibile, Trump, ma, fosse anche non insano, i milioni di statunitensi e le istituzioni locali, non mancherebbero dei mezzi per rimediare.
Piuttosto, le affermazioni del presidente sembrano un atto di coming out, l’autoriconoscimento, cioè, del suo essere agli antipodi rispetto ad un papa.

Anche a chi non crede però, meraviglia la antica e (nonostante tutto) costante saggezza dei cardinali, al momento dell’elezione papale, da un lato nell’interpretare l’immediata consonanza col sentire del popolo romano, il quale, nei primi secoli del cristianesimo, eleggeva lui il suo vescovo e oggi accorrendo in piazza san Pietro approva entusiasta la decisione del collegio cardinalizio.
Come l’8 maggio dello scorso anno, appena il papa americano ha invocato la pace dalla loggia della basilica, mentre alla Casa Bianca il presidente degli americani parlava di guerra.
Dall’altro nel confidare nella Divina Provvidenza, che si serve di un umanissimo scrutinio elettorale, per mandare messaggi imprevisti all’umanità: i cardinali votano in tutta fretta l’agostiniano di Chicago e diventa evidente, coram populo, la distanza umana e ideale di due personaggi appartenenti ambedue alla stessa terra americana.

Nessuno scoop trumpiano, dunque, ma riconoscimento di una realtà che consente ora agli stessi Stati Uniti di mostrare un’altra faccia dell’Occidente. Quella di Leone XIV che, martedì 7 aprile, a Castelgandolfo, definiti inaccettabili i propositi distruttivi del conterraneo capo della Casa Bianca, invitava il popolo americano ad intervenire direttamente anche sui propri rappresentanti al Congresso.
Credesse davvero di aver eletto lui il papa, a Trump, stando così le cose, non gli resterebbe che prender atto di una cosa mal riuscita. Per lui.

Anzi e, seppur è vero che, come Prevost ha spiegato appena indossata la talare bianca, la scelta del nome era collegata all’insegnamento in materia sociale di Leone XIII, non sfugge ora che, a un altro predecessore, il primo con quel nome, toccò in sorte, nel 452, di fermare sulle rive del Mincio il barbaro Attila re degli Unni, deciso a travolgere Roma e la sua civiltà.

Si tratta di Leone I, il quale con la parola, le relazioni e gli scritti, riportò unità nella Chiesa e, interpretando i vangeli, affermò la pienezza del potere papale trasmessogli come tale per successione da un pontefice all’altro, le cui caratteristiche “non sono di questo mondo”. Meno che mai delle giravolte politiche. Leone XIV l’ha ripetutamente confermato, rivolto direttamente a Trump.
(Solo per notizia: Attila mori l’anno dopo per la rottura di un’arteria, nella notte delle sue trecentesime nozze. Leone I, invece, regnò per ventuno anni, fu fatto santo e insignito del titolo di Grande :“san Leone Magno)

L’attuale Leone fermerà, dunque, come il predecessore, l’irragionevole e sanguinosa deriva in cui viene sospinto il mondo?
Intanto, meno male che Pietro c’è. Petros enì, come è scritto sulla tomba del primo degli apostoli.

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Prima della sua attuale terza età, ha lavorato in banca. Nella sede centrale di BNL, come Capo dei rapporti istituzionali e poi di quelli finanziari e operativi con le Pubbliche Amministrazioni. Successivamente, Direttore Generale della Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, Amministratore di Carisap, Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e di Banca dell'Adriatico. E' stato consulente di Artigiancassa e della Regione Lazio. Ha collaborato con Nerio Nesi per il libro "Il codice delle nomine bancarie" (Edizioni Feltrinelli - 1981). Ha scritto per riviste bancarie, un settimanale e un quotidiano a tiratura nazionale, oltreché giornali on line.

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