Nonostante sia quello della Beata Vergine il nome più diffuso nella popolazione femminile, chi si dedica a certe attività – soprattutto se illecitamente – non può esser nato da donna che si chiami Maria.
Probabilmente questo requisito anagrafico – che di sicuro è preso in seria considerazione dai Servizi Segreti e dalle agenzie investigative “laiche” nella selezione del personale – viene meno quando qualcuno decide di intraprendere una certa professione nella consapevolezza di esercitarlo poi in violazione delle leggi.
Una bufera furibonda sta scuotendo le vele dei vascelli istituzionali che sembrano faticare a trovare equipaggi davvero all’altezza dei delicati loro compiti e delle aspettative del cittadino.
L’ennesima drammatica vicenda di dossieraggio fotografa impietosamente lo stato di salute di una Italia il cui unico valore residuo è quello del denaro acquisito a qualunque costo, primo tra tutti quello della dignità degli stessi protagonisti che hanno tratto profitto da certe iniziative.
Cosa può pensare la gente comune, quella classica “che non arriva alla fine del mese”, quando sente raccontare dalla televisione che personaggi di spicco delle più importanti strutture statali sarebbero coinvolti in attività talmente torbide che se si trattasse di un film porterebbero a cambiar canale tanto è il disgusto?
Si legge con piacere la dichiarazione di uno dei protagonisti di questa vicenda che si ritiene “certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile”. Ma qualcuno non riesce ad immaginare che il ROS dei Carabinieri possa aver preso una cantonata così eclatante da tirare in ballo niente meno che un autorevole dirigente di massimo livello che è stato prima il numero 2 dell’ex SISDE, poi il vicedirettore del Dipartimento Informazioni per la Sicurezza (DIS) ed oggi Presidente esecutivo della più grande realtà (CERVED) che tratta dati nel nostro Paese.
C’è da credere che l’indagine non sia scattata ieri o la settimana scorsa, ma che abbia radici profonde per arco temporale e per gravità dei fatti che stanno emergendo.
Le storie che vengono a galla qualificano l’Italia come una Stato allo sbando, dove il malaffare è stratificato, dove le scelte più delicate sono affidate ad un pachiderma che entra correndo tra serrate vetrinette colme di cristalleria finissima, dove non si conosce la vergogna e questo compensa il deficit di memoria che caratterizza i connazionali.
L’8 Agosto del 2024 la Presidente del Consiglio ha firmato la nomina del nuovo vice del DIS e c’è da pensare che si sia chiesta – Checco Zalone dixit – “ma è del mestiere questo?”. Provenendo da altro contesto dell’intelligence nazionale la risposta era affermativa ma forse meritava qualche approfondimento che oggi potrebbe essere utile per sgravare l’interessato dalla pesante accusa di milionario peculato.
Una designazione così importante nella architettura istituzionale sicuramente ha poggiato su rigidi riscontri, dettagliati controlli e severe verifiche di grande calibro. Saranno proprio quelle carte a fronteggiare quelle ammucchiate nel fascicolo della Procura?
Stavolta è il cittadino ad avere fiducia nella magistratura…
Niente paura. Non se ne parla già più. Come se nulla fosse successo.
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