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IL VECCHIO GRIGIO È IL NUOVO VERDE

Francesca Manicardi di Francesca Manicardi
14/04/2026
in ENERGIA
IL VECCHIO GRIGIO È IL NUOVO VERDE
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TE LO LEGGO IO
Swinging Christmas

Se si guarda oltre la superficie dei megawatt puliti, si può notare come le economie estrattive che hanno alimentato il secolo del petrolio non stanno scomparendo, stanno solo cambiando indirizzo. La transizione verde sta riorganizzando le stesse strutture di potere che ha ereditato, sovrascrivendo vecchi copioni con nuovi protagonisti. 

La narrazione dominante descrive la transizione energetica come una rottura con il passato, attraverso pulizia e sostenibilità verso il progresso morale. Ma sul piano materiale, essa si innesta su economie estrattive storiche, su catene del valore pensate per assorbire opacità, non per eliminarle. Litio, cobalto, terre rare hanno accelerato e riconfigurato filiere esistenti, rendendole più globali, più finanziarizzate e paradossalmente più dipendenti da reti informali. 

In ogni anello della catena, estrazione, trading locale, esportazione, raffinazione, lavorazione industriale, prodotto finale, emerge una costante: le zone grigie sono nodi strutturali dai confini porosi e il valore in rapida crescita. Di fatto, rendono più efficiente la filiera.

È in questi spazi sfumati che l’estrazione informale abbassa i costi alla fonte, evitando standard ambientali e diritti del lavoro che renderebbero le tecnologie verdi proibitive per una scalabilità rapida; che il trading opaco introduce elasticità in filiere altrimenti rigide; che l’illegalità consente rapide sostituzioni quando una viene chiusa o un Paese impone limiti. Le reti informali sono veloci, adattive, sostituibili, difficili da bloccare. Qualità preziose per supply chain globali sottoposte a shock geopolitici continui.  

Queste dinamiche agevolano uno scarico di responsabilità che è, a tutti gli effetti, un’operazione di ingegneria giuridica. È un effetto meno visibile del fango delle miniere, ma infinitamente più determinante per la tenuta del sistema. Quando il materiale entra nella fase di raffinazione o entra nel ventre della produzione industriale, è già stato ripulito commercialmente. La distanza tra estrazione e prodotto finale è una zona di esclusione meticolosamente costruita dove la responsabilità si disperde tra intermediari e certificazioni deboli. 

Il vero potere è scivolato via dalla miniera, spostandosi nei colli di bottiglia della raffinazione. In queste camere di compensazione, il sistema mantiene l’efficienza senza assumersi il costo politico della propria materialità. Sostanzialmente chi controlla la raffinazione controlla il punto in cui il materiale acquisisce valore e dove la tracciabilità dell’origine diventa tecnicamente impossibile. Chi gestisce quei colli di bottiglia controlla il flusso, indipendentemente da come e dove la materia è stata estratta. 

La distanza siderale tra il minatore artigianale e l’auto elettrica in un autosalone di Berlino non è un errore di tracciabilità. È un requisito strutturale, lubrificante necessario per mantenere la transizione competitiva. 

Esiste un disincentivo economico brutale alla trasparenza. Eliminare queste zone grigie richiederebbe rallentamenti, aumenti di costo e redistribuzioni di potere che il sistema, almeno al momento, non sembra disposto ad accettare. 

Finchè questa ambiguità rimarrà il motore invisibile della filiera, la transizione continuerà a presentarsi come rivoluzione morale, mentre funzionerà come continuità materiale.

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Francesca Manicardi

Francesca Manicardi

Francesca Manicardi è una studentessa della laurea magistrale in Scienze giuridiche e criminologiche per la sicurezza e l'intelligence presso l'Università di Verona, dopo una laurea in Scienze internazionali e diplomatiche all'Università di Trieste. Si occupa di sicurezza globale con un approccio analitico e multidisciplinare, concentrandosi su criminalità organizzata, traffici illeciti, risorse energetiche e dinamiche del diritto internazionale della sicurezza. Ha conseguito il Diploma in Sicurezza Globale dell'ISPI School e sta frequentando il Diploma in Geopolitica. Durante il tirocinio con la Marina Militare ha operato come Legal Advisor a bordo della portaerei ITS Cavour (CVH 550), contribuendo all'analisi giuridica e strategica di scenari operativi nell'ambito dell'esercitazione Mare Aperto 24-1/ Polaris.

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